Oggi esce “Le mani dentro il tempo” di Oscar Santucci
- Lucia Zoldan

- 9 ore fa
- Tempo di lettura: 2 min
Pubblicato oggi l’EP “Le mani dentro il tempo” Oscar Santucci ci presenta il suo nuovo progetto di inediti, nati dalla sua esperienza cantautorale.
Composto da quattro tracce “Retrò” è stata scelta come apripista, chiari sono i rimandi al jazz e alla musica francese.
Per Oscar Santucci la concezione del tempo è fondamentale nel mondo terreno, per lui l’uomo inizia a fare i conti con esso dai primi anni di vita. “È uno dei grandi elementi limitanti della nostra società” al quale non possiamo sfuggire. Il continuo condizionamento che innesca ci impedisce di vedere aspetti della vita più spirituali.

“Le mani dentro il tempo” può essere definito un album evocativo dove la dimensione spazio- temporale può suggerirci di immaginare un tempo ultraterreno, dove in pratica si azzera.
Nel caso di Oscar Santucci non c’è stato un evento scatenante che gli ha fatto ragionare sul tempo. Da sempre ha meditato sul suo significato fino a raggiungere una maturità riflessiva che gli ha permesso di fondere parole e musica in questo EP.
Per lui la canzone d’autore deve essere impegnata a livello sociale, politico, morale o spirituale, i veri cantautori, quelli che non esistono più, sono stati e saranno sempre degli intellettuali. Oscar Santucci cerca quindi di dare seguito al suo background acquisito da ragazzo creando canzoni che vadano oltre il vuoto dei contenuti della musica italiana odierna.
Fotografie ed emozioni, ricordi e nostalgia, uno sguardo al passato e immagini indimenticabili rendono un’ora eterna e i colori di ieri più vividi. Con la metafora della vita de “Il bianco è un colore che non tiene” si può capire come la vita lasci il segno. Vivere fino in fondo tutto ciò che può corrompere la nostra anima è nella natura delle persone e, in questa dimensione, la neve si scioglie e fa riemergere la terra.
Secondo Oscar Santucci il futuro si immagina, il passato si ricorda e il presente, che ci sfugge dalle mani, è l’attimo che più riesce ad avvicinarsi alla dimensione extra terrena.
Il tempo nella musica è tutto: è ciò che la definisce ma la perfezione non esiste. Cercare di catalogare e imbrigliare la musica dentro regole fisse non è possibile. Il tempo stesso sfugge dalla musica: se nell’esecuzione globale di una canzone non si rintraccia l’errore non vuol dire che non esista.
A livello acustico si ha la percezione che il tempo sia stato rispettato ad ogni singolo millesimo di secondo, nella realtà, persino nel mondo digitale, esistono errori e imperfezioni.
Posso dire quindi che ascoltare la musica ci può elevare, anche solo momentaneamente, in una zona al limite tra immaginazione, intuizione e percezione.









Commenti