"La chiave di Volta", il nuovo romanzo di Cristina Cireddu

L'uscita de "La chiave di volta", edito da Riccardo Edizioni, è stata l'occasione per una chiacchierata con Cristina Cireddu, l'autrice del romanzo.
Quella con Cristina si è rivelata una conversazione davvero piacevole e stimolante che ha toccato i diversi temi e i molteplici livelli di lettura che il romanzo da lei scritto arriva a contenere.
La sinossi
Emily e Matteo hanno attraversato Milano negli stessi luoghi, a volte a pochi minuti
di distanza, a volte nello stesso identico istante. Eppure non si sono mai visti.
Lei restaura capolavori del passato tra Brera e le chiese della Toscana, riportando alla
luce bellezze dimenticate. Lui progetta il futuro e insegue il sogno di costruire nel
deserto. Entrambi oltre i trentacinque anni, entrambi col dubbio che l'amore – quello
vero – non esista.
Ma qualcosa di più grande li sta avvicinando. Da un bar milanese a una stazione
affollata, dalle sale del Louvre alle colline toscane, i loro passi si intrecciano senza che
lo sappiano. Pagina dopo pagina, una domanda cresce nel lettore: si incontreranno
mai?
La chiave di volta è un romanzo sull'amore che si costruisce prima ancora di nascere,
sull'arte come filo invisibile che unisce generazioni e destini, e sul momento in cui il
caso smette di giocare a nascondino.
Il mio primo pensiero, leggendo la sinossi, è andato al film " Serendipity" (piccolo gioiellino interpretato da John Cusack e Kate Beckinsale) e a come il fato, nel senso greco del termine, sia un destino ineluttabile.
Parlando con Cristina , ho scoperto che il fato, oltre che essere co-protagonista del romanzo (tanto quanto Emily e Matteo), è anche una presenza costante per l’autrice., che vede le coincidenze nella sua vita.
I Segni
Tra i segni che hanno contribuito alla costruzione dell'opera, (iniziata oltre dieci anni fa!) va sicuramente citata la frequentazione della zona di Piazza Gae Aulenti durante gli anni in cui la stessa prendeva forma, è qui, a Milano, in zona stazione Porta Garibaldi, che Cristina transitava per recarsi ad un corso di Scrittura Creativa. Ed è qui che lei, da sempre appassionata di architettura e di arte, ha iniziato a porsi domande sulle persone che incrociava, domande come chissà se ci siamo mai trovati nello stesso posto? ... Chissà quante volte, prima di conoscere una persona, ci si è trovati con essa nello stesso luogo senza nemmeno scambiarsi un saluto
Da queste "intuizioni" nasce la trama del romanzo, una serie di vicissitudini che vedono Matteo ed Emily, lui brillante architetto convinto che tutto abbia una fine naturale e che il bello vada sempre creato dal nulla, mentre lei restauratrice d'opere d'arte che, al contrario di Matteo, crede nell'intramontabilità della bellezza, trovarsi spesso nello stesso luogo senza incontrarsi mai, o forse sì...
Due protagonisti che il lettore immagina destinati a stare insieme, una coppia per cui fare il tifo contro quel Fato che sembra volerli tenere distanti, o forse no... Forse il lettore parteggerà per John, collega di Matteo e pretendente di Emily con la quale condivide la visione della bellezza e dell'arte.
I protagonisti
Detto che il fato è il convitato di pietra di questo romanzo e gioca nel ruolo di deus ex machina discreto e silenzioso, sono Emily e Matteo i veri protagonisti. L'autrice li ha costruiti in maniera convincente ed esaustiva, rendendoli contemporanei. Essi hanno una vita piena, un lavoro che amano, eppure... Eppure ci sono delle ombre, che l'autrice mette in mostra. Matteo è fidanzato con una bellissima ragazza, ma non è pienamente felice, rincorre il suo sogno professionale ma, nel momento stesso in cui si trova lì lì per poterlo realizzare si rende conto che il suo sogno è già la realtà di qualcun'altro.
Emily è una donna emancipata e libera, svolge un lavoro che le piace ma che le presenta il conto: quella bellezza che, nell'arte, lei contribuisce a fissare sempre nello stesso punto del tempo è la stessa che, invece, per lei e per i suoi affetti risulta essere effimera, non la si può restaurare, invecchia, e questa consapevolezza la turba.
Così come Matteo arriverà a riflettere anche sul "costo" umano che il suo sogno avrebbe comportato anche Emily, non prima di aver ascoltato anche le voci dei fantasmi buoni , ossia gli spiriti degli artisti che hanno creato le opere che restaura, troverà il modo di affrontare il tempo che passa grazie all'incontro con un vecchio zio.
E l'amore? Direte voi, beh, l'amore l'ho lasciato per ultimo, volutamente. L'amore non è protagonista, almeno in senso stretto, ma è una sorta di escamotage grazie al quale, mentre il lettore continua a chiedersi se Matteo ed Emily si incontreranno, l'autrice riesce a dar forma ad una trama dalla quale emergono, oltre alla complessità dei protagonisti, anche la sua passione (e preparazione) per l'arte, per l'architettura e per la bellezza in genere.
La chiave di volta è un romanzo che ha, pur nella sua leggerezza, una stratificazione che porta a poterlo leggere a più livelli.
I livelli
Forse è un altro segno, forse è voluto o, forse, come amerebbe definirla l'autrice (N.d.R), si tratta solo di una coincidenza ma, proprio come piazza Gae Aulenti, da cui tutto è partito, anche il romanzo di Cristina si configura su più livelli.
La chiave di volta è come un profumo, ha note di testa, di cuore (o di mezzo) e note di fondo.
La nota di testa, la prima che si percepisce, quella che arriva anche ai nasi meno allenati, è quella della storia d'amore, quella che mette in testa al lettore la voglia di scoprire se Matteo ed Emily si incontreranno e si metteranno insieme così come sembra voglia il destino.
La nota di mezzo arriva poco dopo e ci parla di arte e di architettura attraverso la visione che di esse hanno i protagonisti principali, visioni quasi opposte che ci permettono di chiedere a noi stessi quale sia la nostra idea, siamo più Matteo o più Emily?
La nota di fondo, quella che arriva per ultima, è quasi una nota filosofica sulla bellezza e sul rapporto che abbiamo con essa, siamo in grado di apprezzarla per il suo valore oggettivo e assoluto? o siamo più affascinati dal suo lato effimero rischiando così di arrivare ad avere paura di perderla e, cioè, di invecchiare?
La chiave di volta è un romanzo davvero molto interessante, leggero ma profondo, ricco di spunti e in grado di portarci a rivolgere a noi stessi domande mai banali, ed è quello che Cristina Cireddu si augurava potesse accadere ai lettori.
Se questa recensione vi ha incuriosito e volete saperne di più riguardo a Cristina, alle sue opere e al suo lavoro potete farlo qui:
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