“We All Bleed the Same Way: l’amore come ultimo atto di resistenza”.
- Luigia Tamburro

- 44 minuti fa
- Tempo di lettura: 7 min

In un tempo in cui le immagini di conflitti e macerie scorrono davanti ai nostri occhi con una frequenza quasi anestetizzante, LUPO sceglie di fermare lo sguardo su ciò che resta quando il rumore si spegne. “Bullets For My Valentine” è un titolo che graffia, che spiazza: unisce la dolcezza di una dedica d’amore alla brutalità di un proiettile. Due mondi opposti che collidono nella stessa frase, proprio come accade nella realtà che viviamo ogni giorno.
Da una parte c’è l’amore, intimo, fragile, personale. Dall’altra la guerra, collettiva, devastante, capace di strappare via vite, case, identità. LUPO costruisce il suo nuovo singolo su questo cortocircuito emotivo, trasformando il contrasto tra sentimento e distruzione in un racconto potente e contemporaneo. Non è una canzone che parla di chi combatte, ma di chi resta. Di chi sopravvive. Di chi continua ad amare anche quando tutto sembra perduto.
Con un sound che fonde alternative rock e pop contemporaneo, chitarre incisive e un’intensità emotiva palpabile, “Bullets For My Valentine” si muove sul filo sottile che separa rabbia e speranza, perdita e consapevolezza. È una riflessione sulla fragilità umana, ma anche sulla forza invisibile che ci tiene uniti: la capacità di sentire, di empatizzare, di riconoscerci nello stesso dolore.
In questa intervista, LUPO ci accompagna dentro il significato più profondo del brano, raccontando il processo creativo, il lavoro di squadra e la visione artistica che anima il suo progetto. Un dialogo che mette al centro una domanda essenziale: cosa rimane, quando le “bullets” hanno finito di cadere?
⸻
1. “Bullets For My Valentine” è un titolo che colpisce subito per il contrasto tra amore e violenza: da dove nasce questa immagine così forte e cosa rappresenta per te?
Questa immagine nasce dallo stato del mondo in cui ci troviamo oggi. Viviamo in un periodo storico in cui guerre scoppiano ovunque, per una ragione o per un’altra. Mi ha colpito molto il contrasto tra l’amore, che è qualcosa di intimo e personale, e la violenza della guerra, che invece è distruzione collettiva.
Per me questa canzone rappresenta le conseguenze della guerra. Rappresenta come essa influenzi tutti noi, direttamente o indirettamente. Purtroppo ci sono persone che attraversano periodi terribili della loro vita a causa della perdita di qualcuno per colpa di un conflitto. “Bullets For My Valentine” racconta proprio questo: l’amore che ci rimane nell’anima anche quando la polvere si abbassa, quando tutto sembra finito ma qualcosa dentro continua a vivere.
⸻
2. Nel brano affronti il tema della violenza dal punto di vista di chi ne subisce le conseguenze. Quanto è stato importante ribaltare la narrazione e dare voce a chi resta con le cicatrici, visibili e invisibili?
È stato importantissimo. La guerra influenza tutti in modi diversi. C’è chi perde familiari, amici, conoscenti. C’è un popolo intero che perde vite, case, identità. Volevo raccontare cosa resta dopo. Dopo il rumore, dopo le esplosioni, dopo la distruzione.
Alla fine, quando tutto si ferma, l’unica cosa che rimane è l’amore per chi è riuscito a sopravvivere. E non fa differenza chi “vince”. Quando la guerra finisce, si ringrazia solo il fatto che sia finita. Che chi è rimasto sia ancora vivo. Che si possa continuare ad amare. È lì che si capisce cosa conta davvero.
⸻
3. Nel testo ritorna spesso l’idea che “we all bleed the same way”. Pensi che la musica oggi abbia ancora il potere di ricordarci la nostra fragilità comune?
Personalmente penso che la musica dia tutto nella vita. Ovviamente, essendo musicista, per me è una parte essenziale della mia giornata. Ma al di là di questo, la musica è un linguaggio universale.
“We all bleed the same way” significa che, alla fine, siamo tutti esseri umani. Sanguiniamo tutti rosso. Il dolore è qualcosa che conosciamo tutti, anche se in forme e intensità diverse. Credo fortemente che la musica abbia ancora il potere di tirar fuori emozioni che spesso reprimiamo per andare avanti. E tra queste emozioni c’è anche la fragilità di cui parliamo. La musica ci ricorda che non siamo soli in quello che sentiamo.
⸻
4. Musicalmente il singolo unisce alternative rock e pop contemporaneo, con chitarre molto presenti. Come hai lavorato sul sound per far convivere energia e introspezione?
Tutto parte dall’arrangiamento. Il processo che porta da un’idea scritta a un brano .wav mixato e masterizzato per le piattaforme è lungo e molto delicato.
Per unire energia e introspezione ho lavorato sull’equilibrio. Volevo mantenere l’intensità delle chitarre, tipica dell’alternative rock, senza perdere l’accessibilità melodica del pop contemporaneo. L’obiettivo era creare uno stile che fondesse entrambi i generi senza snaturarli, mantenendo ciò che li rende riconoscibili ma costruendo un’identità unica.
⸻
5. Il brano è stato co-scritto con Matteo Cattani e vede la partecipazione di musicisti come Khoren Mikaelian, Daniel Schniepp e Cristina Siciliano. Quanto è stato centrale il lavoro di squadra nella costruzione dell’identità del pezzo?
