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Ponte del Diavolo - De Venom Natura: il veleno servito durante l'antico rituale

15 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

I ponti del diavolo sono tradizionali strutture presenti in tutta Europa, realizzati in pietra o in muratura, in una forma particolare chiamata "a schiena d’asino”, richiamando la caratteristica curvatura che, durante il Medioevo, era associata a superstizioni e all’artificio del Diavolo. Si tratta di una caratteristica asimmetrica antica e folkloristica, affascinante sia visivamente che concettualmente.


Se esiste una città italiana simbolo dell’occultismo, delle arti magiche e del diabolico, questa è Torino, e non è un caso se i torinesi Ponte del Diavolo fanno propria sia la denominazione di questi ponti che la loro essenza strutturale, proponendo un genere particolarissimo che miscela metal, folk e post punk. Un ibrido decisamente convincente e originale che ha sedotto tutti sin dagli esordi, trasformandoli nelle migliori realtà metal italiane e non solo.



Costantemente in bilico tra black metal, doom metal, folk metal e goth, i Ponte del Diavolo cantano di rituali misteriosi, di nenie esoteriche e luciferine, di pratiche occulte e notturne, spaziando da un genere all’altro, mescolando le carte in tavola, testimoniando una libertà stilistica che ha dell’incredibile ed eseguita con estrema maestria.


Non è semplice mischiare generi differenti, specie se questi sono agli antipodi, come ad esempio il doom metal, quadrato, lento e velenoso, con il black metal, dalle accelerazioni in blast beat e urla sguaiate. Eppure, le ambientazioni e le atmosfere, comuni in tutti questi generi, aiutano a riordinare le tessere del puzzle e a comporre una musica vincente e ben strutturata.


Violenza e seduzione in una danza ancestrale


Fondati nel 2020, nei primi due anni i Ponte del Diavolo hanno prodotto tre Ep (Mystery of Mystery - Sancta Menstruis - Ave Scintilla!), oggi riuniti nella raccolta del 2024 Tre: The Ep Collection. La firma per la prestigiosa etichetta Season of Mist conferma la qualità del progetto e l'interesse riscosso nel mondo, tanto che è con la pubblicazione del primo album completo, Fire Blades From the Tomb che arriva la consacrazione su suolo internazionale. Un disco bellissimo, cantato in parte in italiano, seducente, oscuro, alchemico e tribale, dove la band esplora tutte le sfumature nere del proprio animo.


Il primo full length Fire Blades From the Tomb, 2024
Il primo full length Fire Blades From the Tomb, 2024

Quest’anno, i Ponte del Diavolo sono tornati sul mercato con un secondo full length, intitolato De Venom Natura, un disco che si snoda tra crepuscolari sonorità, sinuose melodie folkloristiche e ambientazioni boschive. Introdotto da una copertina stregonesca, disegnata in stile fumetto e in bianco e nero, De Venom Natura richiama i temi della metamorfosi, della natura selvaggia, del decadimento fisico e morale, prima della rinascita. Il ciclo della vita è la tematica portante dell’intero album, con il veleno che è simbolo di morte, ma che rappresenta anche il passaggio dalla ragione alla follia.


Una questione di avvelenamento: la natura del veleno in sette brani


Il nuovo album De Venom Natura, Season of Mist, 2026
Il nuovo album De Venom Natura, Season of Mist, 2026

Il nuovo De Venom Natura è culto, nel vero senso del termine, poiché raggruppa l'insieme di rituali e di pratiche religiose attraverso cui onorare gli spiriti della foresta, sviluppando e ampliando la formula già sperimentata nei primi tre Ep e in Fire Blades From the Tomb, trovando una dimensione perfettamente equilibrata. Tutto, in questo lavoro, si incastra alla perfezione: le dinamiche darkwave, i rallentamenti doom, le accelerazioni black, creando forme inquietanti e viscerali che rimandano alla tradizione pagana e alla vita contadina in epoca antica.



Erba del Diavolo (Elena Camusso), vocalist di razza, canta di superstizioni e di tribalismo, alternando grida a toni ipnotici, in una tecnica molto vicina alla recitazione teatrale. Spirt, Blood, Poison, Ferment! è una scintilla di psichedelia che trasmette inquietudine, Delta-9, con i suoi 9 minuti di durata, lascia col fiato sospeso e crea tensione per l'intera durata, mentre Lunga Vita alla Necrosi e la title-track Il Veleno della Natura sono schegge che trattano di decadimento psicofisico.


Silence Walk With Me, che vede la partecipazione al microfono di Gionata Potenti, e il notturno brano di apertura Every Tongue Has Its Thorns sono pura drammaticità. Infine si arriva alla conclusiva In the Flat Field, cover di un classico dei Bauhaus, a ricordare il profondo legame dei Ponte del Diavolo, concettualmente, esteticamente e musicalmente, con il primo post punk. Sette brani, come i sette vizi capitali.



De Venom Natura è un album coraggioso, dalla forma insolita. Ed è proprio la sua natura imprevedibile a renderlo misterioso, magico, di ampio respiro e tutto da scoprire, ascolto dopo ascolto. Gli arrangiamenti e i timbri insoliti rappresentano l’identità stessa del gruppo piemontese, il quale, proprio come quei caratteristici ponti medievali incurvati, incarna un qualcosa di oscuro e inconcepibile, dalla natura luciferina.


Un disco stratificato, demoniaco, folkloristico, stregonesco, che tanto assomiglia a una danza macabra nel bosco, immersi nella fitta vegetazione, contornati da spiriti inquieti e rischiarati dal pallido plenilunio. Basta una goccia di veleno per rimanerne sedotti.




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