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Sasha Pizzo: dalla musica alle emozioni, fino a “capirequellochesiamo”

1 ora fa
Tempo di lettura: 9 min

Paolo Marino intervista il cantautore Sasha Pizzo per Webradioitaliane.it

 

Sasha DLT
Sasha DLT

1) Sasha, benvenuto su Web Radio Italiane. Partiamo dalle origini: come nasce il tuo rapporto con la musica e quando hai capito che scrivere canzoni sarebbe diventato il tuo modo di esprimere pensieri, emozioni e vissuti personali?


Buongiorno a tutti e grazie mille per avermi qui.


Mi sono avvicinato per la prima volta al mondo della musica all’età di sette anni. Ho iniziato a suonare la chitarra classica con il maestro Rosario Guzzo, a cui devo molto: inizialmente, infatti, non mi ha fatto vivere lo studio come un impegno, ma piuttosto come un gioco, considerando che ero ancora un bambino.


Con il passare del tempo lo studio è diventato naturalmente più complesso, ma questo non mi ha scoraggiato. Ho trascorso al suo fianco un lungo periodo, se non sbaglio sette anni, durante i quali ho fatto anche le mie prime esibizioni strumentali.


In prima media ho iniziato contemporaneamente a studiare pianoforte con la maestra Mariella Zancana, con la quale ho cominciato a esibirmi con pianoforte, chitarra e voce.


Per circa due anni ho studiato canto e chitarra con il maestro Vito Ferrantello.


Da più di tre anni mi trovo nelle buone mani di Federica Lamberti, Ermes Russo e Riccardo Russo, alla The Vocal Academy di Mazara del Vallo. Qui ho continuato il percorso di canto pop e chitarra acustica ed elettrica e, allo stesso tempo, ho avuto la possibilità di avvicinarmi ad altri strumenti,  come il basso e la batteria, e a nuove strumentazioni. Con Ermes ho anche proseguito lo studio della teoria musicale e migliorato la scrittura dei testi.

Ci tengo a ringraziare tutti i maestri che ho citato, per avermi aiutato a crescere e per avermi formato sia musicalmente sia come persona.

Un ringraziamento speciale va anche a Silvia Mezzanotte che, attraverso le sue masterclass, mi ha dato consigli preziosi sulla tecnica vocale e mi ha spronato a proseguire sulla strada del cantautorato.


In particolare, la collaborazione con Ermes per la scrittura dei testi e con Riccardo per gli arrangiamenti ha portato alla nascita di tutti i brani attualmente disponibili. Consiglio a tutti, inoltre, di seguirli sui social e sulle piattaforme di streaming musicale.


Ho iniziato a sperimentare con le DAW già nei primi anni delle scuole superiori. Qualche tempo dopo, ritrovando un vecchio progetto, ho deciso di ampliarlo e di scriverci sopra un testo: quello che poi è diventato Not The Same. È stato un primissimo esperimento, addirittura in inglese, sul quale Ermes e Riccardo hanno deciso di sostenermi, facendomi vivere la mia prima vera esperienza di produzione.

Da quel momento ho deciso di continuare a scrivere canzoni perché, oltre a essere uno sfogo, è un’attività che mi permette di provare una forte soddisfazione per ciò che creo.


2) Nel tuo percorso discografico troviamo brani dai titoli particolari, come Parareidolia, Àprile, Quella parte di me, Corvo Bianco e Ragazzo d’oro. Se dovessi raccontarci il filo conduttore che lega queste pubblicazioni, quale sarebbe?


Sicuramente, il filo che lega tutte le pubblicazioni attuali è un percorso di crescita personale, insieme ai cambiamenti che ho attraversato durante gli anni delle scuole superiori. I brani raccolgono sensazioni e momenti della quotidianità, che a volte si presenta in modo più leggero, come in Àprile, e altre volte si fa più introspettiva e vicina ai miei pensieri, come in Quella parte di me.


