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Mico Argirò racconta tutte le sfumature dei sentimenti in “Antologia d’amore”.




Con “Antologia d’amore”, Mico Argirò firma il suo lavoro più ambizioso e personale: un disco che attraversa il sentimento amoroso in tutte le sue contraddizioni, trasformandolo in racconto, memoria e sperimentazione sonora. Pubblicato per Tippin’ Factory e distribuito da Lightsound, il nuovo album del cantautore arriva dopo i singoli “Mina e Celentano”, “Lezioni di tenebra” e “Istruzioni per uccidere il primo amore”, anticipazioni di un progetto intenso e stratificato.

Più che una semplice raccolta di canzoni, “Antologia d’amore” è un viaggio emotivo che parte da esperienze vissute, storie personali e frammenti di realtà, per provare a raccontare un sentimento impossibile da definire in maniera assoluta. Mico Argirò costruisce così un’opera ricca di sfumature, capace di alternare intimità e sperimentazione, poesia e concretezza.

Dal punto di vista musicale, il disco conferma la vocazione del cantautore alla contaminazione dei linguaggi: pop, rock, elettronica, folk, samba, soul e psichedelia convivono in un sound libero e mutevole, sviluppato insieme a Biagio Francia, collaboratore fondamentale nella scrittura degli arrangiamenti e nella costruzione dell’identità sonora dell’album. Un equilibrio tra acustico ed elettronico che nasce anche dall’esperienza live condivisa negli anni.

Registrato presso La Saletta da Ivan Malzone, il progetto vede Mico Argirò impegnato tra voce, chitarre, basso e tastiere, con il contributo di Luciano Tarullo e Menade ai cori e Luca La Duca alla chitarra elettrica nel brano “Mina e Celentano”.

A rendere ancora più speciale “Antologia d’amore” è anche la sua edizione fisica: una vera e propria scatola da anello, pensata come un piccolo scrigno sentimentale, contenente il disco e alcune sorprese esclusive, tra cui una lettera d’amore scritta a mano. Un oggetto da collezione che trasforma l’album in esperienza tangibile, proseguendo la ricerca artistica e concettuale che già in passato aveva portato Argirò a pubblicare “Irriverenta” in una provocatoria edizione stampata su preservativi.

Con questo nuovo lavoro, Mico Argirò consegna al pubblico un disco “come non se ne fanno più”:

ricco, coraggioso e profondamente umano.



- Hai mai ricevuto una vera lettera d'amore scritta a mano? Svela il segreto custodito nella scatola di “Antologia d'amore."


Sì, ho ricevuto delle lettere d’amore e ne ho soprattutto scritte tante. Lo ritengo uno dei mezzi più belli e intimi, personali, liberi. Per questo, confezionando l’Antologia, ho pensato che una lettera d’amore, la prima senza un mittente conosciuto, fosse un elemento essenziale e perfetto concettualmente.

Così c’è un pezzo di me non solo nelle canzoni, ma anche nella confezione dell’album.

 

- Cosa ci fa un album musicale dentro una scatola di anello?

 

È un’idea che lega concetto e forma, è a suo modo un’opera d’arte, ma soprattutto è coerente col tema del disco. Quando nel 2022 “Irriverentə” uscì su preservativi fu accolto con tanto clamore e attenzione, volevo qualcosa che seguisse quella strada, ma che fosse legata al tema del disco. Tra le varie idee questa della confezione d’anello è quella che ho preferito. Oggi, vedendola, con la confezione incisa, la spilla, il booklet e la lettera, non riesco a immaginare confezione migliore.

Un CD oggi non posso ascoltarlo, il Vinile per 12 canzoni era poco praticabile, le musicassette erano belle, ma non mi hanno convinto.

Un box come questo dà la possibilità all’ascoltatore di avere un prodotto di pregio, portarsi a casa qualcosa di me e sostenere il progetto, ma, soprattutto, dà l’accesso a un’area digitale privata, nella quale i contenuti possono essere dinamici, vivi, come con gli altri supporti è impossibile.

 

- ⁠"Esistono davvero delle 'Istruzioni per uccidere il primo amore' senza farsi troppo male?


Ho provato a darle: visto che sembra inevitabile la fine del primo amore, almeno impariamo a farlo finire bene, senza i tira e molla, le mezze pugnalate, le sofferenze, ma con una coltellata netta.

È una metafora anche cruda e che purtroppo viene dalla vita reale. Se poi è possibile seguire queste informazioni credo di no, perché quando siamo nel vortice dei sentimenti e degli altalenamenti è difficile applicare la ragione.

