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Burdoski le sorprese del fato.


“Il cavaliere errante senza innamoramento è come arbore spoglio di fronde e privo di frutta; è come corpo senz'anima.” (Don Chisciotte di Miguel de Cervantes).


Dal romanzo de “L’Idiota” di Fëdor Dostoevskij considerato uno dei massimi capolavori della letteratura russa, Alessandro Paolucci, di origini romane, ha scelto il nome d’arte: Burdoski.

Il nome reso più italianizzato, foneticamente più attraente nel suono, e per la sua facilità nell’essere ricordato, Alessandro Paolucci, appunto Burdoski, ha voluto dare nuova linfa e vita ad un personaggio negativo trasformandolo in positivo.

In poche parole, ha voluto dare una seconda chance con la redenzione di Burdoski, sentendosi un po’ simile a lui non nell’avidità, ma nell’essere impostore, e si intende... musicalmente parlando.

Burdoski è un polistrumentista, un produttore e autore, ma è anche un pittore appassionato di arte astratta.


Nelle lastricate vie romane e nei leggendari locali come il “Piper” ha trovato posto la voglia di mettersi in gioco dapprima come bassista per delle band, e dopo come chitarrista e autore di brani. Le osterie e i borghi del lungo Tevere non sono più sufficienti a sfamare Alessandro alias “Burdoski” dalla voglia di crescere professionalmente e, quindi, parte per posti che sappiano suscitare delle emozioni e ad arricchire il proprio bagaglio culturale: Sud Africa e Belgrado per citarne alcune.



Grazie al contributo del cognato e produttore Marko Benini inizia per Burdoski un percorso personale e musicale cadenzato da una irrefrenabile voglia di mettersi in gioco con dei brani rivisti e riarrangiati usciti finalmente dal cassetto.

Che dire... un artista decisamente non possessivo o geloso dei propri brani, aperto alle collaborazioni con altri artisti, ne condivide i contenuti, crede nel confronto per poter crescere, e sperimentare nuovi sound e nuovi orizzonti.


La sua idea di musica è una produzione decisamente home made che abbraccia generi e sottogeneri che vanno dal pop elettronico al rock alternativo e indie.

I titoli,forti, nudi e crudi come: Spara, La tua centrifuga, Pelle e ossa, non ingannano, non promettono, ma ti lanciano dentro al testo dove la musica sembra suggerire le parole.

Il suono onomatopeico del testo suggerito dalla frequenza degli strumenti è travolgente, elettrico e crudo. Un” overtone” di frequenze sommate ad altre frequenze.



Scrivere canzoni oramai è diventata una sua esigenza. Non importa cosa pensa la gente, non importa cosa in realtà si vuole comunicare nel testo, l'importante come dice Burdoski è portare o meglio far uscire in ciascun ascoltatore un sentimento o una pur piccola emozione, perché ognuno di noi ha un modo diverso e personale di approcciarsi alla musica.

I suoi primi tre inediti hanno avuto un buon riscontro su Spotify raggiungendo in pochissimo tempo migliaia di ascoltatori. Burdoski confessa di avere ancora canzoni nascoste nel cassetto e a noi non spetta altro che attendere che i tempi siano maturi per ascoltarle.


Recensioni scritte a modo mio

di Bresciani Enrico.


Alla prossima, Ciao a tutti!


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