3) Il tuo nuovo singolo si intitola capirequellochesiamo. È un titolo che sembra racchiudere una domanda importante, forse rivolta a sé stessi, forse agli altri. Come nasce questo brano e qual è il significato più profondo che gli attribuisci?


capirequellochesiamo
capirequellochesiamo

capirequellochesiamo nasce dall’idea di due amanti che si ritrovano dopo tanto tempo, senza sapere più chi siano diventati. Da qui la frase: “due sconosciuti legati da ‘sta strana nostalgia”.

La vicenda è raccontata dal punto di vista di un ragazzo, che sembra ricominciare a provare qualcosa dopo aver incrociato casualmente una sua vecchia fiamma. È però consapevole di essere rimasto legato a una versione di lei che probabilmente non esiste quasi più: ha davanti una persona che riconosce nell’aspetto, ma non nei comportamenti.

Alla fine non gli rimangono che gli sguardi che un tempo li hanno legati e la possibilità di riscoprire chi sia davvero la persona che ha davanti, ma anche di conoscere meglio sé stesso. Ho voluto che la lunga coda strumentale lasciasse proprio questa sensazione di nuovo inizio.


4) La scelta di scrivere il titolo tutto attaccato è interessante: capirequellochesiamo diventa quasi un unico pensiero, senza interruzioni. È una scelta voluta per rappresentare qualcosa che non può essere separato, oppure c'è un altro significato dietro questa forma? E cosa ci puoi dire, invece, riguardo alla copertina?


Ho deciso di scrivere il titolo in questo modo proprio per rappresentare un pensiero unico, che continua a risuonare nella testa del protagonista e dell’ascoltatore, portandoli a riflettere su ciò che effettivamente sappiamo di noi stessi e degli altri.


Per quanto riguarda la copertina, ho utilizzato un dipinto di Giusi Santangelo, ovvero mia madre. È sempre la prima ad ascoltare ciò che sta prendendo forma nei miei progetti e, questa volta, ha deciso di rappresentare proprio quegli sguardi che nel testo vengono paragonati a stelle che interagiscono. Ho voluto così renderle omaggio, scegliendo il suo dipinto come parte visiva di un concetto tanto astratto.


5) Tra i tuoi brani precedenti troviamo Quella parte di me, un titolo che richiama l'identità personale e ciò che spesso rimane nascosto agli altri. C'è un legame tematico tra questa canzone e il nuovo singolo?


Delta
Delta

No, le due canzoni non sono propriamente collegate. È vero che entrambe invitano a guardare dentro sé stessi, ma Quella parte di me è una dedica molto speciale a Delta, la mia border collie, da cui deriva anche il “DLT”.


Credo che sia una canzone nella quale possa riconoscersi chiunque abbia capito che il proprio animale domestico non è una semplice compagnia, ma una vera e propria estensione di sé, senza la quale è difficile immaginarsi.


Il testo parla proprio di questa mia parte, che spero di non perdere mai, anche spiritualmente, perché purtroppo Delta sarà presente solo per una parte della mia vita. Le persone che, come me, hanno scelto di condividere la propria quotidianità con un animale sanno che questo, purtroppo, è il prezzo da pagare in cambio di un amore incondizionato e smisurato.


6) Anche Parareidolia è un titolo che incuriosisce e invita a interrogarsi sul modo in cui interpretiamo ciò che vediamo e percepiamo. Perché la scelta di questa parola così particolare?


Abbiamo giocato con la parola “pareidolia”, che indica la capacità degli esseri umani di riconoscere volti o forme familiari in oggetti inanimati, come accade, per esempio, quando si osservano le nuvole.


Poiché la canzone parla di qualcuno che ha deciso di andarsene, abbiamo scelto di prenderci una piccola licenza poetica e di usare il termine “parareidolia”. Il prefisso “para-” suggerisce una somiglianza, più che la visione effettiva di qualcosa di definito.


Nel testo, infatti, si parla dell’ombra della persona, non del suo volto: un’ombra che continua a essere intravista anche dopo la separazione.


7) Àprile è un altro titolo particolare, capace di evocare immagini e sensazioni già al primo ascolto del nome. Qual è la storia di questo brano e che cosa rappresenta nella tua crescita artistica? 


