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Il Duca Bianco e la Stella Nera

Sembra il titolo di una favola, di una di quelle storielle per bambini che finiscono sempre con buoni insegnamenti e il classico lieto fine ma, purtroppo, in questo caso, non è così. O meglio, non c'è un lieto fine, ma non è nemmeno drammatico... è solo il racconto di una vita. Una vita pazzesca, al di là dei sogni di noi comuni mortali, che però, alla Fine, rimane solo una vita.

Oggi ricorre il decimo anniversario della morte di David Robert Jones, meglio noto come David Bowie. Credo sia inutile stare a sottolineare, come faranno molti articoli oggi, quanto sia stato importante Bowie per la musica e per l'arte in generale, quanto sia stato fuori dagli schemi e quanto abbia precorso i tempi con i suoi look e i suoi personaggi... No, questo sarà un viaggio nei titoli di coda, nelle riflessioni lasciate nell'ultimo lavoro in studio, Blackstar, pubblicato giusto due giorni prima della morte. Una morte che, nonostante l'eclettismo dell'artista e il suo impegno principale nel creare musica, avviene nel silenzio. Blackstar è il suono di questo silenzio, che si riempie di pensieri, visioni, rimorsi, gioie e dolori; la vita che ritorna per un ultimo saluto prima dell'addio decisivo.

Blackstar, il brano di dieci minuti che dà il titolo all'album e che viene posto come prima traccia, parla chiaramente della morte e offre all'ascoltatore la chiave di lettura dell'intera opera. Questo brano è un dialogo con la morte stessa, la "Stella Nera", la quale è venuta a chiamare la sua vittima e in alcuni casi anche a prendersi gioco di lei (come nel verso "e i tuoi sedativi, buuu", dove viene schernito dalla morte chi non sa sopportare il dolore senza l'uso di medicinali) per poi subito rivendicare la propria superiorità su ogni cosa, l'unico vero Essere di ogni esistenza ("Io sono il Grande Io Sono").


I can't answer why (I'm a Blackstar)

Just go with me (I'm not a filmstar)

I'mma take you home (I'm a Blackstar)

Take your passport and shoes (I'm not a popstar)

And your sedatives, boo (I'm a Blackstar)

You're the flash in the pan (I'm not a marvel star)

I'm the Greate I Am (I'm a Blackstar)


David Bowie - Blackstar

Seguono brani ricchi di simbolismo e dal contenuto criptico, di cui si possono dare svariate interpretazioni. Ciò che sembra emergere in brani come Sue (Or in a Season of Crime) e Girl Loves Me, dove i ritmi si fanno più serrati e i suoni più stridenti, è l'assurdità dell'ossessione e delle passioni che perdono il loro senso di fronte all'assurdità del mondo. In particolare con Girl Loves Me sembra apparire chiaramente un risvolto tratto dalla cultura esistenzialista della prima metà del Novecento: quella frase ripetitiva all'interno del brano ("Dove cazzo è finito il Lunedi?") sembra quasi rimandare alla perdita stessa del senso del tempo, in una vita condizionata dalla ripetitività della vita quotidiana quasi fosse una catena di montaggio, dove un giorno vale un altro e quindi che differenza fa il lunedì rispetto agli altri giorni? Nel caso di un artista il "lunedì" potrebbe simboleggiare anche un ritorno alla normalità dopo una vita trascorsa nell'eccesso (mentre un operaio odierno o un cassiere del supermercato potrebbe chiedersi "dove cazzo è finito il weekend?").

David Bowie ci lascia con l'ultimo brano dell'album, I Can't Give Everything Away, dove dice e non dice, mettendoci di fronte un elenco di contrapposizioni che riassume, credo, il senso dell'intera opera e delle sue volontà in punto di morte (sembra che abbia fatto ricorso all'eutanasia).

Seeing more and feeling less

Saying no but meaning yes

This is all I ever meant

That’s the message that I sent

I can’t give everything

I can’t give everything away

I know something is very wrong

The pulse returns the prodigal sons

The blackout hearts, the flowered news

With skull designs upon my shoes


Negare per affermare, scegliere di negare (tramite la morte) la propria esistenza per affermarla ancora di più. In queste poche parole che compongono l'intero testo di quest'ultima canzone Bowie ci mostra ancora una volta il gioco degli opposti dell'esistenza, dove si accumulano gioie e dolori, vita e morte, il bianco e il nero, il bene e il male. Alcune volte può sembrare terribile, ma è ciò che costruisce pezzo pezzo ogni singola esistenza. E questo il Duca Bianco lo sapeva bene: che la sua vita, essa stessa un'opera d'arte, poteva concludersi solo con un'ultima opera, perché la vita come una canzone acquisisce la sua compiutezza solo con l'ultima nota.


You know, I’ll be free

Just like that bluebird

Now ain’t that just like me?

Oh, I’ll be free

Just like that bluebird

Oh, I’ll be free

Ain’t that just like me?

(da Lazarus)





Fonti

Per i testi e alcuni spunti di riflessione: https://www.davidbowieitalia.it/

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