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Benedetta Scandale racconta le storie che nascono nel silenzio…




Sta per arrivare un nuovo lavoro intenso e profondamente emotivo firmato da Benedetta Scandale.


Il 13 marzo esce in silenzio, un EP che mette al centro uno dei temi più complessi e universali: la comunicazione. Un viaggio tra parole dette, parole non dette e silenzi che a volte feriscono… ma che altre volte sanno raccontare molto più di mille frasi.


Questo nuovo progetto nasce come naturale continuazione del precedente EP Resta: non a caso i due titoli insieme formano quasi una frase, “resta in silenzio”. Un invito a fermarsi, ad ascoltarsi e a trovare dentro di sé le risposte anche nei momenti più difficili.


Tra i brani dell’EP troviamo storie intime e personali che si intrecciano con quelle di altre persone, creando un racconto corale fatto di emozioni condivise. Dal silenzio che isola raccontato in Sabbia, fino alla possibilità di ritrovarsi anche senza parole in Nebbia.


Non manca poi la collaborazione con SindroMe nel brano Come stai, che mette a nudo tutte le fragilità del dialogo emotivo.


in silenzio è un lavoro maturo, sincero e diretto: un EP che invita ad ascoltare — non solo la musica, ma anche se stessi e gli altri.


Perché a volte, proprio nel silenzio, si nascondono le parole più importanti. 🎧



1. Il 13 marzo esce in silenzio: come nasce questo EP e qual è stata la scintilla iniziale che ti ha portato a scriverlo?


2. Il tema centrale è la comunicazione, tra parole e silenzi. Perché hai scelto proprio questo argomento?


3. Il titolo in silenzio è scritto in minuscolo, come nel tuo precedente EP Resta. È una scelta estetica o c’è anche un significato più profondo?


4. Rispetto ai tuoi lavori precedenti, in questo EP racconti anche storie di altre persone oltre alle tue. Com’è stato trasformare esperienze altrui in canzoni?


5. L’EP sembra muoversi tra dimensione personale e collettiva. Quanto è importante per te creare connessioni con chi ascolta?


6. Sabbia è uno dei singoli che anticipano l’EP: che tipo di silenzio racconta questa canzone?


7. In Nebbia invece il silenzio sembra avere un significato diverso, quasi positivo. Ci racconti questo contrasto?


8. “Come stai”, realizzata con SindroMe, parla delle fragilità nel dialogo emotivo. Come è nata questa collaborazione?


9. Il brano “Dodici” tocca un tema molto delicato come i silenzi nelle relazioni familiari. È stato difficile scrivere una canzone così?

Tu che rapporto hai con la tua famiglia?


10. “Adesso” nasce come freestyle su Instagram e poi è diventata una canzone completa. Come cambia un brano quando passa da un momento spontaneo a una produzione più strutturata?


11. Ascoltando l’EP si percepisce una crescita artistica. In cosa senti di essere cambiata rispetto ai tuoi primi lavori?


12. Quando scrivi, parti più spesso da un’emozione, da una frase o da una melodia?


13. Che ruolo ha il silenzio nella tua vita, oltre che nella tua musica?


14. Cosa speri che le persone portino con sé dopo aver ascoltato questo EP?




1.


L’EP nasce dal desiderio di continuare la narrazione di resta. Non è un caso che in silenzio sia scritto in minuscolo: volevo sottolineare proprio questa continuità. I due titoli insieme formano una frase: resta in silenzio.


Se in resta parlavo del rimanere nelle situazioni anche più difficili e dell’attraversare il dolore, in questo EP approfondisco il tema della comunicazione: come comunica il silenzio e quanto sia importante imparare ad ascoltarsi. Credo che, anche nei momenti più bui, le risposte siano sempre dentro di noi.


2.


Perché la comunicazione è un tema che mi affascina molto. Penso di essere una persona a cui piace comunicare tanto, non solo attraverso la musica ma anche attraverso le parole.


Allo stesso tempo mi interessava raccontare l’altra faccia della comunicazione: il silenzio. A volte il silenzio riesce a dire molto più di mille parole.


3.

In parte ho già risposto, ma sì: il gioco era proprio quello di creare la frase resta in silenzio.


L’idea è che se rimaniamo nelle difficoltà e impariamo ad ascoltarci, a stare anche bene nel nostro silenzio, riusciremo sempre a trovare la risposta giusta per noi.


4.

Rispetto a resta, che era davvero come un diario segreto, qui ho sentito il bisogno di raccontare anche storie che mi sono passate accanto e che hanno risuonato con il mio modo di vivere e di sentire.


È stato bello provare a raccontare anche vite di altri, sempre ovviamente dal mio punto di vista. Credo che gli altri siano sempre una grande fonte di arricchimento. Attribuire valore a sguardi diversi dal mio mi ha aiutata a capire anche molte cose di me mentre scrivevo questo disco.