Àprile è stato un progetto volutamente leggero e umoristico. Prende spunto da un’esperienza che credo molti abbiano vissuto almeno una volta: sentirsi dire “ti vedo come un fratello” oppure “tu sei solo il mio migliore amico”, dopo un periodo di frequentazione che sembrava andare per il meglio.


Mentre suonavo, mi è venuto fuori questo giro molto swing e la prima cosa che ho pensato è stata di scriverci sopra un testo scherzoso, non troppo malinconico come quelli degli altri brani.

Avevo buttato giù alcune parti delle strofe quando ne ho parlato per la prima volta con Ermes.


Credo che quella sia stata la sessione di scrittura più divertente che abbia mai fatto. Da lì è nato un testo ricco di doppi sensi e fraintendimenti.


La ciliegina sulla torta è stata l’idea di far sembrare la canzone uno sfogo al telefono con la diretta interessata, interpretata da Erika Caravà, che ci tengo ancora a ringraziare.


Dal punto di vista artistico, credo che il brano abbia rappresentato semplicemente un’occasione per staccare la spina dalle tematiche più serie e trovare un modo per far sorridere chi ascolta.


8) Passiamo a Corvo Bianco, un titolo che suggerisce immediatamente l'idea di qualcosa di raro, diverso o fuori dagli schemi. È una lettura vicina al significato della canzone oppure il brano racconta una storia completamente diversa?


In realtà, Corvo Bianco si concentra sul tema del cambiamento. Questo animale, oltre a essere uno dei miei preferiti, viene spesso associato alla sfortuna, ma io preferisco considerarlo un simbolo di intelligenza e saggezza.


La storia racconta di un corvo fuori dall’ordinario, bianco e lucente, che si ritrova ad affrontare le fiamme che, all’improvviso, divorano la sua foresta. Non riesce a volare via perché è troppo legato al passato e al luogo in cui è stato bene. A causa del fumo e della cenere, le sue piume si anneriscono.


Poi, finalmente, trova il coraggio di alzarsi in volo sopra gli alberi in fiamme. Durante il volo perde le vecchie penne, consumate dal fuoco, e ne fa nascere di nuove, ancora più splendenti del bagliore dell’incendio.


È stata la prima canzone in cui, insieme a Ermes, abbiamo costruito un ritornello che si evolve nel tempo: il corvo passa dal bianco al nero e, infine, torna nuovamente al bianco.


Per me è anche una dedica a tutte quelle persone che hanno trovato il modo di andare avanti e cambiare, nonostante tutto, e un augurio a chi deve ancora trovare il coraggio di farlo.


9) Con Ragazzo d’oro ci troviamo davanti a un’espressione che può assumere significati diversi, anche contrastanti. Qual è il mondo raccontato da questa canzone e quanto conta, per te, lasciare all’ascoltatore la libertà di interpretare i tuoi testi?


Ragazzo d’oro è soprattutto uno sfogo. Nasce infatti da un’altra delusione amorosa e si ispira all’omino dorato raffigurato sulla copertina.


Mi viene detto che sono un “ragazzo d’oro”, ma che, nonostante questo, non sono la persona ideale. Così, un me stesso di diciassette anni decide di prendere quelle parole e trasformarle in un motivetto un po’ fastidioso: da una parte per rendere l’idea di ciò che provavo nel sentirmele dire, dall’altra per prendere in giro chi ricorre a frasi un po’ cliché, come anche quelle presenti nel testo, per esempio “mi amo e mi odio”, molto utilizzata nei brani più drammatici.


Ognuno è libero di interpretare la canzone a modo proprio e, per me, va benissimo così.


10) Nei tuoi brani sembra esserci una particolare attenzione ai titoli, che non si limitano a identificare una canzone ma possono diventare il primo passo per entrare nel suo universo. Quando componi, nasce prima l’idea musicale, una frase del testo oppure il concetto che vuoi raccontare?


Solitamente, per me nasce prima l’idea musicale, in particolare quella degli accordi, quasi sempre con la chitarra. Questi possono essere legati a come mi sento in quel momento oppure, semplicemente, a qualcosa che ha attirato la mia attenzione mentre suonavo.