 

- “Cosa succede quando l'amore si trasforma in ghosting e incomunicabilità?


Oggi stiamo assistendo ad un sentimento che si contorce, si scompone, si sporca. Sembra difficile, anzi difficilissimo, portare avanti una relazione in maniera chiara e semplice e tutto questo è frutto della complicatezza e della contorsione dei tempi e della società che viviamo.

Tutto questo c’è in “Per sempre” con la precarietà del presente e la voglia di qualcosa di imperituro e c’è anche in “Tinder Cuore mangiato”, dove si affronta il tema degli appuntamenti delle App, con annessi e connessi.

 

- ⁠Ti riconosci in 'Tinder Cuore mangiato'?"


Sì e no. Le strofe di “Tinder Cuore mangiato” nascono dalle poesie di Kenji, Andrea Siniscalchi Montereale, mentre il ritornello è mio, frutto anche dei ragionamenti sull’amore fatti insieme a lui.

Io non ho mai usato le App di incontri, come Tinder o Hinge, per fortuna, ma molte persone a me vicine lo hanno fatto e mi hanno raccontato tutto l’inferno connesso: le incomunicabilità, le difficoltà, il ghosting, le trappole, i casi umani (e su questo si potrebbe aprire un altro discorso interessante), ecc.

Ho voluto trasportare tutto questo in canzone perché oggi è una realtà vera dell’amore, attuale, ma ho anche voluto un ritornello che riflettesse su come, a tutta questa libertà, è preferibile una gabbia con la porta aperta. Ecco, io così vedo una relazione positiva: una gabbia con la porta aperta.

Gabbia, perché ne abbiamo bisogno per sentirci sicuri, ma con la possibilità di un’entrata non sigillata, che non faccia diventare la gabbia un carcere.

 

- “Si può raccontare il BDSM e il sesso estremo come metafora di appartenenza in “Lezioni di tenebra?”


L’amore è essenzialmente il bisogno di riconoscere qualcuno come casa, di sentirsi appartenere.

Il BDSM ne è un esempio chiaro: è la dinamica padrone-sottomesso, che finisce poi per capovolgersi, declinarsi. Ma è il chiaro bisogno di legarsi, in un momento in cui niente sembra scavare nelle nostre profondità.

Anche questa canzone è tratta, nelle strofe, dalla poesia, questa volta la poesia erotica di Patrizia Valduga. Sono versi potenti, carnali e romantici. Ho aggiunto un ritornello nel quale si riflette proprio sull’appartenenza, sulla casa ed è una canzone, per sound alternative rock e per testo che continua a convincermi tanto.

 

- “Follia del possesso, stalking o amore? Come si ribaltano i ruoli e gli stereotipi nella traccia 'Tossica'?"


Tossica nasce da esperienze mie dirette, terrificanti, vere, estreme.

Quando pensiamo allo stalking e all’amore tossico pensiamo subito ad un uomo malato e una donna che subisce, ho voluto capovolgere la cosa, perché succede, l’ho visto.

In Tossica c’è tutta l’ossessione, la gelosia immotivata, il possesso. È una canzone che anche sonoramente è strana, a tratti disturbante, a tratti ballabile, con tanti generi che si mischiano. La conclusione è un insieme di scene e coltellate, drammatica, ma su una samba elettronica.

 

- "Come ci si sente quando un ex fidanzata si sposa? Hai mai vissuto la malinconia pop-folk di 'Nun m’aggi’ scurdà'?"


Certo, questa canzone nasce proprio da una mia esperienza reale. Quando una storia finisce quello che fa più male sono i futuri possibili che non si realizzeranno mai, ma col tempo, se l’amore è sano, sei felice se l’altra persona è felice e si fa una nuova vita. Così quando una mia ex stava per sposarsi ho scritto questa canzone, insieme malinconica per il ricordo del passato, ma felice per la felicità dell’altra persona.

Ho scelto di cantare in dialetto il ritornello, perché lo trovo più vero, più legato alla tradizionalità del matrimonio.

 

- “Hai nostalgia degli anni '90 e delle vacanze d'infanzia? Qual è il tuo ricordo custodito nella 'tasca della nonna' di 'Rossana'?"


Mia nonna aveva sempre in tasca le Rossana, era una specie di magia: dalla sua tasca ne appariva sempre una. Mentre stavo raccontando delle istantanee della mia infanzia e adolescenza ho pensato che questa caramella potesse essere simbolo di un’altra forma di amore: quello familiare.

