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La sofferenza che leviga la profondità dell'anima: Mark The Red.






Questa sera intervisteremo una persona molto interessante. Lui si chiama Mark The Red.


Intervista a cura di Riccardo Russo:


R.:

Spiegaci il significato del tuo nome...


M.:

Il nome viene da un personaggio di una serie tv, The Mentalist, John il Rosso. Mi piaceva molto la sua psicologia ed ho deciso di inserirlo nel mio nome.


R.:

Che genere di artista sei?


M.:

Sono un artista principalmente rap; tuttavia da quando ho iniziato a prendere lezioni di canto, ha cominciato a starmi un po' stretto cantare solo rap. Mi sono allargato ad altri generi.


R.:

Come fai a comporre un brano?


M.:

Dipende. C'è prima un'idea e poi inizio già a scrivere e mi appunto sul telefono delle bozze. Quando vedo che tutto ha un collegamento, allora inizio a scrivere il pezzo.


R.:

Quanti anni hai?


M.:

19 anni.


R.:

Sei giovanissimo...vai ancora a scuola immagino.


M.:

No, ho lasciato purtroppo.


R.:

Tu vuoi fare l'artista nella vita?


M.:

Assolutamente. Mi vorrei occupare di filosofia e mi piace scrivere poesie.


R.:Tu ci hai portato un brano, Tonight, ce ne vuoi parlare?


M.:

Sì, è uno storytelling su un condannato a morte che passa la sua ultima notte in prigione.


R.:

Un ragazzo così giovane che tratta di un argomento così forte?


M.:

Il brano in realtà parla di me, della mia sofferenza passata a scuola in cui mi bullizzavano per i miei attacchi di panico. Sono stati momenti difficili. Ricordo che ogni notte, prima di andare a scuola, la passavo in maniera molto pesante, pensando a quello che avrei passato la mattina seguente.


R.:

Presentaci il tuo brano.


M.:

Io sono Mark The Red e questo è il mio brano Tonight.




R.:

Spiegaci il videoclip...


M.:

Sul video c'è un aneddoto molto interessante. Il video dovevamo girarlo in un posto, ma alla fine non siamo riusciti a farlo; tuttavia ci siamo arrangiati con un picoolo cantiere che si trovava esattamente sopra l'ufficio del videomaker e questa cosa non si nota nel video.


R.:

Hai altri brani da proporci? Quale titolo dobbiamo cercare?


M.:

Un altro brano che ho scritto si chiama Lebron ed è un vero e proprio brano rap.


R.:

Quali sono i tuoi obiettivi?


M.:

Vorrei riuscire ad uscire con un EP in cui inserirò varie sfaccettature della musica. Nel lungo termine è cercare di creare un viaggio con tutti i miei dischi, in cui gli ascoltatori hanno la possibilità di creare collegamenti con la mia musica.


APPROFONDIMENTI:


L.:

Vuoi raccontarci le dinamiche che ti hanno portato a scegliere il tuo nome d'arte? Hai parlato della serie tv The Mentalist. Spiegaci un po' questo personaggio in cui ti identifichi.


M.:

John il rosso è un personaggio particolare. È un pluriomicida nonché antagonista della serie, nonostante ciò egli ha una profondità e una sensibilità fuori dal comune. Lui all'interno della serie dice una frase molto interessante "I figli dei vostri figli mi ameranno". È una persona disturbata, ma tutt'altro che stupida, anzi, sotto certi punti di vista è un visionario, un genio e un maestro della manipolazione, molto simile simile in realtà al protagonista, con l'unica differenza che egli ha avuto degli esempi sbagliati. Questo suo essere geniale ma continuamente incomprensibile è ciò che mi ha così affascinato da prendere in prestito il suo nome.


L.:

Qual è il bagaglio culturale di Mark The Red? Oltre la musica, quali sono le tue passioni nel tempo libero?


M.:

Come ho detto nell'intervista mi sento molto vicino alla poesia e alla filosofia, leggo molti classici. Ma oltre a questo mi piacciono gli anime (sono un grande fan di One Piece e Naruto) l'arte nel senso più ampio.


L.: Hai detto che sei appassionato di poesia e ti piacerebbe avvicinarti alla filosofia. A quale poeta e filosofo ti ispiri di più?


M.:

In realtà io sono molto vicino al pensiero degli umanisti, quindi faccio di quasi tutto ciò che mi piace un modello da cui apprendere qualcosa. Però sicuramente il mio poeta di riferimento è Baudelaire, insieme a Herman Hesse, che appunto fu sia poeta che filosofo.


L.:

Quali sono gli argomenti di cui ti piace parlare di più nella tua musica?


M.:

Mi piace soprattutto parlare di macro-argomenti, per poi sviscerarli, passando da macro a micro continuamente. La stessa "Tonight" parla di ansie di vario genere: quella di non essere stato abbastanza, quella della morte...quindi direi che al centro dei miei temi c'è l'empatia nelle sue forme più disparate, con qualche schizzo di egotrip che contraddistingue noi artisti.


L.:

Hai una profonda personalità e si vede da ciò che pubblichi, dal testo del tuo inedito e da come ti poni. Che cosa ti ha permesso di levigare e affinare la tua sensibilità?


M.:

Dai miei 14 anni ho sofferto di depressione, ciò non è ancora del tutto superato. Però, nella sfortuna, l'essere depresso mi ha portato a scrivere e a capire cosa vuol dire essere veramente solo e a convincerci, così ho imparato che la mia sensibilità non è un difetto ma un pregio che mi permette di rendere un semplice litigio un testo che potrebbe far emozionare qualcuno.


L.:

Hai mai partecipato a qualche contest musicale? Se sì, com'è stata l'esperienza?

Altrimenti hai intenzione di parteciparvi in futuro?


M.:

Ho partecipato a diversi contest musicali, sia di brani che di freestyle. Ne ho vinti alcuni, ad altri ho vinto premi per il miglior testo, della critica, per la voce più radiofonica. In generale penso siano un'esperienza da provare per conoscere anche quel tipo di contesto artistico, ma niente di indispensabile.








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