Il passo successivo è capire di cosa voglio parlare e, cosa ancora più importante, che cosa vogliono comunicare gli accordi che sto suonando. In questo modo cerco un filo conduttore tra l’idea musicale e il tema da sviluppare.


Infine nasce la linea melodica, poi il testo e, a completare il tutto, l’arrangiamento.


11) Essere cantautore significa trovare un equilibrio tra ciò che si desidera comunicare e ciò che il pubblico finirà per riconoscere nelle proprie esperienze. Ti capita di scoprire che una tua canzone viene interpretata in modo diverso da quello che avevi immaginato?


Sì, mi è capitato più volte. Del resto, è impossibile descrivere nei minimi dettagli un’esperienza in tre o quattro minuti di canzone, quindi ognuno tende ad avere una propria visione dell’argomento.


Io, per esempio, in Quella parte di me vedo proprio Delta, mentre qualcun altro magari visualizza il proprio gatto.


Inoltre, di solito faccio ascoltare i brani in anteprima ad alcune persone, anche a sconosciuti, proprio per sapere cosa ne pensano e quale interpretazione danno al testo. È molto interessante capire come le persone possano rispecchiarsi nelle parole o addirittura trovarvi un significato diverso da quello che avevo immaginato.

Il bello sta proprio nel vedere le persone riconoscersi nelle parole di qualcun altro.


12) La musica di oggi viaggia velocemente attraverso piattaforme digitali e social network. Quanto è importante per te il rapporto diretto con chi ascolta e quanto influisce il riscontro del pubblico sul tuo modo di affrontare i progetti successivi?


Sicuramente mi fa piacere quando una canzone viene apprezzata dal pubblico, ma, nel caso contrario, non me ne faccio un grande problema. Alla fine canto di ciò che mi succede, di quello che sento o penso. Si potrebbe dire che suono principalmente per me stesso, per stare bene. Sta poi alle persone scegliere se fermarsi ad ascoltare.


Purtroppo, la velocità dei feed spesso non permette a tutti di scoprire davvero un nuovo artista: si finisce per ascoltare una o due canzoni al massimo, perdendo l’occasione di conoscere anche le altre.


Magari qualcuno ha ascoltato soltanto Ragazzo d’oro e non ne è rimasto colpito. Potrebbe non pensare alla crescita che c’è stata nei brani successivi e, di conseguenza, non andare mai ad ascoltarli.


13) Guardando al futuro, quali sono i prossimi passi del tuo percorso musicale? Stai lavorando a nuovi singoli oppure immagini un progetto più ampio, capace di raccogliere e raccontare le diverse sfaccettature della tua identità artistica?


Attualmente penso di continuare a pubblicare qualche singolo, anche se in realtà non so con precisione che cosa succederà più avanti.


Per il momento sto ancora cercando di ambientarmi in una nuova città e in un nuovo percorso, quello universitario. Le pubblicazioni potrebbero quindi tornare ad avere intervalli un po’ più lunghi, ma spero comunque di riuscire a far uscire quanta più musica possibile, e il prima possibile.


Per qualsiasi novità, potete rimanere aggiornati seguendo le mie pagine social e i miei profili sulle varie piattaforme:


14) Vorrei concludere tornando al titolo del tuo ultimo brano: capirequellochesiamo. Se dovessi lasciare a chi ti ascolta una sola domanda su cui riflettere dopo aver sentito la canzone, quale sarebbe?


Conoscete davvero chi vi sta accanto oppure siete legati a una versione di quella persona che ormai è quasi svanita?

Detta così, sembra la frase di apertura di un thriller.


Grazie a Sasha Pizzo per aver condiviso con Webradioitaliane.it il proprio percorso artistico e le riflessioni che accompagnano la sua musica.

A voi lettori il piacere di scoprire capirequellochesiamo e gli altri brani del cantautore, lasciandovi guidare dalle emozioni e dalle interpretazioni che ogni canzone può suscitare.


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