Addio Maestrone
- Giuseppe Truddaiu

- 1 giorno fa
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Si è spento Francesco Guccini, aveva 86 anni.
La morte di Guccini è la perdita di un altro importantissimo tassello di quel meraviglioso mosaico che chiamiamo cantautorato italiano.
Inizia la sua carriera nel 1967 con l'album Folk beat n. 1. L’album non fa subito scalpore, ma contiene già pezzi destinati a restare, come Auschwitz e In morte di S.F. (poi nota come Canzone per un’amica).
Nel 1972, con Radici, il suo quarto disco, arriva la sua vera affermazione come uno dei più amati cantautori italiani soprattutto grazie a quella che, probabilmente, rimane la sua canzone più famosa, La Locomotiva, un'epica ballata ispirata a un fatto storico di fine Ottocento: un anarchico che dirotta un treno. Il brano diventa un emblema della sinistra italiana e fissa l’immagine pubblica di Guccini come autore “impegnato” anche se, almeno per chi scrive, è un'etichetta che lo racconta solo in parte perché se è vero che non si è mai tirato indietro dall'esporre il suo credo politico e dall'esprimere opinioni senza temere di perdere consensi, è altrettanto vero che sia stato uno straordinario pittore che, sulle proprie tele, ha fissato soggetti quali provincia, amicizie, delusioni, memoria, vecchiaia, disincanto.
La sua umiltà, il suo essere consapevole di non essere né un musicista virtuoso né, tantomeno, un cantante tecnicamente eccelso gli hanno permesso di costruire un rapporto realmente schietto e sincero con il suo pubblico e di essere sempre sé stesso, nella vita di tutti i giorni così come durante i live che, come ovvio che fosse, non si appoggiavano su scenografie, effetti o chissà quali trovate ma piuttosto sulla ricerca di un rapporto reale, un rapporto che nelle nostre vite tendiamo a ricreare quando siamo in compagnia dei nostri amici, ecco, i suoi concerti, e la sua musica, erano questo, una lunghissima tavolata con la tovaglia a quadrettini biancorossi e qualche macchia di Lambrusco di una qualche osteria di paese di cui Francesco era l'oste, un oste a prima vista burbero, un po' nonno di Heidi, ma in realtà estremamente accogliente ed empatico e sempre pronto a prendere in mano la chitarra per raccontare storie che già conoscevamo e che tenevamo sepolte sotto uno strato di polvere che lui, quell'oste un po' filosofo, cacciava via con un colpo di quel canovaccio che teneva sulla spalla...
Questa è l'immagine che ho sempre avuto di Guccini.
D'altronde me lo aveva già detto lui ne L'avvelenata
mi piace far canzoni e bere vino
mi piace far casino, poi sono nato fesso
e quindi tiro avanti e non mi svesto
dei panni che son solito portare
ho tante cose ancora da raccontare
per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!
Per accompagnare l'ultimo viaggio del Maestrone vi lascio con quello che per me è il suo capolavoro
Arrivederci Francesco.







Articolo scritto da uno che di musica ne sa....
E' stato un grande