
Minimo Vitale: cronache di resistenza emotiva dal bordo del ring.
- Luigia Tamburro

- 10 minuti fa
- Tempo di lettura: 6 min
“Minimo Vitale: cronache di resistenza emotiva dal bordo del ring”

Alberto Neri, Davide Torrione, Luca Consonni, Josy Brazzale e Alessandro Longo sono i membri della band Minimo Vitale, un nome che trae ispirazione dai Massimo Volume, gruppo di riferimento del cantante Alberto Neri. Sarà proprio lui a guidarci oggi in questa intervista dedicata al nuovo EP “Cronache da Bordo Ring”.
Un titolo che suscita fin da subito grande curiosità: il ring richiama simbolicamente un luogo di sfida, di battaglia, di lotta e di sopravvivenza contro chi o ciò che ci ostacola, ci minaccia o rappresenta semplicemente un evento della vita da affrontare. Ma anche il “bordo del ring” ha un significato importante: l’osservazione, infatti, può insegnarci molto su come gestire i conflitti, interni ed esterni.
Brano dopo brano, entriamo in un mondo fatto di avvenimenti quotidiani, in cui è necessario attingere al proprio coraggio e alla propria forza interiore per affrontare le sfide della vita. Un invito, dunque, a scendere in campo anche con la paura di farsi male, ma allo stesso tempo a sapersi fermare quando serve, diventando spettatori di ciò che accade, anche quando non possiamo intervenire.
Ma una soluzione ai dubbi crescenti della vita possono darcela solo le volte in cui siamo “aggrappati al minimo vitale”, ovvero a quella gioia di vivere, agli affetti e a tutte quelle passioni che fanno in modo che valga la pena di esserci.
1) Come vi siete conosciuti e quando avete deciso di unirvi in una band musicale?
Intanto, ci presentiamo: io sono Alberto Neri, voce e parole, al basso c’è Davide Torrione, le chitarre sono appannaggio di Luca Consonni e Josy Brazzale mentre dietro le pelli siede Alessandro Longo, entrato in formazione nel 2020 e che, da un paio di anni, si occupa anche della programmazione synth.
Aosta è una realtà piccola, nell’ambito musicale ci si conosce tutti.
Era qualche tempo che ci si “annusava” per mettere in piedi un progetto, l’occasione è arrivata nel 2017 quando ho sentito l’esigenza di effettuare un tributo ai Massimo Volume, mia personale band di riferimento. Sconosciuti ai più in zona, desideravo diffonderne il verbo.
L’idea iniziale era quella di arrivare a un evento unico a marzo 2018, una giornata di festa e musica supportata dal sound magnetico del gruppo in questione.
Un’avventura appagante, al di sopra di ogni nostra aspettativa in quanto vera e propria palestra per tutti i musicisti coinvolti, ed è proprio per questo motivo che abbiamo deciso di proseguire l’esperienza.
Nel 2019 la svolta definitiva, abbandonare il repertorio dei MV per comporre esclusivamente materiale originale.
2) Perché avete scelto “Minimo Vitale”
Per vari motivi. A parte l’ovvio richiamo alle iniziali della band tributata, è il significato stesso che calzava come un guanto: un’esigenza collettiva di combattere il crescente logorio della vita moderna ritagliandoci momenti sentiti e speciali insieme.
“Aggrappàti al Minimo Vitale” è divenuto fin da subito mantra per noi, tanto da farlo diventare il titolo dello spettacolo teatrale che abbiamo messo in scena l’anno scorso.
Un vero e proprio “happening” che ci ha permesso commistioni con discipline artistiche differenti, in particolare visive (immagini, video, light-design e animazioni).
Pregevole il contributo dei musicisti ospiti, fra i quali si segnala la collaborazione con il Coro Penne Nere.
Una bella fetta dello show è stata dedicata all’ottantesimo anniversario della Resistenza.
Il riscontro è stato eccellente, ne andiamo orgogliosi.
3) Quali sono stati gli esordi musicali del gruppo? (prime esibizioni, primi testi etc.)
Il primo live è datato luglio 2017, abbiamo fatto qualche prova generale prima dell’obiettivo inizialmente prefissato.
Dal momento in cui abbiamo cominciato a comporre ci è apparsa ben chiara la direzione da intraprendere.
Purtroppo il Covid ha rallentato la produzione, senza frenarla completamente: ci siamo scambiati idee e files on line, la base sulla quale abbiamo ricominciato a lavorare a pieno regime non appena è stato possibile tornare in garage tutti insieme.
Fra i primi testi mi sento di citare “Cabine telefoniche dismesse”, nostro cavallo di battaglia che ci ha fatti apprezzare in modo decisivo per la vittoria a “Rock targato Italia 2022” e per la partecipazione alle fasi finali di “Musicultura” nel 2024.
4) Oltre ad essere un gruppo siete anche amici nella vita quotidiana?
Amici, certo: ma suonare in una band coesa, ove ognuno di noi mette impegno, sacrificio e sincera passione, è più simile alla convivenza di una famiglia, con annessi e connessi.
5) Com’è una vostra giornata tipo quando vi dedicate alla musica?
In sintesi? Tutto il resto passa in secondo ordine, con entusiasmo sempre presente, chiaramente variabile a seconda dell’obiettivo.
6) Quali sono le tematiche di cui avete interesse di scrivere i vostri testi?
