Wolf Alice, quando il buio lascia spazio alla luce: The Clearing inaugura un nuovo capitolo artistico
Nel giugno 2021 mi avventuravo, come faccio solitamente, tra gli scaffali di un negozio di musica, uno dei negozi più rinomati di Roma, nonché uno dei più forniti che abbia mai visto. Esposto sul bancone c’era un album dei Wolf Alice. Li avevo sentiti nominare, in particolare sui portali dedicati all’indie rock, ma non avevo mai ascoltato la loro musica. Sul bancone del negozio, in bella vista e appena arrivati, c’erano la musicassetta, il vinile e il Cd del nuovo lavoro in studio, il terzo, intitolato Blue Weekend.
Da buon collezionista, per mera curiosità, avevo acquistato la musicassetta, prodotta in edizione limitata in quattro differenti colori. Inoltre, tanto per farmi due conti in tasca, la cassetta audio costava meno, perciò l’avevo afferrata senza pensarci troppo. Se l’album non mi fosse piaciuto, l’avrei rivenduto subito, per di più in edizione limitata, ai fan più incalliti.

Ancora oggi, lo ammetto, mi piace scoprire musica proprio come si faceva un tempo, al buio, senza ascoltare anteprime. Una strategia un po’ folle, a pensarci bene, perché il rischio di sprecare denaro c’è. Ma io sono talmente sicuro dei miei gusti musicali e delle mie intuizioni che raramente sbaglio.
Bè, ancora una volta avevo avuto avuto ragione: Blue Weekend mi ha letteralmente sconvolto, un disco di una freschezza incredibile, melodie eccezionali incastonate in brani che flirtano con lo shoegaze, il post punk, l’indie rock, il tutto avvolto in una nebbiosa atmosfera notturna. Per un anno intero l'ho ascoltato a ripetizione.
Un’opera urbana, un suono metropolitano, quando la città dorme, e in copertina la band che sosta alla ferma dell’autobus, sotto la pensilina, in piena notte, è l’immagine stessa del contenuto. Avevo scoperto una nuova grande band, ne ero certo. Una certezza poi confermata con l’ascolto dei primi due album, My Love is Cool, uscito nel 2016, e Visions of a Lie, del 2017. Album meravigliosi, davvero. Neanche a dirlo, ho recuperato l'intera produzione in Cd.
Blue Weekend, almeno secondo il mio giudizio, rappresenta un piccolo classico dell’era moderna, probabilmente sarà considerato uno dei dischi alternativi più belli degli anni Venti, a buon ragione. Con questo lavoro i Wolf Alice non solo hanno acquisito un nuovo ammiratore, ma si sono imposti nel panorama musicale, vendendo 150 mila copie, un miracolo nell’era dello streaming, vincendo il Mercury Prize 2021, seguito dal Brit Awards 2022. A questo punto, il passaggio dalla label indipendente Dirty Hit alla major sembrava scontato. E così è stato.
Il quarto capitolo discografico inaugura il nuovo percorso: il retro-rock di The Clearing
Nel 2025 esce l’atteso The Clearing, il primo album su major, la Columbia. In tanti temevano che la pubblicazione per una grande etichetta potesse snaturare il sound dei Wolf Alice, in parte è andata così. Dal dream pop sulfureo e fascinoso, infatti, la band ha cercato di premere su una maggiore orecchiabilità, evitando però di inoltrarsi nel pop da classifica, recuperando coordinate stilistiche appartenenti al folk rock anni Settanta.

Tra sonorità country e romantiche ballate, che molti hanno associato al sound dei Fleetwood Mac, gli inglesi si sono gettati a capofitto nelle ambientazioni settantiane, a cominciare dal look retrò della copertina, dove la vocalist Ellie Rowsell grida al microfono in abiti vintage, e dal primo singolo, Bloom Baby Bloom, che fa il verso ai musical di un tempo.
The Clearing mostra al pubblico un lato differente della band, tralasciando le sonorità shoegaze per lanciarsi in un viaggio on the road per le strade polverose degli Stati Uniti, recuperando un certo soft rock d’annata. Con omaggi ai Beatles, ai Fleetwood Mac o agli Eagles, nonché al folk dei cantautori degli anni Settanta, il gruppo inglese si focalizza su canzoni minimali, dalla struttura semplice, abbandonando le code astratte e le atmosfere notturne che ne avevano fatto la fortuna.
Forse, già nel precedente album si potevano rintracciare tali coordinate, specialmente nei brani più diretti, come Delicious Things. I tre singoli di The Clearing, Boom Baby Bloom, The Sofa e White Horses, sono diversi, eppure comportano una certa coerenza: se il primo è una specie di musical alla Kate Bush, il secondo singolo è una splendida e delicata ballata al piano, mentre il terzo è un pezzo folk poggiato su un dolce riff chitarristico.
Il resto dell’album? L’apertura è affidata a Thorns, dall’impronta lennoniana, Just Two Girls, personalmente una delle mie preferite, che si appiccica sulla pelle grazie al suo andamento sinuoso, Play It Out e Midnight Song, dalle atmosfere sognanti che sembrano uscite direttamente da Blue Weekend, e le leggiadre Bread Butter Tea Sugar, Safe in the World e Passenger Seat, ideali da ascoltare in viaggio, magari ammirando dal finestrino luoghi desertici e che trasmettono una certa serenità.
Acclamato dalla critica, meno dal pubblico, The Clearing, pur essendo un disco di grande gusto, probabilmente resta l’anello debole dei quattro album prodotti dai Wolf Alice, il più leggero, il più luminoso, il più smaccatamente pop. Se gli amanti dell’indie, alla sua uscita, hanno storto il naso e i fan della band sono stati presi in contropiede, i Wolf Alice hanno acquisito nuovo pubblico, grazie anche alla promozione dell’etichetta, tanto che, da gruppo spalla, sono diventati headliner in importanti festival, riempiendo i palazzetti.
Sicuramente una delle formazioni più talentuose del panorama alternativo, e il successo che stanno ottenendo (su Spotify hanno oltre 3,2 milioni di ascolti mensili) è strameritato. Vedremo con il prossimo album se saranno recuperate le sonorità crepuscolari di inizio carriera o se il nuovo scintillante percorso avrà seguito.









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