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"Vorrei metterti in loop", perché sei come un disco per me, che gira all'infinito e non mi stanca mai.


Dal catalogo di help-music.com




Ti cattura con un ritmo incalzante, sin dal primo ascolto vorresti ballarla, ovunque tu sia.

L'artista riesce, attraverso questo sound fresco e cadenzato da batteria, chitarra elettrica e acustica, a focalizzare l'attenzione dell'ascoltatore, immergendolo a pieno nello stato d'animo felice e festoso del cantautore che non vede l'ora di tornare dalla sua amata, da cui non vorrebbe separarsi mai.

Che dire, un esperimento riuscito che riattualizza il rock anni 80', miscelandosi perfettamente con sonorità più contemporanee. Si possono distinguere nel suo stile contaminazioni che riguardano lo swing, la dance e, per l'appunto il rock.

Lui è Simone Polpastrello, scopriamolo insieme.



- di dove sei e come la tua città ti ha influenzato artisticamente?


Sono di Mestre, distretto di Venezia. La scena locale gira intorno a diversi generi che spaziano dal cantautorato al metal. Le mie maggiori influenze derivano per lo più dalle scuole di ballo che ho frequentato, dove swing e ritmi più contemporanei hanno dato vita al genere che mi contraddistingue.

 

- Raccontaci il tuo percorso musicale dalle origini fino ad oggi.


Ho cominciato a comporre i miei primi brani a circa 13 anni, ispirandomi molto ai Beatles. Successivamente, fino al 2018, sono stato frontman di una band con la quale ho pubblicato 2 album studio e partecipato a molte iniziative e live. Dopo quell’esperienza, conscio del fatto che non potessi esprimere liberamente i miei concetti, ho deciso di intraprendere il progetto PolPastrello in solitaria, accorgendomi che in pochissimo tempo ho raggiunto il mio puro equilibrio artistico.


- Quando hai capito di voler fare questo mestiere/di avere questa passione?


Quando ho notato di possedere una certa attitudine nel creare dei motivi che, inspiegabilmente, risultassero orecchiabili. Il feedback degli amici mi è sempre servito per capire se fossi nella direzione giusta.

 

- Da cosa ti sei lasciato ispirare per scrivere il tuo brano?


LOOP è tendenzialmente un rock anni 80, ma con delle sonorità più contemporanee. Ascoltando brani come Hit Me With Your Best Shot di Pat Benatar o I Believe In Thing Called Love dei Darkness, mi sono reso conto che in cassetto tenevo anch’io un riff così, rimasto in disuso per anni.


- Descrivici il processo creativo che ti ha portato alla produzione finale dell’inedito.


Il singolo è una dedica alla mia ragazza. Quindi, da innamorato, il processo è stato molto rapido e deciso. Tutto è nato da un messaggio che mandai a lei tempo fa, nel quale, appunto, dicevo “vorrei metterti in loop”, intendendo che avrei voluto passare quel weekend con lei all’infinito.





- Di cosa parla e perché?


Parla di un amore incondizionato, puro ed enorme verso una persona che vorrei avere sempre accanto, ma che al momento non è possibile. Non c’è una spiegazione logica a tutto questo, e il tutto risulta come un’inquietudine inspiegabile, un’irrazionalità che rende tutto magico.


- Hai mai fatto un concerto dal vivo? Se si, come si struttura una tua performance live? 


Ne ho fatti parecchi.Dipende un po’ dalla situazione in realtà.Solitamente esistono, oltre la musica, momenti di ragionamento e discussione col pubblico, pezzi in acustico e storie da raccontare. Non mi fermo al semplice cantare/suonare, perchè ogni occasione è unica e irripetibile e certe emozioni potrebbero palesarsi poche volte nella nostra vita. Quindi accogliamo ciò che viene.


- Raccontaci una giornata tipo nel tuo mondo.


Mi alzo, lavoro e la sera o compongo le mie canzoni o vado a ballare.Giornate molto semplici ma belle piene di impegni.Poi, quando capita, sogno e scrivo un sacco di idee che mi frullano per la testa.

 

 

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