Ponte del Diavolo - De Venom Natura: il veleno servito durante l'antico rituale
I ponti del diavolo sono tradizionali strutture presenti in tutta Europa, realizzati in pietra o in muratura, in una forma particolare chiamata "a schiena d’asino”, richiamando la caratteristica curvatura che, durante il Medioevo, era associata a superstizioni e all’artificio del Diavolo. Si tratta di una caratteristica asimmetrica antica e folkloristica, affascinante sia visivamente che concettualmente.
Se esiste una città italiana simbolo dell’occultismo, delle arti magiche e del diabolico, questa è Torino, e non è un caso se i torinesi Ponte del Diavolo fanno propria sia la denominazione di questi ponti che la loro essenza strutturale, proponendo un genere particolarissimo che miscela metal, folk e post punk. Un ibrido decisamente convincente e originale che ha sedotto tutti sin dagli esordi, trasformandoli nelle migliori realtà metal italiane e non solo.
Costantemente in bilico tra black metal, doom metal, folk metal e goth, i Ponte del Diavolo cantano di rituali misteriosi, di nenie esoteriche e luciferine, di pratiche occulte e notturne, spaziando da un genere all’altro, mescolando le carte in tavola, testimoniando una libertà stilistica che ha dell’incredibile ed eseguita con estrema maestria.
Non è semplice mischiare generi differenti, specie se questi sono agli antipodi, come ad esempio il doom metal, quadrato, lento e velenoso, con il black metal, dalle accelerazioni in blast beat e urla sguaiate. Eppure, le ambientazioni e le atmosfere, comuni in tutti questi generi, aiutano a riordinare le tessere del puzzle e a comporre una musica vincente e ben strutturata.
Violenza e seduzione in una danza ancestrale
Fondati nel 2020, nei primi due anni i Ponte del Diavolo hanno prodotto tre Ep (Mystery of Mystery - Sancta Menstruis - Ave Scintilla!), oggi riuniti nella raccolta del 2024 Tre: The Ep Collection. La firma per la prestigiosa etichetta Season of Mist conferma la qualità del progetto e l'interesse riscosso nel mondo, tanto che è con la pubblicazione del primo album completo, Fire Blades From the Tomb che arriva la consacrazione su suolo internazionale. Un disco bellissimo, cantato in parte in italiano, seducente, oscuro, alchemico e tribale, dove la band esplora tutte le sfumature nere del proprio animo.

Quest’anno, i Ponte del Diavolo sono tornati sul mercato con un secondo full length, intitolato De Venom Natura, un disco che si snoda tra crepuscolari sonorità, sinuose melodie folkloristiche e ambientazioni boschive. Introdotto da una copertina stregonesca, disegnata in stile fumetto e in bianco e nero, De Venom Natura richiama i temi della metamorfosi, della natura selvaggia, del decadimento fisico e morale, prima della rinascita. Il ciclo della vita è la tematica portante dell’intero album, con il veleno che è simbolo di morte, ma che rappresenta anche il passaggio dalla ragione alla follia.
Una questione di avvelenamento: la natura del veleno in sette brani

Il nuovo De Venom Natura è culto, nel vero senso del termine, poiché raggruppa l'insieme di rituali e di pratiche religiose attraverso cui onorare gli spiriti della foresta, sviluppando e ampliando la formula già sperimentata nei primi tre Ep e in Fire Blades From the Tomb, trovando una dimensione perfettamente equilibrata. Tutto, in questo lavoro, si incastra alla perfezione: le dinamiche darkwave, i rallentamenti doom, le accelerazioni black, creando forme inquietanti e viscerali che rimandano alla tradizione pagana e alla vita contadina in epoca antica.
Erba del Diavolo (Elena Camusso), vocalist di razza, canta di superstizioni e di tribalismo, alternando grida a toni ipnotici, in una tecnica molto vicina alla recitazione teatrale. Spirt, Blood, Poison, Ferment! è una scintilla di psichedelia che trasmette inquietudine, Delta-9, con i suoi 9 minuti di durata, lascia col fiato sospeso e crea tensione per l'intera durata, mentre Lunga Vita alla Necrosi e la title-track Il Veleno della Natura sono schegge che trattano di decadimento psicofisico.
Silence Walk With Me, che vede la partecipazione al microfono di Gionata Potenti, e il notturno brano di apertura Every Tongue Has Its Thorns sono pura drammaticità. Infine si arriva alla conclusiva In the Flat Field, cover di un classico dei Bauhaus, a ricordare il profondo legame dei Ponte del Diavolo, concettualmente, esteticamente e musicalmente, con il primo post punk. Sette brani, come i sette vizi capitali.
De Venom Natura è un album coraggioso, dalla forma insolita. Ed è proprio la sua natura imprevedibile a renderlo misterioso, magico, di ampio respiro e tutto da scoprire, ascolto dopo ascolto. Gli arrangiamenti e i timbri insoliti rappresentano l’identità stessa del gruppo piemontese, il quale, proprio come quei caratteristici ponti medievali incurvati, incarna un qualcosa di oscuro e inconcepibile, dalla natura luciferina.
Un disco stratificato, demoniaco, folkloristico, stregonesco, che tanto assomiglia a una danza macabra nel bosco, immersi nella fitta vegetazione, contornati da spiriti inquieti e rischiarati dal pallido plenilunio. Basta una goccia di veleno per rimanerne sedotti.
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