5.


Per me è davvero il centro di tutto. Io scrivo sicuramente per me stessa, ma il desiderio è quello di far sentire meno sole le persone.


È come dire: “Ehi, l’ho provato anche io. So come ci si sente”. Ma allo stesso tempo voglio lasciare anche un messaggio di speranza: qualsiasi sia il momento che stiamo vivendo, passerà e ne usciremo comunque diversi.


Io credo che il cambiamento sia sempre positivo. A spaventarmi davvero è l’idea di restare fermi. Se con le mie canzoni riesco anche solo un po’ a far sentire qualcuno meno solo, allora significa che sto facendo bene il mio lavoro.


6.


In Sabbia il silenzio è visto in modo negativo. Racconto il silenzio della solitudine che, se vissuto troppo a lungo — magari insieme all’uso assiduo dei social — può portare a perdersi, a sentirsi tagliati fuori, a pensare che tutti gli altri siano felici mentre tu sei rimasto fermo.


In realtà, quando riesci a uscire da quel silenzio troppo prolungato e ti apri agli altri, scopri che siamo tutti sulla stessa barca. La vita è difficile per tutti. In questi casi il confronto è salvifico: comunicare ti salva.


7.


Io vivo in Pianura Padana, dove la nebbia è praticamente la nostra migliore amica. Ho voluto usarla come metafora per raccontare una relazione di coppia in crisi.


Tra le due persone c’è questa nebbia che rende il dialogo sempre più difficile. Ma se si trova la strada giusta, anche restare in silenzio insieme può diventare un modo per ritrovarsi. A volte basta prendersi per mano e sentire l’altro, senza bisogno di tante parole.


8.


Zibba è stato il collante di tutto. Grazie a lui ho avuto la possibilità di incontrare artisti e mondi molto diversi dal mio, che però attraverso la musica riescono comunque a intrecciarsi.


Sara è stata bravissima a cogliere il senso del messaggio del brano. La collaborazione tra noi è stata davvero naturale e spontanea.


9.


Io ho un bellissimo rapporto con la mia famiglia. Siamo tanti e sparsi per l’Italia, e a volte questa distanza ci fa sentire lontani. Però nessuna distanza è davvero troppo grande quando si parla di amore familiare.


È una canzone molto intima per me: dentro ci sono tanti luoghi, tante persone e tanti affetti. Racconta un silenzio lungo dodici anni che trova finalmente voce attraverso questa canzone.


10.

All’inizio è stato davvero un flusso di coscienza: l’ho scritta in mezz’ora.


Poi sui social è piaciuta molto e abbiamo deciso di inserirla nel disco, strutturandola meglio. Anche la seconda parte però è nata molto velocemente, proprio perché non volevo snaturare quella spontaneità.


Adesso è una delle canzoni più di pancia che abbia mai scritto: zero ragionamenti, zero paranoie, solo flusso.


11.


Questo disco per me è particolare, perché da una parte lo sento molto più ragionato del primo, ma allo stesso tempo anche molto più spontaneo.


Scriverlo è stato più facile rispetto a resta, anche se in realtà ci ho pensato molto di più. È difficile da spiegare.


Mi sento cambiata e credo di aver sperimentato molto, soprattutto a livello musicale insieme a Zibba. Ho cercato di rimanere sempre me stessa, senza snaturarmi, ma facendo anche tutte quelle cose che nel primo lavoro non avevo fatto: ho messo più voce, più ritmo, qualcosa di leggermente più “up”.


Io sono molto soddisfatta del risultato e spero che piaccia quanto piace a me.


12.


Dipende. Posso partire davvero da qualsiasi cosa: una frase, una melodia che canto o che suono, una conversazione, una notte di insonnia che mi fa pensare troppo, oppure semplicemente da un ritmo.


Per me l’ispirazione è ovunque. Cerco solo di stare attenta a raccoglierla nel momento giusto, a prescindere dalla forma in cui arriva.


13.

Per me il silenzio è estremamente importante, tanto che cerco di usarlo molto anche nelle mie canzoni. Quando scrivo mi piace lasciare spazio, creare dei vuoti.


Lo faccio perché credo davvero che anche i silenzi comunichino, ed è proprio il centro di questo disco. Sono convinta che il silenzio non sia solo qualcosa di negativo: ha anche tante dimensioni positive.


In questo EP ho provato ad affrontarle tutte, o almeno quelle che ho sperimentato personalmente. Penso che ascoltarsi sia fondamentale e che a volte il silenzio sia quasi salvifico, necessario per ritrovarsi e capire quali sono davvero le nostre priorità.


14. Un momento di conforto, la voglia di riscoprire il tempo con se stessi senza dover fare chissà cosa, la voglia di ascoltarsi di più ma soprattutto la voglia di ascoltare i silenzi degli altri.

 
 
 

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