Io nella vita non sono mai riuscito a fare nulla completamente da solo. C’è sempre qualcuno che contribuisce, anche in modo piccolo, ma fondamentale.
La partecipazione di queste persone è stata essenziale. La voce femminile di Cristina Siciliano, che è una cantante straordinaria, completa e valorizza quella maschile. È un po’ come pensare a Skillet, oppure a Evanescence ma con le dinamiche invertite. Daniel e Khoren sono stati fondamentali per le chitarre: quello che avevo in testa l’ho spiegato a parole e loro lo hanno capito immediatamente. Sono musicisti incredibili.
E senza Matteo la canzone non avrebbe il suo timbro, la sua esperienza, la sua vita dentro. Ogni musicista porta le proprie emozioni e il proprio vissuto. È questo che rende un brano autentico.
⸻
6. Tu firmi anche la produzione esecutiva insieme a Charles Lo Presti: quanto conta per te avere il controllo creativo su ogni fase del progetto?
Per me conta moltissimo. Ci sono notti in cui mi sveglio all’improvviso per scrivere o per appuntare un’idea. Avere accanto qualcuno come Charlie mi dà sicurezza: se qualcosa non funziona, me lo dice senza filtri.
Lavoriamo insieme da anni e ci conosciamo profondamente dal punto di vista musicale. Io mi fido della sua musicalità e lui della mia. Però come artista sto cercando di mandare un messaggio preciso, e la cosa più importante è che quel messaggio non si perda lungo il percorso creativo.
⸻
7. “Bullets For My Valentine” non è una classica love song, ma parla comunque di relazioni, empatia e responsabilità. Pensi che il rock-pop sia ancora uno spazio efficace per affrontare temi sociali e umani?
Io in realtà penso che “Bullets For My Valentine” sia una classica love song. Se si ascolta bene il testo, parla moltissimo d’amore. La guerra è il contesto, ma l’amore e la guerra, a mio parere, sono molto più simili di quanto sembri.
Per quanto riguarda il genere, credo che la musica in generale, che sia rock-pop o qualsiasi altro stile, abbia sempre uno spazio efficace per affrontare temi sociali e umani. La musica è emozione. E le emozioni non spariscono.
⸻
8. Nel ritornello canti “There ain’t no one left to blame”. È un messaggio di resa, di consapevolezza o di speranza?
Mi fa piacere che abbiate notato quella frase. “There ain’t no one left to blame” è un messaggio finale, quasi una dichiarazione.
Quando la guerra finisce, non importa chi abbia vinto. Non c’è più nessuno a cui dare la colpa. A quel punto restano solo le conseguenze. È sempre meglio non iniziare una guerra, perché alla fine si perdono vite, si perdono affetti, si perdono parti di sé. Ci sarà sempre qualcuno che ha perso tutto e qualcuno che ha perso qualcosa. Ma nella guerra si perde sempre.
⸻
9. Guardando al tuo percorso – dagli studi di pianoforte e composizione alle esperienze live e alla produzione di altri artisti – come senti che tutto questo confluisca oggi nel progetto LUPO?
La preparazione che ho alle spalle e le esperienze nella produzione di altri artisti mi hanno dato una conoscenza enorme. Ho studiato, sperimentato, capito dinamiche che forse non avrei mai approfondito altrimenti.
Tutto questo influisce direttamente sul mio suono. Ogni esperienza, ogni errore, ogni produzione fatta per altri mi ha aiutato a crescere come musicista e come artista. Oggi nel progetto LUPO confluiscono tecnica, esperienza e soprattutto consapevolezza.
⸻
10. Questo singolo sembra segnare una maturità artistica importante. In che direzione si sta muovendo LUPO e cosa possiamo aspettarci dalle prossime uscite?
HAHAHAHA! Lo so che vorreste saperlo!
Posso dire questo: LUPO continuerà a produrre e pubblicare musica negli anni. Questo è il mio progetto personale e ho tantissime idee già in movimento. Ogni giorno nascono nuove ispirazioni, nuovi suoni, nuove direzioni.
Non so esattamente dove mi porterà questo viaggio, ma posso garantire che le prossime uscite non mancheranno. Ce ne saranno molte.
⸻
11. Se dovessi descrivere “Bullets For My Valentine” a chi non ti conosce ancora, perché dovrebbe ascoltarlo oggi, proprio adesso?
“Bullets For My Valentine” è un brano alternative rock-pop che parla di amore e guerra. Come testo potete pensare a “Zombie” dei Cranberries; come energia musicale, qualcosa tra Skillet ed Evanescence.
Perché ascoltarlo? Primo, perché è una canzone intensa. Secondo, perché parla di amore, e l’amore ci riguarda tutti. Terzo, perché se ti piace il rock con un’anima emotiva, questo brano ti prenderà. E infine… se ti va, vattela a sentire. Con tutto l’amore.
⸻
12. E infine: cosa speri resti addosso a chi ascolta il brano dopo l’ultimo accordo?
Spero che, da qualche parte nel mondo, qualcuno ascoltando questa canzone riesca a trovare una connessione personale. Un significato che lo aiuti a sentirsi meno solo.
Io ho cose da dire e le dico attraverso la mia musica. So che tante persone hanno vissuto esperienze simili alle mie, o anche peggiori. Se anche solo una persona riesce a trovare un po’ di pace dentro di sé ascoltando questo brano, allora ne è valsa la pena.
Non siamo soli. E finché possiamo sentirci attraverso la musica, c’è sempre qualcosa che ci unisce.









Commenti