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I “Coniugi Orsini”, alla ricerca del tesoro perduto: il viaggio psichedelico di "Sergio".




Ci sono dischi che cercano il consenso immediato e altri che preferiscono costruire, lentamente, un dialogo con chi ascolta. "Seconde Nozze", EP d'esordio dei Coniugi Orsini, appartiene decisamente alla seconda categoria.

Dietro questo curioso nome si nasconde un duo nato nel 2001 a Macerata, dall'incontro tra due amici conosciutisi ai tempi dell'università. Un progetto che, come suggerisce il nome stesso, vive di equilibrio, fiducia e dedizione: proprio come un matrimonio. E se il nome potrebbe far immaginare una coppia alla Johnny Cash e June Carter, la realtà è quella di due pater familias barbuti che hanno scelto di fare della maturità artistica la propria cifra distintiva.

Il nuovo singolo "Sergio" rappresenta perfettamente questo universo creativo. È una canzone che sfugge alle definizioni, sospesa tra rock progressivo, psichedelia e suggestioni synth anni Ottanta, senza mai diventare un semplice esercizio di nostalgia. Le influenze sono evidenti, ma vengono rielaborate con una personalità ben definita, grazie anche all'importante lavoro di produzione che ha trasformato il brano fino alla sua veste definitiva.

Anche il testo segue un percorso tutt'altro che lineare. Sergio non è un personaggio reale né un simbolo facilmente decifrabile: è una figura sospesa tra memoria e immaginazione, nata da quella parte misteriosa della scrittura che gli stessi Coniugi Orsini preferiscono non spiegare troppo. La caccia al tesoro raccontata nel brano diventa così la metafora di una libertà ingenua e infantile dalla quale, alla fine, il protagonista sceglie consapevolmente di prendere le distanze.

In questo racconto trova spazio anche il Gran Sasso, trasformato in un luogo simbolico di liberazione e rinascita, ma anche in un elemento che unisce geograficamente e idealmente i due musicisti, legati tra Marche e Abruzzo.

Accanto alla musica, grande importanza assume anche l'immaginario visivo. Il videoclip di "Sergio", diretto da Andrea Giancarli, traduce in immagini un universo fatto di rinoceronti volanti, officine meccaniche, colori acidi, loop visivi e continui sdoppiamenti. Un'estetica che affonda le proprie radici tanto nella televisione commerciale degli anni dell'infanzia quanto nel cinema visionario di autori come Jan Švankmajer, Jodorowsky e nell'animazione sovietica più sperimentale.

L'officina meccanica scelta come ambientazione principale non nasce da una precisa simbologia, ma da una delle surreali intuizioni di un amico, presa letteralmente dal gruppo, a conferma di un approccio creativo che lascia sempre spazio all'imprevisto e all'ironia.

Ed è proprio l'ironia uno degli elementi fondamentali dell'identità dei Coniugi Orsini. Un'ironia oggi più misurata rispetto agli inizi, ma ancora presente in una scrittura che evita ogni compiacimento e rifiuta le formule più prevedibili del pop contemporaneo. Non è un caso che "Sergio" si conceda lunghe fughe strumentali, una scelta decisamente controcorrente in un panorama musicale sempre più orientato alla sintesi.

"Seconde Nozze" si presenta quindi come un lavoro sincero, maturo e volutamente poco ruffiano. Un disco che non rincorre le mode, ma costruisce un linguaggio personale fatto di arrangiamenti ricercati, testi aperti all'interpretazione e un immaginario capace di sorprendere.

Se gli stessi Coniugi Orsini dovessero descrivere "Sergio" con una sola parola, sceglierebbero un neologismo: "verdambo". Verde come la natura, la guarigione e il potere trasformativo della musica; strambo come le sue sonorità vintage, le aperture strumentali e la sua anima imprevedibile. Una definizione che racconta bene anche l'intero progetto: un debutto originale, libero e difficile da incasellare, destinato a chi ama lasciarsi sorprendere dalla musica.



1 - Perché vi chiamate i “Coniugi Orsini”?


Quando mi fanno questa domanda, penso a Ivano Fossati e a “La costruzione di un amore”. Quello tra i Coniugi Orsini è un rapporto maturo che non può essere dato per scontato, e ha bisogno di costante impegno, proprio come quello tra due sposi. Inoltre ci ha fatto sorridere l'idea che, con un nome così, uno possa immaginare un duo alla Jhonny Cash e June Carter, e invece si ritrova due pater familias barbuti di quasi cinquanta anni.



2 - Come nasce la vostra collaborazione? Raccontateci le vostre origini e come vi siete conosciuti.


Ci siamo conosciuti a Macerata ai tempi dell’università, in un pub che ora non c’è più. Era il 2001. Io cercavo un pianista e l’altro lo era. Da allora non ci siamo mai lasciati.



3 - Chi è davvero Sergio? Un personaggio reale, simbolico o una figura sospesa tra memoria e immaginazione?



La terza che hai detto.



4 - Come nasce l'idea di trasformare una "caccia al tesoro" in una metafora della parte più pura e incontrollabile di noi stessi?



Non so rispondere. Le idee per i testi, nel nostro caso,vengono solo raffinate da un lavoro di limache richiede un po’ di mestiere, main originearrivano da spunti insondabili,che sonoprobabilmente un mix di stimoli esterni chericeviamo, e che è nella nostra natura rendere canzone.



5 - In "Sergio" convivono synth anni '80, psichedelia e progressive rock: come avete costruito questo equilibrio sonoro?