Racconti, con particolare attenzione nella descrizione delle caratteristiche dei personaggi coinvolti. La scelta di avvalersi della tecnica vocale dello “Spoken Word” è stata fatta anche in tal senso e mi permette uno svolgimento adeguato del testo con le suddette peculiarità, cosa che risulterebbe certo più difficile nella consueta forma-canzone.
7) Perché il titolo “Cronache da bordo ring”?
Nasce dalle tematiche in esso contenute ed è anche un richiamo al singolo apripista (“Pugile suonato”).
Il mondo non è affatto andato nella direzione che ci siamo immaginati negli anni in cui era lecito auspicarlo e affrontare la quotidianità assume sempre più le sembianze di un combattimento.
Oggi non sono più sufficienti spirito di adattamento o, nel peggiore dei casi, indifferenza: volenti o nolenti tocca lottare, incassare e controbattere. Per pura sopravvivenza.
Decisiva inoltre è stata la netta sensazione che i brani siano permeati da una doppia anima, vissuti sul ring ma osservati dal suo bordo.
La scelta del titolo è quindi naturale conseguenza.
8) Descriveteci brevemente di cosa parla il vostro EP brano per brano.
Il mio approccio si è fatto ancora più intimo e personale rispetto al lavoro precedente, mettersi a nudo è stata una scommessa che, al momento, percepiamo incoraggiante
- “Pugile suonato” racconta un prolungato momento di confusione e difficoltà tali da raffigurare la ricerca di una soluzione come fosse “l’ultima chance per uscire vivo dal ring”.
Come già detto, brano manifesto del lavoro.
- “Nessuna protezione” parla dello smarrimento seguito alla scomparsa di mia madre.
Il cordone ombelicale che si spezza ha messo in evidenza quanto certe assenze abbiano un ruolo centrale nella vita degli esseri umani. Le parole per varie ragioni non dette e che, ora, vorresti pronunciare di persona. Narrarne è stato liberatorio.
- “Correre/Breathe” è una cover mash-up che coinvolge i La Crus e The Prodigy.
Abbiamo deciso di pubblicarla colpiti dall’ottima risposta suscitata live, un pezzo adatto al dancefloor mancava nel nostro repertorio.
Il refrain “devi andare più veloce, più veloce delle macchine”, poi, è assolutamente a tema.
E’ stato anche per un modo per smarcarci dal ripetuto accostamento ai Massimo Volume. Scontato, ma in fondo errato: abbiamo sound e approccio differenti, parola parlata compresa.
Loro, poi, sono unici: tentare di replicarli sarebbe stato un clamoroso autogol.
- “Sala d’attesa” ha a che fare con un sogno non del tutto a fuoco e la ricerca -irrisolta- di risposte all’epoca dei social. La rete è un patrimonio inestimabile ma la fruizione globale presenta problematiche quanto meno preoccupanti.
- “Mani fredde” si sofferma sull’importanza dell’arto ed è un viaggio sofferto nella memoria che passa attraverso di loro.
9) Avete mai fatto una live? Se si raccontateci come è stata la vostra prima esperienza dal vivo?
Il live è la nostra dimensione, il primo è stato in un piccolo paese delle nostre montagne davanti a un pubblico risicato ma attento e la chimica sviluppata fra i componenti in tre mesi non è passata inosservata. E’ stata una grossa spinta, il disinteresse poteva essere letale.
10) Quando presenterete live “Cronache da bordo ring”?
Siamo molto puntigliosi, i pezzi sono stati ampiamente rodati dal vivo prima di andare in studio. Quindi, non sentivamo particolare necessità di un evento “ad hoc”.
Più probabile che si faccia qualcosa sui generis in autunno, quando pubblicheremo un disco dal vivo del concerto a teatro.
11) Come descrivereste il vostro genere musicale?
L’imprinting è quello rock ma senza limite di genere, abbiamo ascolti eterogenei e crediamo si intuisca dalle nostre composizioni. L’utilizzo dello “Spoken” è per forza di cose caratterizzante.
12) Come avete curato la copertina dell’album e l’animazione del videoclip di “Pugile suonato”?
Sia video che copertina sono state commissionate a Michel David Bovo, giovane disegnatore locale. Ci ha impressionato il suo lavoro di animazione “in diretta” effettuato durante lo show teatrale.
13) Che criterio avete utilizzato per i titoli dei singoli brani dell’EP? Che filone narrativo c’è dietro?
Nel mio modo di lavorare il titolo è spesso la base di partenza, la scintilla che permette il fluire delle parole che reputo più adatte alle sensazioni suscitate dalle strutturestrumentali fissate in sala prove. Arriva sempre prima la musica, è fondamentale.
Il filone narrativo di “Cronache”? Un’elaborata resistenza.
14) Che messaggio volete dare a chi vi ascolta? Qual è lo scopo delle vostre creazioni
Per chi ci ascolta il nostro messaggio è, in verità, una semplice richiesta: siamo qui per capire l’effettivo valore del nostro repertorio. Ogni feedback è bene accetto.
15) Qual è stato il momento più difficile come band finora?
La preparazione dello spettacolo teatrale si è rivelata particolarmente complessa ed è stata fonte di numerose discussioni. La sua ottima riuscita ha ripulito tutte le tensioni.
16) C’è un artista o un album che vi ha cambiato il modo di fare musica?
Siamo in cinque, ti do cinque nomi. Lou Reed, Massive Attack, Radiohead, Cure, Nirvana.









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