DOROTHY - La persona dietro l’artista «Scrivo canzoni. La vita a quanto pare collabora al progetto.»
Dalla scrittura come spazio di libertà alla storia personale che ha dato vita a “Dottore”:
Dorothy racconta il suo rapporto con le emozioni, la musica e il desiderio di trasformare le
esperienze in canzoni capaci di parlare anche agli altri.

1. LA PERSONA DIETRO L’ARTISTA
Se dovessi presentarti a qualcuno che non ti conosce, senza usare le parole
“cantautrice” e “artista”, cosa ti piacerebbe dire di te?
«Sono fatta per dare, ed è ciò che probabilmente mi riesce meglio. Dando, ho sempre avuto
l’opportunità di ricevere tanto dalla vita. Ci sono molti modi per farlo, e la scrittura è uno di
questi.»
Quando hai capito che la scrittura sarebbe diventata una parte così importante
della tua vita?
«Quando ho capito che poteva dare spazio alle mie emozioni e ai miei pensieri, soprattutto
quando si rincorrono e sembrano quasi tendermi un agguato.»
Quanto c’è di Dorothy nelle persone e nelle storie che racconti attraverso le tue
canzoni?
«Dorothy è molto presente, attraverso le tante sfumature delle storie che racconto nelle mie
canzoni: nelle parole che scelgo, nel significato che assumono in una determinata cornice,
nell’accento che do loro quando le canto e nell’interpretazione dei miei testi.»
Quando scrivi, parti più spesso da un’emozione, da un’esperienza personale o da
qualcosa che osservi negli altri?
«Sono soprattutto le emozioni a guidare la mia penna. Cerco di metterle nero su bianco senza
lasciarmi travolgere da esse.»
C’è qualcosa di te che il pubblico non immagina ascoltando le tue canzoni?
«Girerei questa domanda direttamente al pubblico, perché sono curiosa di sapere che cosa
arriva di me attraverso le mie canzoni. Posso però dire che con la musica svelo molte parti di
me che, nella quotidianità, scelgo di non rendere accessibili a chiunque.»
2. “DOTTORE”: LA STORIA DEL BRANO
Come è nata “Dottore”? Ricordi il momento in cui hai sentito che questa idea
poteva diventare una canzone?
«Dottore» nasce da momenti intensi di overthinking e da emozioni contrastanti legate alla
perdita di una realtà che avevo soltanto immaginato nella mia testa. Ricordo di aver sentito il
bisogno di dare un finale a quello che, inizialmente, era stato l’inizio di un viaggio interiore,
che avevo intrapreso e messo su carta. È un percorso dal dolore alla rinascita, dal caos alla
consapevolezza di una relazione terminata da tempo e vissuta raramente come amore.
Perché hai scelto proprio il titolo “Dottore”? Che cosa rappresenta questa figura
nel brano?
«Dottore» è una figura concreta e simbolica nel viaggio che racconto nel brano: una
psicoterapeuta che mi accompagna nella mia graduale evoluzione e mi aiuta a lasciare
andare versioni di me che non mi appartengono più.
La canzone nasce da un’esperienza vissuta, da una storia osservata oppure dalla
fantasia?
«Nasce da un’esperienza vissuta pienamente: la fine di una relazione di coppia che sancisce
l’inizio di una relazione d’amor proprio.»
Nel testo c’è un messaggio che vorresti arrivasse all’ascoltatore, oppure
preferisci che ognuno trovi il proprio significato?
«Mi piacerebbe che chi ascolta riuscisse a cogliere il mio vissuto, che credo possa
rispecchiare anche la storia di tante altre persone.»
Quanto è difficile trasformare qualcosa di personale in una canzone, sapendo che
poi sarà ascoltata e interpretata da persone che non conosci?
«Non mi sono mai posta questo problema, perché per me la scrittura è sempre stata una
liberazione, un mezzo per guarire. Oggi spero che ciò che scrivo e trasformo in una
composizione musicale possa diventare un’ancora di salvezza anche per chi non impugna la
penna.»
C’è una frase del brano alla quale sei particolarmente legata? Perché?
«E quel silenzio, quell’immenso silenzio tra i tumulti di un grande tempio, di un grande
tempio o di chiaro scempio.»