Gli anni ’90 hanno per me il sapore del ricordo: ero piccolo, ricordo una bella infanzia, i periodi a Capo Vaticano e a Rizziconi, i miei nonni calabresi, ma anche mia nonna e la mia bisnonna campane. In “Rossana” ci ho messo quasi tutti gli elementi del ricordo di quegli anni e mi sta molto stupendo come in tanti si rivedano nella canzone, sia nei live, dove è uno dei pezzi che più coinvolge, sia negli ascolti sulle piattaforme.

 

 

- “Due persone già fidanzate sullo sfondo di una Milano notturna: quanto può far male un amore clandestino vissuto '24-7'?"


O quanto può fare bene? C’è tutta una Milano notturna, c’è il Carrefour 24/7 di viale Monza, da cui la canzone prende il titolo, c’è Piazza Morbegno con i suoi locali e c’è una relazione, vera o immaginata, da tenere nascosti, da vivere in clandestinità o da non poter esprimere. Il ritornello ha una sua potenza e mi emoziona tanto, ha qualcosa delle vecchie canzoni, di Mina, della Vanoni.

 

- "Dall'amore felice a quello tossico, dal sesso alla preghiera: quante sfaccettature ha questo album?


Tante, quante più ne ho potute inserire. Volevo fare un album riassunto di tutte le esperienze amorose mie o delle persone a me vicine, ma che mi avevano colpito. Appunto, una antologia.

L’idea è quella di un concept album, dove le canzoni hanno però una propria identità e un proprio mondo, ma tutte legate.

C’era tanto da raccontare e l’ho fatto, sicuramente qualche sfumatura dell’amore mi sarà scappata, ma era impossibile toccarle proprio tutte. Già un album di dodici canzoni rappresenta qualcosa di unico nel panorama musicale oggi, di più sarebbe stato complesso, più di quanto non sia stato realizzare questa Antologia. Complesso, lungo, ma divertente.

 

- In un mondo precario, ha ancora senso pronunciare la parola “Per sempre”?


Credo di sì e credo sia una forma di ribellione ad una contemporaneità che invece ci insegna che tutto è precario, dai luoghi alle persone, dai lavori alle passioni. La mia generazione fatica a credere a un per sempre e ne ha tutte le ragioni: non abbiamo avuto ottimi esempi e viviamo l’esatto opposto del per sempre. Oggi dirselo è uno sforzo di immaginazione, è una tensione all’infinito quasi assurda per il periodo storico. Quindi diciamocelo.

 

- Cosa succede quando la canzone d'autore incontra influenze elettroniche, pop, rock e persino samba e psichedelia?


Succede che mi diverto e anche molto, sorprendo prima il mio ascolto e poi quello del pubblico, disattendo, non accontento. Il lavoro di arrangiamento è stato lungo e, insieme a Biagio Francia, siamo riusciti a dare alle canzoni una veste personale, adatta, ma, secondo me, non scontata e, insieme, coerente nell’album nonostante le singole diversità.

Così il theremin si mischia alla chitarra acustica, i loop alle congas, gli archi alla drum machine, i cori e alle chitarre elettriche e agli effetti.

Ivan Malzone, che è il fonico colpevole di questo album, ha saputo cogliere le nostre idee e potenziarle.

Quello che ne esce fuori è il disco di un cantautore, ma anche di un insieme di musicisti folli, di scommesse musicali e, soprattutto, del piacere di suonare insieme.



- Hai mai ricevuto una vera lettera d'amore scritta a mano? Svela il segreto custodito nella scatola di “Antologia d'amore."


Sì, ho ricevuto delle lettere d’amore e ne ho soprattutto scritte tante. Lo ritengo uno dei mezzi più belli e intimi, personali, liberi. Per questo, confezionando l’Antologia, ho pensato che una lettera d’amore, la prima senza un mittente conosciuto, fosse un elemento essenziale e perfetto concettualmente.

Così c’è un pezzo di me non solo nelle canzoni, ma anche nella confezione dell’album.

 

- Cosa ci fa un album musicale dentro una scatola di anello?

 

È un’idea che lega concetto e forma, è a suo modo un’opera d’arte, ma soprattutto è coerente col tema del disco. Quando nel 2022 “Irriverentə” uscì su preservativi fu accolto con tanto clamore e attenzione, volevo qualcosa che seguisse quella strada, ma che fosse legata al tema del disco. Tra le varie idee questa della confezione d’anello è quella che ho preferito. Oggi, vedendola, con la confezione incisa, la spilla, il booklet e la lettera, non riesco a immaginare confezione migliore.

