Sanremo 2026: prima serata - prime impressioni
- Francesco Mazzini

- 25 feb
- Tempo di lettura: 6 min

Queste sono le prime impressioni riguardanti Sanremo 2026. E' la prima volta che ascolto la prima serata del festival senza quasi sapere chi salirà sul palco e, per questo motivo, ho deciso che non ci saranno voti ma solo impressioni. Anche perché al primo ascolto questa edizione si presenta proprio come un insieme ben congegnato di impressioni, di pensieri, tracciati dalle diverse voci che si avvicendano sul palco. L'effetto generale è che si sia alzata un po' l'asticella con arrangiamenti un po' più inusuali e con voci che intonano melodie difficilmente cantabili da chiunque e tecnicamente complesse. Certo non manca qualche causa persa, ma nell'insieme ci stanno anche loro.
Ditonellapiaga: Che fastidio!
Il timbro vocale di Ditonellapiaga è molto bello e il brano ha un buon tiro ed è interpretato molto bene. Non è un brano con grandi pretese ma sicuramente girerà moltissimo nelle radio.
Michele Bravi: Prima o poi
è una canzone difficile da interpretare e che non arriva subito. Ha un arrangiamento apparentemente semplice ma che allo stesso tempo sembra sempre fuori di sesto. Un tempo quadrato ma che allo stesso tempo sembra tendente allo swingato. Michele bravi cattura sia per l’interpretazione emotivamente coinvolgente che per il timbro nasale molto particolare. Molto bene.
Sayf: Tu mi piaci tanto
magnifica l’emozione sincera del debuttante (al Festival). Carina la musica in pieno stile “canzone popolare”. Si sente la capacità di scrivere testi creando associazioni e immagini in un certo qual modo ricercate. Ciò non toglie che manca secondo me ancora un pizzico di crescita.
Mara Sattei: Le cose che non sai di me
E’ una di quelle cantanti che non ho mai capito: ha una bellissima voce, ma come al solito non mi arriva niente. Non trasmette assolutamente nulla. Che ci sia oppure no non fa alcuna differenza
Dargen D’amico: AI AI
Uno dei soggetti più fuori luogo sul palco di Sanremo e a me piace esattamente così. Più che un concorrente sembra un ospite chiamato a stemperare la situazione. Non vorrei lanciarmi in paragoni eccessivi, ma la sensazione di disagio era pari quasi alla canzone mononota di Elio e le Storie Tese. Ottimo Dargen, obiettivo raggiunto.
Arisa: Magica favola
Se non vince Sanremo con questa canzone non so con cosa potrebbe farlo. Sulla voce di Arisa non si può dire nulla, sulla sua potenza e su quel vibrato eseguito magistralmente. con questa favola dalle tinte amare cullate da un arrangiamento onirico, anzi direi quasi da ninna nanna. Ci riporta al mondo dell’infanzia e a quei tanti “C’era una volta” troppo spesso sepolti nella nostra memoria. E’ la meraviglia e l’innocenza che si perde crescendo e che invece dovremmo tenerci tutti ben stretta.
Luché: Labirinto
Molto semplice. Non si capisce cosa ci faccia lì.
Tommaso Paradiso: I romantici
E’ sicuramente uno dei caratteri più riconoscibili del panorama italiano, ma questo fa sì che mi sembri sempre una canzone già sentita. senza infamia e senza lode
Elettra Lamborghini: Voilà
La cosa apprezzabile di Elettra Lamborghini è che sai già cosa ti aspetta e la tua certezza viene subito confermata dal coro chee intona “Elettra… Elettra Lamborghini”. Tutta via su questa canzone si può dire una cosa importante dal punto di vista creativo musicale: è un insieme di frasi e parole citate da altre canzoni. La cosa si risolve in un pezzo perfettamente radiofonico (e quindi facilmente monetizzabile) che ci mette pochissimo ad entrare in testa e con il quale si stabilisce immediatamente una certa familiarità perché alla fine è tutto già sentito (e il cervello è molto più tranquillo quando sente qualcosa di già conosciuto)
Patty Pravo: Opera
Io sono uno di quelli che crede che ad un certo punto bisogna avere l’onestà intellettuale di ritirarsi. Beh, Patty Pravo in qualche modo costringe a ricredersi. Il brano è stato costruito in modo perfetto sulla sua voce e lei tiene magistralmente le note basse (una qualità che è sua caratteristica distintiva da sempre). Insomma è ancora Patty Pravo.
Samurai Jay: Ossessione
chiedo per un amico: avevamo bisogno di un altro Rocco Hunt? Io non credo.
Raf: Ora e per sempre
Questa è un’altra canzone derivante da un insieme di roba già sentita, sia per quanto riguarda le parole che per la melodia. Mi spiace molto per Raf ma non convince per niente.
J-Ax: Italia starter pack
Momento confusione all’inizio. Hanno presentato J-Ax e suonano i Modena City Ramblers? No, no, è proprio J-Ax che se ne esce con un pezzo con il suo stile, ma allo stesso tempo sembra diventato grande… non sembra neanche più l’eterno Peter Pan a cui siamo abituati.
Fulminacci: Stupida sfortuna