«Racconto il dolore di momenti ripetuti, vissuti all’interno di una relazione, in cui il silenzio
diventa asfissiante. Quello che immaginavo come un tempio, in realtà, non era un luogo in cui
trovare riparo.»
3. IL RAPPORTO CON IL PUBBLICO
Quando pubblichi una canzone, riesci a lasciarla andare oppure continui a
sentirla come qualcosa di tuo?
«Riesco a lasciarla andare molto volentieri, affidandola agli altri. Vivo le percezioni e le
interpretazioni altrui come una curiosa scoperta dell’essere umano. È bello vedere come una
stessa porzione di testo, una stessa realtà, possa assumere tanti significati diversi.»
Che cosa ti piacerebbe che una persona provasse ascoltando “Dottore” per la
prima volta?
«Mi piacerebbe che provasse conforto, sentendosi compresa.»
Preferisci che una canzone faccia riflettere, emozioni, provochi o riesca a fare
tutte queste cose insieme?
«Spero che una mia canzone possa scuotere, generare domande e riflessioni da cui possano
nascere, inevitabilmente, pensieri ed emozioni.»
4. IL PERCORSO ARTISTICO E LE INFLUENZE
Quali artisti o autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo gusto
musicale?
«Ho sempre apprezzato molti cantautori italiani, come Pino Daniele, Lucio Dalla, Ligabue,
Vasco Rossi e Cesare Cremonini.»
Quanto conta per te mantenere una riconoscibilità personale in un panorama
musicale nel quale sembra spesso necessario seguire le tendenze?
«Conta molto, perché significa poter essere me stessa ed essere riconosciuta per ciò che
scelgo IO di condividere.»
Come vivi il rapporto tra la libertà di scrivere ciò che senti e le esigenze di un
mercato musicale sempre più veloce?
«Al momento lo vivo abbastanza bene. Il ritmo del mercato mi stimola a scrivere nuovi testi
senza essere troppo pignola nella ricerca di temi necessariamente importanti. Così riesco a
lasciarmi ispirare anche dalle cose semplici della quotidianità.»
5. I PROSSIMI PROGETTI
Dopo “Dottore”, a cosa stai lavorando? Ci sono nuove canzoni in fase di scrittura
o di produzione?
«Assolutamente sì. Ho tanti testi in cantiere e qualcuno comincia a spiccare il volo,
accompagnato da tante bellissime note.»
Il tuo prossimo progetto continuerà a esplorare le stesse atmosfere oppure hai
voglia di sperimentare qualcosa di diverso?
«Ho voglia di esplorare qualcosa di diverso, perché Dorothy ha ancora tante sfaccettature da
tirare fuori.»
Stai pensando a un progetto discografico più ampio, come un EP o un album,
oppure preferisci raccontarti attraverso singoli indipendenti?
«Mi piace molto l’idea di creare un filo che unisca le diverse parti di me che emergono, via
via, attraverso i brani che pubblico.»
Quanto spazio avrà la dimensione live nel tuo futuro? Ti piacerebbe portare
queste canzoni sul palco?
«Certo che sì. Il palco permette all’artista di fare luce su ciò che spesso ha tenuto per sé,
anche per molto tempo.»
C’è una collaborazione artistica che sogni da tempo?
«Mi piacerebbe molto conoscere Levante e collaborare con lei.»
Se dovessi immaginare Dorothy tra tre anni, quale traguardo ti piacerebbe aver
raggiunto?
«Preferisco lasciarmi stupire giorno dopo giorno dalla vita e da ciò che potrà nascere anche
grazie all’impegno che metto nei miei passi.»
6. UNA CHIUSURA PERSONALE
La tua frase è: “Scrivo canzoni. La vita a quanto pare collabora al progetto”. Se
la vita collabora al progetto, qual è la cosa più importante che ti ha insegnato
finora?
«A gustare molto di più il presente, lasciando andare ciò che ha reso più pesante il mio
bagaglio.»
Cosa diresti a chi scrive canzoni nel silenzio della propria stanza, ma non trova
ancora il coraggio di farle ascoltare?
«Ciò che scrivi potrebbe metterti in connessione con chissà quante altre persone.
Perché non provare a concederti una possibilità?»
Non ci resta che ascoltare e guardare "Dottore"!






Prima artista intervistata per questo progetto editoriale volto alla promozione di nuovi talenti di spessore!