Un CD oggi non posso ascoltarlo, il Vinile per 12 canzoni era poco praticabile, le musicassette erano belle, ma non mi hanno convinto.

Un box come questo dà la possibilità all’ascoltatore di avere un prodotto di pregio, portarsi a casa qualcosa di me e sostenere il progetto, ma, soprattutto, dà l’accesso a un’area digitale privata, nella quale i contenuti possono essere dinamici, vivi, come con gli altri supporti è impossibile.

 

- ⁠"Esistono davvero delle 'Istruzioni per uccidere il primo amore' senza farsi troppo male?


Ho provato a darle: visto che sembra inevitabile la fine del primo amore, almeno impariamo a farlo finire bene, senza i tira e molla, le mezze pugnalate, le sofferenze, ma con una coltellata netta.

È una metafora anche cruda e che purtroppo viene dalla vita reale. Se poi è possibile seguire queste informazioni credo di no, perché quando siamo nel vortice dei sentimenti e degli altalenamenti è difficile applicare la ragione.

 

- “Cosa succede quando l'amore si trasforma in ghosting e incomunicabilità?


Oggi stiamo assistendo ad un sentimento che si contorce, si scompone, si sporca. Sembra difficile, anzi difficilissimo, portare avanti una relazione in maniera chiara e semplice e tutto questo è frutto della complicatezza e della contorsione dei tempi e della società che viviamo.

Tutto questo c’è in “Per sempre” con la precarietà del presente e la voglia di qualcosa di imperituro e c’è anche in “Tinder Cuore mangiato”, dove si affronta il tema degli appuntamenti delle App, con annessi e connessi.

 

- ⁠Ti riconosci in 'Tinder Cuore mangiato'?"


Sì e no. Le strofe di “Tinder Cuore mangiato” nascono dalle poesie di Kenji, Andrea Siniscalchi Montereale, mentre il ritornello è mio, frutto anche dei ragionamenti sull’amore fatti insieme a lui.

Io non ho mai usato le App di incontri, come Tinder o Hinge, per fortuna, ma molte persone a me vicine lo hanno fatto e mi hanno raccontato tutto l’inferno connesso: le incomunicabilità, le difficoltà, il ghosting, le trappole, i casi umani (e su questo si potrebbe aprire un altro discorso interessante), ecc.

Ho voluto trasportare tutto questo in canzone perché oggi è una realtà vera dell’amore, attuale, ma ho anche voluto un ritornello che riflettesse su come, a tutta questa libertà, è preferibile una gabbia con la porta aperta. Ecco, io così vedo una relazione positiva: una gabbia con la porta aperta.

Gabbia, perché ne abbiamo bisogno per sentirci sicuri, ma con la possibilità di un’entrata non sigillata, che non faccia diventare la gabbia un carcere.

 

- “Si può raccontare il BDSM e il sesso estremo come metafora di appartenenza in “Lezioni di tenebra?”


L’amore è essenzialmente il bisogno di riconoscere qualcuno come casa, di sentirsi appartenere.

Il BDSM ne è un esempio chiaro: è la dinamica padrone-sottomesso, che finisce poi per capovolgersi, declinarsi. Ma è il chiaro bisogno di legarsi, in un momento in cui niente sembra scavare nelle nostre profondità.

Anche questa canzone è tratta, nelle strofe, dalla poesia, questa volta la poesia erotica di Patrizia Valduga. Sono versi potenti, carnali e romantici. Ho aggiunto un ritornello nel quale si riflette proprio sull’appartenenza, sulla casa ed è una canzone, per sound alternative rock e per testo che continua a convincermi tanto.

 

- “Follia del possesso, stalking o amore? Come si ribaltano i ruoli e gli stereotipi nella traccia 'Tossica'?"


Tossica nasce da esperienze mie dirette, terrificanti, vere, estreme.

Quando pensiamo allo stalking e all’amore tossico pensiamo subito ad un uomo malato e una donna che subisce, ho voluto capovolgere la cosa, perché succede, l’ho visto.

In Tossica c’è tutta l’ossessione, la gelosia immotivata, il possesso. È una canzone che anche sonoramente è strana, a tratti disturbante, a tratti ballabile, con tanti generi che si mischiano. La conclusione è un insieme di scene e coltellate, drammatica, ma su una samba elettronica.

 

- "Come ci si sente quando un ex fidanzata si sposa? Hai mai vissuto la malinconia pop-folk di 'Nun m’aggi’ scurdà'?"


