Dove crescono rami indomiti nasce il progetto musicale “Puah”.
- Luigia Tamburro

- 9 ore fa
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C’è chi insegue il suono perfetto e chi, invece, sceglie di sottrarsi al rumore. Puah nasce proprio da questo gesto di distacco: Piccola Unità Anti Hi-Fi, un manifesto DIY che rivendica l’immediatezza, l’imperfezione e la verità emotiva contro l’omologazione tecnologica. Un progetto nato tra le pareti di una cameretta, cresciuto durante il tempo sospeso della pandemia e diventato oggi una dichiarazione artistica lucida, coerente e profondamente personale.
Dopo l’esperienza con gli Stolen Apple, l’artista ha scelto di ripartire da sé, scavando nella propria interiorità per dare forma a una musica capace di fondere pop e sperimentazione, elettronica e attitudine kraut, suggestioni cinematografiche e pulsazioni contemporanee. Nel suo universo convivono echi dell’elettronica tedesca anni ’70, atmosfere alla Ennio Morricone, slanci visionari alla Franco Battiato e un’estetica che dialoga con la new wave italiana, mantenendo però una cifra stilistica assolutamente riconoscibile.
Dopo l’esordio con “Due Acca Hho” (2024), disco dedicato alla memoria della sorella Daniela, Puah prosegue il suo percorso con “SdeuS”, un concept album che riflette sul tempo presente attraverso la figura simbolica di una studentessa in fuga dai ritmi frenetici e dalla dipendenza tecnologica del mondo contemporaneo. È un lavoro che invita al distacco, alla contemplazione, alla ricerca di uno sguardo altro sulle cose — materiale e metafisico allo stesso tempo.
La copertina, firmata dall’artista brasiliana Gabriela Cheloni, rafforza questa tensione tra natura, trasformazione e solitudine moderna: un’immagine potente che diventa estensione visiva del messaggio sonoro.
Puah non è solo un progetto musicale, ma un atto di resistenza poetica. È il sogno adolescente che trova compimento nella maturità, la sperimentazione che si fa accessibile, l’elettronica che torna a essere umana. Un viaggio da ascoltare ad occhi chiusi, lasciandosi trasportare in spazi immaginari dove il tempo si sospende e la musica torna a essere, semplicemente, esperienza.
1. Come nasce il progetto musicale Puah e qual è il significato dietro questo nome?
PUAH è l’acronimo di Piccola Unità Anti Hi-fi: musica DIY nata in maniera artigianale nella mia cameretta, lontana dalle mode e dagli stereotipi del momento. È un progetto che tenta di sottrarsi, nonostante gli enormi passi della tecnologia, alla corsa verso un’innovazione estrema che spesso finisce per soffocare l’immediatezza e snaturare quello stato di grazia creativo che dovrebbe rimanere puro. Inoltre, il suono onomatopeico del nome richiama un gesto di rifiuto: un distacco critico da un’umanità che, oggi, purtroppo conserva ben poco di autenticamente umano.
2. Qual è stata la scintilla iniziale che ti ha spinto a dare vita a questo progetto?
Ho sempre amato i suoni elettronici uniti all’idea della canzone pop perfetta, dentro una sorta di commistione di attitudini capace di rendere la sperimentazione accessibile a tutti. È per questo che, dopo lo scioglimento degli Stolen Apple, ho iniziato a scrivere senza remore e senza paura di sbagliare, dando vita a composizioni libere dai cliché ed esplorando con maggiore dedizione e curiosità i temi a me più cari. Ho iniziato così a scavare nella mia esperienza, con il desiderio di trasformarla in qualcos’altro, cercando allo stesso tempo di rimanere fedele a me stesso mentre davo forma a ciò che il tempo aveva già iniziato a plasmare. E ancora oggi mi ritrovo affascinato e sorpreso dalle scoperte che emergono dalle mie diverse fasi musicali.
3. Che identità sonora volevi costruire fin dall’inizio?
Qualcosa che potesse far incontrare pop e sperimentazione, in una trasversalità che potesse attingere anche dalla dance, dall’electro, dal big beat, dal lo-fi, dalla synth wave e dai suoni spaziali, che nella mia musica non mancano mai.
4. In che modo Puah si distingue rispetto ad altri progetti nel panorama musicale italiano?
Credo si percepisca la passione che ha sempre contraddistinto il mio lavoro: creazioni mai studiate a tavolino, nate dall’estemporaneità dell’attimo e dall’ispirazione, come espressione diretta del mio vissuto e della sincerità delle mie emozioni. Non è snobismo né esibizionismo, ma semplicemente il ritratto genuino di ciò che sento e di ciò che provo.
5. Quali sono le principali influenze artistiche che hanno plasmato questo lavoro musicale?
Certamente l’elettronica tedesca degli anni ‘70 ed il kraut rock hanno un gran peso, ma non dimenticherei le atmosfere cinematiche (soprattutto italiane alla Morricone, Trovajoli, Piccione, Rapicavoli…) nonché i pionieri dell’elettronica e new wave italiana (Battiato, Moroder, Krisma, Neon, Pankow, Faust’o, Fratelli La Bionda). Per la cronaca, attualmente sto ascoltando Laszlo De Simone, Cosmo, Fontaines Dc e Sleaford Mods.