Io non l’ho capito. La canzone in sé (musica e melodia) non sono neanche male, cioè è la solita musichetta senza infamia e senza lode ma che può facilmente rimanere in testa. Però, il testo veramente non l’ho capito… Secondo me bisognerebbe spiegare a questi cantautori contemporanei che non bisogna estrarre le parole da un pallottoliere per essere tali, ma spero che con i prossimi ascolti possa migliorare questa impressione.
Levante: Sei tu
Una canzone non cantabile; pazzesca proprio per questo motivo. Cambi di ritmo e cadenza improvvisi, acuti che sembrano non seguire alcuno schema melodico, un timbro dolce e avvolgente che all’improvviso si trasforma in un potente graffiato. Un brano che è tutto voce e tecnica vocale pazzesca. Per tutti questi motivi sarà escluso dal podio.
Fedez e Marco Masini: Male necessario
Dall'anno scorso Fedez è diventato molto più introspettivo e facendo affidamento sul fatto che le emozioni da lui provate sono sincere succede la stessa cosa dell’anno scorso: mi piace. Masini fortunatamente è ancora “quel pazzo che grida nei dischi” e aggiunge quella vena più straziante alle emozioni del brano. Si conferma una coppia pienamente vincente.
Ermal Meta: Stella stellina
Durdust si conferma un maestro degli arrangiamenti. Subito si sente di prepotenza la scala araba del brano che è movimentato da un ritmo creato da percussioni desertiche. La voce di Ermal Meta intona una melodia dolce, una ninna nanna, che in qualche modo è in contrasto con il ritmo di fondo. Melodia e ritmo rimangono comunque perfettamente in sintonia in una strana discordante armonia. Una ninna nanna toccante e allo stesso tempo sempre costantemente spezzata, dedicata a una bambina morta sotto i bombardamenti. Immensi.
Serena Brancale: Qui con me
Un brano che segue la linea Cristicchi dell’anno scorso e questo mi secca un po’ perché le emozioni personali meritano sempre rispetto. Ecco l’unica cosa è che mentre la canzone di Cristicchi dedicata alla madre era spaventosamente sincera e semplicemente poetica, questa della Brancale sembra una continua ostentazione delle sue doti canore (che per carità sono immense, ma non sempre necessarie), senza contare che se proprio ci si deve concentrare sul testo risulta un po’ banale.
Nayt: Prima che
Anche se l’anagrafe non mi dà ragione credo proprio di potermi considerare un boomer… io questi non li capisco. Vale lo stesso discorso di Fulminacci ma un po’ peggio. Si rimanda anche questo ai prossimi ascolti o a qualche intervista che mi dia delucidazioni.
Malika Ayane:
Vocalmente e musicalmente sensuale, con una canzone da una ritmica un po’ “jungle” e un po’ bossa nova. Testo leggero ma interpretato divinamente.
Eddie Brock: Avvoltoi
Se avessero portato sul palco una scimmia urlatrice avrebbero ottenuto un risultato migliore.
Sal da Vinci: Per sempre sì
E’ il prototipo della canzone leggera italiana per antonomasia. è bravo, ha una gran bella voce e, per alcuni dirò una bestemmia, ma è un po’ un Ranieri contemporaneo. Potrebbe essere fuori dal tempo, ma si è mangiato il palco e il pubblico. Funziona.
Enrico Nigiotti: Ogni volta che non so volare
Bravo. Una grande capacità di creare immagini che appaiono e sfuggono attraverso i minuti, proprio come i pensieri che molte volte affollano la nostra mente. Testo molto ben costruito e anche musicalmente i progressivi crescendo danno un bel carattere al brano
Tredici Pietro: Uomo che cade
Quando canta ha una voce che spinge alla grande e questo insieme di parte rappata e parte cantata è costruito molto bene. Rimane comunque un pezzo abbastanza mediocre e anche povero dal punto di vista del testo. lui rimane comunque interessante.
Chiello: Ti penso sempre
Ammetto che Chiello mi ha confuso, ma non perchè non mi è piaciuto… non lo so, meglio sospendere il giudizio per ora.
Bambole di Pezza: Resta con me
Qua per me si complica la faccenda. Le Bambole di pezza le ho sentite diverse volte dal vivo diverse volte (una volta anche in apertura al concerto degli Ska-p) e proprio per questo, nonostante sia una buona canzone, è un no assoluto. E’ un brano che poteva fare chiunque, senz’anima. Chi non sapeva chi fossero… Beh non lo sa ancora.
Maria Antonietta & Colombre: La felicità e basta
Versione anime e zuccherosa (ma con un eccesso di zuccheri, che si sa che fa male) dei Coma Cose, ma che non ci hanno creduto abbastanza. Evidentemente le case discografiche dovevano sostituire la “coppia nella musica ma anche nella vita”.
Leo Gassmann: Naturale
Insignificante come in ogni sua partecipazione a Sanremo. Anche lui urla un po’ troppo ma almeno è intonato.
Francesco Renga: Il meglio di me
Contando il fatto che un tempo cantavi con certi Timoria, “il meglio di te” non è di certo questo. Bravo,
sa cantare, sa fare i suoi vocalizzi ma sembra una caricatura di se stesso.
LDA & Aka7: Poesie clandestine
Non mi è dispiaciuto questo ritmo latino e loro si sono divertiti un sacco ad interpretarla. Nulla di eclatante ma alla fine l'unico commento possibile è: Ma perché no?









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