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Christian Sudano rappresenta con la musica il suo sguardo filosofico sul mondo.





Siamo molto contenti di avere questo ragazzo qui con noi oggi. Si definisce quasi giovane, nonostante lui abbia solo 23 anni. Scopriamo perché...


Intervista a cura di Riccardo Russo


C. Sudano:

Il mondo corre troppo e noi per stargli dietro dobbiamo inseguirlo e stare al suo passo, ma io penso che bisognerebbe stare al ritmo della natura, che scorre più lentamente.


R. Russo:

Avete visto? Già possiamo notare la profondità delle sue parole...però ti faccio una domanda...tu studi filosofia...perché un ragazzo del 2022, bombardato dai social, decide di studiare filosofia?


C. Sudano:

Il motivo non è stato di certo lo sbocco lavorativo, ma ero certo che sarebbe stata la strada giusta per me. Ho sempre avuto uno sguardo filosofico sul mondo. La filosofia aiuta a pensare e ad agire nel mondo.


R. Russo:

Perché hai iniziato a scrivere canzoni?


C. Sudano:

Ad un certo punto, due anni e mezzo fa, ho passato un periodo particolare ed ho cominciato a scrivere, mettendo le dita sul pianoforte. Sentivo la necessità di comunicare, dato che a parole non so esprimere completamente i miei sentimenti.


R. Russo:

Di cosa trattano i tuoi brani?


C. Sudano:

In generale scrivo della vita di tutti i giorni. Provo ad essere ricettivo e a tradurre in musica ciò che mi accade. Cerco di non essere stronzo, inerme, come disse Lucio Dalla in una sua intervista.


R. Russo:

Quando incontri una persona inerme, apatica, sei proattivo o lasci perdere?


C. Sudano:

Innanzitutto provo a parlare e vedere se ci sono dei tratti comuni. Se non ci sono mi intristisco perché penso...cavolo...rilassati, non essere sulla difensiva...tutto ciò che accade fallo entrare nella tua vita. Il mondo non è solo una battaglia.


R. Russo:

Come avviene la produzione dei tuoi brani?


C. Sudano:

Di solito mi siedo al piano e inizio a suonare. Poi registro con il cellulare in maniera grezza e lo affido al mio produttore che mi consiglia cosa aggiungere.


R. Russo:

Per quanto riguarda le sonorità a cosa ti ispiri in particolare?


C. Sudano:

Sono cresciuto ascoltando molta musica cantautorale: da piccolo mia zia mi faceva sentire De Gregori...non so perché in un periodo mi ero fissato con lui. Poi ho ascoltato Lucio Dalla e Jovanotti.


R. Russo:

Parlaci del tuo brano.


C. Sudano:

Peschereccio, questo è un brano scritto e composto da me, che parla del non prendersi troppo sul serio quando le cose si fanno troppo grandi ed essere un po' come un peschereccio, che attinge dalla vita per restituire vita.




R. Russo:

Ci vuoi parlare della scelta del formato video?


C. Sudano:

Avevo intenzione di creare qualcosa di vintage, sia per le sonorità (per la scelta del sax), sia per l'idea di poter creare un filmino che desse l'idea di qualcosa di umile, di lento, proprio perché l'argomento descrive scene di vita quotidiana.


R. Russo:

Perché hai scelto la Sicilia come ambientazione?


C. Sudano:

Eh...perché in Sicilia ci sono molti pescherecci. Penso che tutti i siciliani abbiamo familiarità con loro.


R. Russo:

Come ti stai muovendo nel panorama musicale?


C. Sudano:

Sto continuando a scrivere. Peschereccio è la seconda canzone di una trilogia; prima c'è Ma che palle e adesso uscirà Mea. Al momento è autoprodotto, ma sto cercando un'etichetta discografica che creda in questo progetto.


R. Russo:

Come ci si approccia con i social quando ci si vuole far conoscere con la musica?


C. Sudano:

Io sono un disastro...le dinamiche social proprio non le conosco.


R. Russo:

Che messaggio vuoi dare a chi vuole intraprendere la tua stessa carriera?


C. Sudano:

Il messaggio più semplice è: ascoltate musica e, come dice Lucio Dalla, non siate stronzi!





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