Volare: Come Franco Migliacci si Svegliò con la Faccia Dipinta di Blu e Cambiò la Musica per Sempre
Era un pomeriggio d'estate del 1957, a Roma, e Franco Migliacci stava aspettando Domenico Modugno per andare al mare. Siccome l'amico tardava, aprì una bottiglia di vino. Ne bevve un po' troppo, si sdraiò sul letto e si addormentò. Al risveglio, frastornato dal caldo e dal vino, i suoi occhi incontrarono due riproduzioni di quadri di Marc Chagall appesi alla parete — Le coq rouge dans la nuit e Le peintre et son modèle — con le loro figure sospese nell'aria, i colori deliranti, quelle mani e quei volti immersi in un blu profondo e irreale. Da quelle immagini, in quello stato sospeso tra il sogno e la veglia, nacquero i primi versi: "Mi dipingevo le mani e la faccia di blu..."
Quella siesta a base di Chagall e vino bianco diventò la canzone italiana più conosciuta al mondo. Oltre 22 milioni di copie vendute. Due Grammy nella prima edizione assoluta della cerimonia. Il numero 1 in America per cinque settimane non consecutive. E un gesto — due braccia spalancate verso il cielo — che cambiò per sempre il modo di stare sul palco.
Il festival, il pugno e Johnny Dorelli
Sanremo, 30 gennaio 1958. L'ottava edizione del Festival aveva ancora tutte le rigidità del caso: i cantanti in frac, le orchestre in giacca, il pubblico seduto in modo composto. La tradizione voleva che ogni canzone fosse eseguita in doppia interpretazione — uno dei due cantanti era quasi sempre un nome noto, l'altro una sorta di sparring partner. Per "Nel blu dipinto di blu", il partner designato era un giovane pressoché sconosciuto di vent'anni: Giovanni Coletto, in arte Johnny Dorelli.
L'aneddoto è diventato leggenda. Dorelli, terrorizzato al punto da non riuscire quasi a camminare, si rifiutava di salire sul palco. C'è chi racconta che Modugno l'abbia convinto con le buone, chi sostiene invece che siano volate parole grosse, e almeno una versione della storia — quella che Dorelli stesso ha evocato negli anni — parla di un bel pugno dato dall'amico Domenico per smuoverlo dall'immobilismo del panico. Vero o no, quel pugno è nella mitologia della canzone.
Quello che è certo è che entrambi salirono sul palco. E che Modugno, al momento del ritornello, fece qualcosa che non si era mai visto prima: spalancò le braccia. Un gesto semplice, quasi infantile — il gesto di chi finge di volare — che in quell'Italia del 1958, ancora inebriata dalla ricostruzione e dalla voglia di futuro, sembrò la cosa più naturale e liberatoria del mondo. Il pubblico rimase in silenzio per qualche secondo. Poi esplose.
Da Polignano al numero 1 in America
Domenico Modugno era nato a Polignano a Mare, in provincia di Bari, il 9 gennaio 1928. Era cresciuto ascoltando le canzoni dialettali della sua Puglia, e aveva sempre portato in sé quell'istinto popolare, quella fisicità nel canto che non era né opera né canzone d'autore ma qualcosa di nuovo. Prima di Sanremo aveva recitato in qualche film, vinto qualche concorso, inciso qualche disco — ma "Nel blu dipinto di blu" era un salto di categoria.
La vittoria al Festival aprì le porte all'Europa. In giugno, Modugno rappresentò l'Italia all'Eurovision Song Contest di Hilversum, in Olanda, arrivando terzo — non abbastanza per vincere, ma abbastanza per farsi conoscere ovunque. Nel frattempo, il singolo era già sbarcato in America. E il 17 agosto 1958, Domenico Modugno salì sul palco dell'Ed Sullivan Show, il programma televisivo americano più potente dell'epoca — lo stesso che, sei anni dopo, avrebbe presentato i Beatles agli States. Il giorno dopo quella performance, "Volare" era al numero 1 della Billboard Hot 100.
Rimase in quella posizione per cinque settimane. E rimase negli anni a venire nella memoria collettiva americana con una tenacia che pochissime canzoni straniere possono vantare.
Dean Martin, Frank Sinatra ed Ella Fitzgerald: tutti pazzi per Volare
Il paradosso di "Volare" è che la versione di Modugno — quella originale, in italiano, con tutta la sua stranezza melodica — era in classifica nello stesso momento in cui la cover di Dean Martin scalava i piani alti delle classifiche inglesi e americane. Due versioni della stessa canzone, in competizione e in complicità, entrambe sul mercato anglosassone. Una cosa praticamente mai vista prima.
Dean Martin cantò la sua versione in una lingua ibrida — parte italiano, parte inglese — con il testo adattato da Mitchell Parish. Raggiunse il numero 12 negli USA e il numero 2 nel Regno Unito. Ma era diversa, più addormentata, più Las Vegas: Modugno ci metteva una fisicità che Martin non aveva. Poi arrivarono anche Louis Armstrong, Ella Fitzgerald, Ray Charles. E i Gipsy Kings, che negli anni Ottanta fecero una versione flamenco-gitana del brano portandola di nuovo ai vertici delle classifiche europee.
Ma il momento più emblematico — quello che ancora oggi fa capire quanto Modugno avesse cambiato qualcosa di strutturale nel modo in cui l'Italia guardava se stessa — arrivò il 4 maggio 1959, a Los Angeles, alla prima cerimonia dei Grammy Awards della storia. "Nel blu dipinto di blu" vinse sia come Record of the Year che come Song of the Year. È rimasta, ad oggi, l'unica canzone non in lingua inglese ad aver mai vinto entrambi questi premi nella stessa edizione.
L'altra storia: il figlio che nasceva mentre il padre non poteva tornare
Mentre "Volare" faceva impazzire l'America, a Roma accadeva qualcosa che Modugno non poté vivere in tempo reale. Sua moglie, l'attrice Franca Gandolfi, diede alla luce il loro primo figlio, Marco, con alcune settimane di anticipo rispetto alla data prevista. Modugno era nel mezzo di una tournée americana che includeva date inamovibili, contratti con penali astronomiche — si parla di cifre intorno ai 100.000 dollari dell'epoca — e la presenza obbligata in televisione dopo il successo dell'Ed Sullivan Show. Non poteva tornare.
Restò in America a cantare Volare — volare, oh oh — mentre in Italia nasceva suo figlio. È uno di quegli aneddoti che sembrano troppo cinematografici per essere veri, e invece sono lì, documentati, a ricordare che il prezzo del successo ha sempre un conto da pagare.
Perché "Volare" è ancora qui
Ci sono canzoni che resistono perché sono belle. E poi ci sono canzoni che resistono perché contengono qualcosa di più grande di loro — un'idea, un gesto, un momento storico cristallizzato in tre minuti e quaranta secondi. "Nel blu dipinto di blu" è entrambe le cose. È bella, certamente, con quella melodia che si impenna e poi si apre come un planare nel vuoto. Ma è anche la fotografia perfetta di un'Italia che nel 1958 aveva voglia di correre, di volare appunto, di liberarsi dalla pesantezza del dopoguerra e proiettarsi nel futuro.
Modugno è morto nel 1994, a Lampedusa, di infarto. Aveva 66 anni. Lasciava una discografia sterminata, una carriera da attore, tre mandati in Parlamento come deputato del Partito Radicale, e quella canzone — sempre quella canzone — che ancora oggi, in qualsiasi angolo del pianeta, basta intonare il primo verso per far scattare un riconoscimento immediato.
Quante canzoni italiane possono dire lo stesso?
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