6. Quanto c’è di autobiografico in Puah?
L’uomo che sono oggi direbbe al ragazzo che sono stato di continuare a perseguire i propri obiettivi e di non smettere di insistere: prima o poi i sogni si avverano. Il percorso artistico che iniziai in adolescenza si sta concretizzando ora, arricchito da peculiarità, bizzarrie, sensibilità e tratti caratteriali che già allora emergevano, attitudini che oggi sento pienamente maturate. Puah rappresenta quindi, in sintesi, la sostanza artistica dei sogni di quel ragazzo.
7. Quale sarebbe il filo conduttore emotivo dell’album?
l fine settimana della studentessa che descrivo nel disco è una preziosa dimensione temporanea per allontanarsi dai ritmi frenetici della vita quotidiana, ritrovare sé stessi e pianificare il proprio futuro, esplorando soluzioni alternative alla realtà, che spesso non è come ci aspettiamo. E visto che la studentessa prova un senso di rifiuto verso il mondo circostante, in particolare verso i suoi coetanei, che vede come inermi e totalmente dipendenti dalla tecnologia, il leitmotiv è proprio distaccarsi materialmente e in modo metafisico dalle cose per un po', per tentare di vedere il mondo da un punto di vista diverso, con lo scopo di capire dove sta - e stiamo - andando.
8. L’immagine di copertina cosa vuole rappresentare concettualmente?
E’ una fotografia potente quella di Gabriela Cheloni, artista brasiliana, un’immagine che rappresenta la "donna-natura" o una ricerca di spiritualità e libertà che passa attraverso l'isolamento e la trasformazione. I rami che partono dalle braccia indicano che la conoscenza (la studentessa) o l'esperienza non sono più "pesi da trasportare", ma parti integranti di un essere che sta mutando. Allo stesso tempo i rami non portano vita, ma fanno da interpreti a una società "arida" caratterizzata da individualismo, solitudine e mancanza di supporto reciproco, nonostante l'apparente connessione tecnologica.
9. Quando e come è iniziato il percorso di lavorazione dei brani? Questi seguono un concept preciso o nascono come raccolta di brani indipendenti?
Il progetto PUAH ha preso forma durante i giorni della pandemia, in quel tempo sospeso che ci ha costretti a pensare, a riflettere e a rielaborare le nostre vite in un contesto così strano e imprevedibile. È lì che sono nate le prime melodie di chitarra, seguite dalle linee vocali che hanno dato identità al mio primo album, “Due Acca Hho” del 2024, un disco caratterizzato dal tema dell’acqua e dedicato interamente alla memoria di mia sorella Daniela, scomparsa nel 1987. “SdeuS” rappresenta il suo naturale seguito: una sorta di concept album nato dall’urgenza di riflettere sul tempo che stiamo vivendo.
10. C’è un brano che senti particolarmente rappresentativo del progetto? Perché?
Ho sempre creduto nella forza dei sogni, ed è per questo che ritengo il brano più emblematico proprio quello che apre il disco, intitolato “Sogno”. Le voci femminili narranti che, all’inizio, recitano “I sogni, la mia casa, la mia speranza, la mia realtà” trasportano desideri e danno voce al messaggio della studentessa che non si arrende all’indolenza del tempo, ma cerca di trasformare il proprio futuro attraverso determinazione e tenacia.
11. Hai incontrato ostacoli nella produzione? Se si quali?
Nessun ostacolo vero e proprio, se non lo svantaggio di un tempo cronicamente insufficiente per riuscire a portare a termine il lavoro.
12. Hai collaborato con altri artisti o produttori? Come hanno contribuito al risultato finale?
Ci sono molti amici che hanno collaborato al disco, prima di tutto Martina Ciasullo che ha cantato il brano che dà il titolo all’album e che rigrazio ufficialmente, poi Valentina Gerace e MDGA, (voci in “Sogno”), Sergio Toma (chitarra in “Aurora”), Oreste Polizzi (organo in “Pool Over”), Emma F. (clavinet in “Nel Club”), Ricardo “el bate” Caschera (percussioni in “Cinepanema”) e infine Amanda Pellé (flauto in “Imperial Sushi”).
13. Com’è cambiato il progetto dall’idea iniziale alla versione definitiva dell’album?
Non un granché, avevo già da subito le idee chiare sul risultato, ho soltanto lavorato un po' sugli arrangiamenti e sulle voci prima della stesura finale.
14. Che tipo di ricerca sonora c’è dietro la voce ed il timbro dell’artista?
Essendo il disco quasi totalmente strumentale, a questa domanda risponderò all’uscita del prossimo disco...sempre che torni a far smuovere l’ugola come nell’album d’esordio :-)
15. Che tipo di esperienza vuoi offrire a chi ascolta l’album dall’inizio alla fine?
La musica è un linguaggio universale, una forma d’arte capace di riflettere l’interiorità umana. Ognuno può trarre emozioni e percezioni proprie, oggettive o soggettive, da un ascolto: per questo credo che chiunque possa ricavarne l’effetto che desidera. Per me la musica è un viaggio meraviglioso senza una meta precisa, un percorso fatto anche di vuoti da colmare. È per questo che suggerisco di chiudere gli occhi e non pensare né al tempo né al luogo, ma di lasciarsi trasportare in spazi immaginari da riempire di gioia.
16. Hai in programma live o date per presentare il disco?
Per il momento no, anche perché sto dedicando l’altra parte di me ad un nuovo progetto dal nome Kuma X (gruppo post punk con cui suona la batteria). La dimensione live di PUAH dev’essere ancora imbastita, ma prima o poi prenderà vita e forma.










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