Certo, questa canzone nasce proprio da una mia esperienza reale. Quando una storia finisce quello che fa più male sono i futuri possibili che non si realizzeranno mai, ma col tempo, se l’amore è sano, sei felice se l’altra persona è felice e si fa una nuova vita. Così quando una mia ex stava per sposarsi ho scritto questa canzone, insieme malinconica per il ricordo del passato, ma felice per la felicità dell’altra persona.

Ho scelto di cantare in dialetto il ritornello, perché lo trovo più vero, più legato alla tradizionalità del matrimonio.

 

- “Hai nostalgia degli anni '90 e delle vacanze d'infanzia? Qual è il tuo ricordo custodito nella 'tasca della nonna' di 'Rossana'?"


Mia nonna aveva sempre in tasca le Rossana, era una specie di magia: dalla sua tasca ne appariva sempre una. Mentre stavo raccontando delle istantanee della mia infanzia e adolescenza ho pensato che questa caramella potesse essere simbolo di un’altra forma di amore: quello familiare.

Gli anni ’90 hanno per me il sapore del ricordo: ero piccolo, ricordo una bella infanzia, i periodi a Capo Vaticano e a Rizziconi, i miei nonni calabresi, ma anche mia nonna e la mia bisnonna campane. In “Rossana” ci ho messo quasi tutti gli elementi del ricordo di quegli anni e mi sta molto stupendo come in tanti si rivedano nella canzone, sia nei live, dove è uno dei pezzi che più coinvolge, sia negli ascolti sulle piattaforme.

 

 

- “Due persone già fidanzate sullo sfondo di una Milano notturna: quanto può far male un amore clandestino vissuto '24-7'?"


O quanto può fare bene? C’è tutta una Milano notturna, c’è il Carrefour 24/7 di viale Monza, da cui la canzone prende il titolo, c’è Piazza Morbegno con i suoi locali e c’è una relazione, vera o immaginata, da tenere nascosti, da vivere in clandestinità o da non poter esprimere. Il ritornello ha una sua potenza e mi emoziona tanto, ha qualcosa delle vecchie canzoni, di Mina, della Vanoni.

 

- "Dall'amore felice a quello tossico, dal sesso alla preghiera: quante sfaccettature ha questo album?


Tante, quante più ne ho potute inserire. Volevo fare un album riassunto di tutte le esperienze amorose mie o delle persone a me vicine, ma che mi avevano colpito. Appunto, una antologia.

L’idea è quella di un concept album, dove le canzoni hanno però una propria identità e un proprio mondo, ma tutte legate.

C’era tanto da raccontare e l’ho fatto, sicuramente qualche sfumatura dell’amore mi sarà scappata, ma era impossibile toccarle proprio tutte. Già un album di dodici canzoni rappresenta qualcosa di unico nel panorama musicale oggi, di più sarebbe stato complesso, più di quanto non sia stato realizzare questa Antologia. Complesso, lungo, ma divertente.

 

- In un mondo precario, ha ancora senso pronunciare la parola “Per sempre”?


Credo di sì e credo sia una forma di ribellione ad una contemporaneità che invece ci insegna che tutto è precario, dai luoghi alle persone, dai lavori alle passioni. La mia generazione fatica a credere a un per sempre e ne ha tutte le ragioni: non abbiamo avuto ottimi esempi e viviamo l’esatto opposto del per sempre. Oggi dirselo è uno sforzo di immaginazione, è una tensione all’infinito quasi assurda per il periodo storico. Quindi diciamocelo.

 

- Cosa succede quando la canzone d'autore incontra influenze elettroniche, pop, rock e persino samba e psichedelia?


Succede che mi diverto e anche molto, sorprendo prima il mio ascolto e poi quello del pubblico, disattendo, non accontento. Il lavoro di arrangiamento è stato lungo e, insieme a Biagio Francia, siamo riusciti a dare alle canzoni una veste personale, adatta, ma, secondo me, non scontata e, insieme, coerente nell’album nonostante le singole diversità.

Così il theremin si mischia alla chitarra acustica, i loop alle congas, gli archi alla drum machine, i cori e alle chitarre elettriche e agli effetti.

Ivan Malzone, che è il fonico colpevole di questo album, ha saputo cogliere le nostre idee e potenziarle.

Quello che ne esce fuori è il disco di un cantautore, ma anche di un insieme di musicisti folli, di scommesse musicali e, soprattutto, del piacere di suonare insieme.






 
 
 

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