Eugenio Cugnoli aka Xenyo e la sua immensa cultura musicale
Xenyo, è questo il nome che si è dato Eugenio Cugnoli per distinguersi dagli altri musicisti. Il riferimento a Enya non è casuale, molto apprezzata dall’artista è stata fonte di ispirazione per la scelta del nome d’arte.
Parlare con Eugenio Cugnoli mi ha fatto capire ancora una volta quanto la cultura musicale non possa essere sintetizzata in un semplice articolo di un blog. Sono rimasta ammaliata dalle sue risposte e la visione che ha dato dello stato dell’arte attuale della musica non può non essere condiviso.
Critico al punto giusto senza troppi drammi e guardando la realtà per quella che è, Xenyo ritiene che, se si dovesse continuare a seguire l’onda del presente, il futuro ci porterebbe direttamente nel baratro.
Una visione apocalittica non tanto lontana dalla realtà che viviamo: la conoscenza e la competenza saranno sostituite in tutto o in parte da surrogati e maldestri esperimenti di quelle che spero non verranno mai catalogate come forme d’arte. Si sa in ogni caso che non c’è limite al peggio. La sua è una previsione dettata da un approfondito e costante studio della musica funky, blues, jazz, latin, pop, dance, deep house, ethno e chill out.
Xenyo ha iniziato ad avvicinarsi alla musica alle scuole medie: il cugino di un suo compagno di classe aveva deciso di suonare la batteria e poi il basso. Per Eugenio è stata una folgorazione. Esattamente nel 1979 parte la sua lunga storia d’amore per la musica quando viene seguito dal maestro Paolillo a Genova. Successivamente suonerà chitarra e tastiera fondamentali per gli arrangiamenti da autodidatta e prenderà lezioni di canto da un mezzo soprano.
Oggi si dedica soprattutto al jazz, dove l’ascolto reciproco dei musicisti, la creatività e l’improvvisazione rendono ogni esibizione unica. Miles Davis e Marcus Miller sono ovviamente tra i suoi riferimenti: “hanno portato il jazz verso nuovi scenari con diverse sfaccettature”.
Eugenio Cugnoli è senza ombra di dubbio un musicista della vecchia scuola e non nasconde le sue perplessità riguardo il futuro di batteristi e bassisti, i primi ad essere in parte sostituiti dall’ A.I. Ha avuto la fortuna di vivere negli anni ’70 e primi anni ’80, i migliori dal punto di vista musicale. In quel periodo sono nate le band che oggi, troppo spesso, faticano ad essere ricordate.
Secondo Xenyo ci dovrebbe essere una chiara regolamentazione della musica e, nello specifico, segnare una precisa distinzione tra quella creata con l’A.I. e quella senza. Pone poi l’attenzione sull’uso smodato dell’autotune, prima solo come effetto, ora come totale modifica della voce, anche e soprattutto durante i live. Qui si apre un discorso alquanto complicato che oramai pochi vogliono affrontare.
C’è però da dire una cosa: alcuni generi sono codificati nel senso che per essere definiti tali devono rispettare alcuni requisiti, anche durante i live. È il caso del jazz, della musica latino americana, della musica classica fino all’hard rock e all’ heavy metal.
La speranza di Eugenio è che ci si fermi alla forma ibrida nelle esibizioni live, come accade a Sanremo dove l’orchestra si inserisce alla sequenza di suoni elettronici registrati. Oltre questa combinazione non vede il senso di parlare ancora di musica, si dovrebbe piuttosto catalogare questa forma di espressione creando un mondo a sé. L’innovazione deve essere un supporto alla creatività degli artisti e non una scorciatoia per chi non ha talento e non conosce le basi della musica.
Se dovesse dare un consiglio alle nuove generazioni sarebbe quello di lasciarsi affascinare dal potere e dalla bellezza della vera musica, quella suonata e cantata, di guardare ai grandi classici cercando di carpire trucchi e insegnamenti con occhi curiosi. Agli insegnanti invece ci tiene a dire che, se in un primo momento c’è l’elemento del gioco, successivamente bisogna vedere le reali inclinazioni e qualcosa che assomigli a un talento, anche se momentaneamente nascosto.
Scoprire le attitudini non è facile, è una fase molto delicata che spesso non viene considerata in modo corretto. Per Eugenio forse è questione di DNA. Il suo nonno materno, Goffredo Mari, era un musicista e probabilmente deve a lui il suo talento.
Personalmente ritengo che Eugenio Cugnoli, avendo composto anche colonne sonore per documentari, abbia acquisito una competenza e una sensibilità artistica che si percepiscono immediatamente.
Generalmente compone prima la musica e poi il testo, prediligendo quindi l’elemento principe di ogni sua canzone donandole un significato universale.
Come si può immaginare la produzione artistica di Xenyo è molto ampia e scegliere una canzone non è stato facile.
Io vi propongo “Sunrise”.
Lascio a voi la scoperta di tutte le altre!
La mia speranza è che i giovani di oggi possano in parte vivere la scoperta della musica come è successo per Xenyo: tra i banchi di scuola, in una cantina, alle feste in casa dove si balla e si ascolta musica vera e magari provare a suonare uno strumento!







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