E’stato merito della sagacia tecnica e creativa di Bassi: il brano grezzo era molto diverso da come appare oggi.



6 - Quanto hanno influenzato il brano le atmosfere del rock progressivo e dellapsichedeliadegli anni Settanta?



Se senti queste influenze, probabilmente abbastanza. I generi musicali che citi hanno caratterizzatogliascolti nella fase più formativa dell’esistenza di almeno un coniuge(me): quella che va dai 16 ai 25 anni.

 



7- Perché il Gran Sasso assume un ruolo così importante nell'immaginario del pezzo?



Il Gran Sasso assume qui la funzione di simbolo di luogo nel quale ritirarsie liberarsi.Esso è anche un massiccio montuoso che, pur estendendosi solamente in Abruzzo, può essere facilmente ammirato in vari punti della provincia di Ascoli Piceno, nelle Marche. In questo senso uniscenoi due Coniugi in un abbraccio montano.



8 - Il protagonista trova il tesoro di Sergio ma decide di prenderne le distanze: è una presa di posizione verso l'infanzia o verso una certa idea di libertà?



Verso una certa idea di libertà, che troviamo infantile.



9 - Dopo "Piero", arriva "Sergio": c'è un filo narrativo che collega i personaggi dei vostri singoli?



Non c’è un concetto comune tra i due brani, ma ci piaceva l’idea di chiamare alcune canzoni con nomi propridi persona.



10 - “Seconde Nozze" sarà il vostro EP d'esordio: cosa può aspettarsi il pubblico da questo progetto?



Il pubblico si aspetti un lavoro onesto, per niente ruffianoe maturo abbastanza da non stonare col dato anagrafico



11 - Quanto conta l'ironia nella scrittura e nell'identità artistica dei Coniugi Orsini?



L’ironia conta molto, ma dieciannifa contava di più.



12 - Le lunghe fughe strumentali rappresentano una scelta controcorrente nel panorama pop attuale?



Certamente, si



13 - Come si è sviluppata la collaborazione con i musicisti che hanno partecipato alla registrazione del brano?



I coniugi Orsini sono una specie di collettivo. Oltre a noi due fondatori, abbiamo Coniugi sparsi in tutta la penisola che hanno cominciato a seguirci in momenti diversi del nostro percorso 



14 - Che atmosfera si respirava durante le sessioni pressoGaroneProduction?


Garone sa metterti a tuo agio. Si respirava definitivamente l’aria di casa.



15 - Rinoceronti volanti, sciatori coloratissimi e officine meccaniche: come nasce l'universo visivo di "Sergio"?


Parte dell’universo visivo coniugale nasce certamente dai contenuti che abbiamo trangugiato durante la nostra infanzia, nelle neonate reti commerciali, ma anche da Jan Svankmajer, Jodorowsky, Sahakyants ed altri autori di cartoni sovietici che, padroneggiando tecniche avanzatissime per l’epoca, tra mutazioni continue e colori acidi, fanno pensare a Yellow Submarine dei Beatles.


16 - Quanto è stato importante il contributo del regista Andrea Giancarli nel trasformare il brano in immagini?


Il contributo di Andrea Giancarli è stato fondamentale, perché è riuscito a tradurre in videoclip le mie idee un po’ strane. Applaudiamo la sua bravura e disponibilità.


17 - Il mullet sfoggiato nel video è un omaggio ironico agli anni '80 o una vera dichiarazione d'amore alla synthwave?


Nessuna delle due opzioni: so che è una buona cosa avere un look riconoscibile, e qualche giorno prima di girare il videoclip ho detto al barbiere Roberto di non tagliare i capelli dietro e di lasciarmi una frangetta cortissima. Ad oggi la frangetta è rimasta, e il mullet è andato: era ribelle, difficilmente gestibile e, se non curato, mi faceva somigliare a un fungo prataiolo.


18 - Perché avete scelto proprio un'officina meccanica come ambientazione principale del videoclip?

L’amico Francesco Arcuri nel 2020 mi consigliò di registrare un brano, “Canzone della Madonna”, in una stalla. Sei anni dopo mi ha consigliato un’officina meccanica. Mi piace prendere alla lettera queste sue assurde suggestioni.



19 - I continui sdoppiamenti e loop visivi rappresentano un riferimento alla psichedelia presente anche nella musica?



I continui sdoppiamenti e loop visivi rappresentano un riferimento ai miei gusti in termini di videoclip. Immagino però che la musica abbia influenzato Andrea Giancarli in fase di montaggio.



20 - Come è nata la partecipazione di Francesco Bevilacqua nel ruolo di stunt-man?


Avevamo bisogno di qualcuno disposto a stendersi sotto l’auto. Dovevano vedersi solo le gambe perché poi, quando lo tiravamo fuori, dovevo essere ancora io. Francesco non ha esitato a farlo e lo ringraziamo caldamente.



21 - Come descrivereste in una parola questo brano e perché il pubblico dovrebbe ascoltarlo?



Creo subito una parola per rispondere a questa domanda insidiosa: Sergio è un brano verdambo. La canzone è verde, perché verde è guarigione, natura, e questo mi rimandacontemporaneamente al testo del brano, nonché alpotere trasformativo della musica. D’altra parte Sergio è anche strambo, con le sue aperture strumentali e le sue timbriche vintage. La gente dovrebbe ascoltarlo e condividerlo, perché non è una cosa che capita tutti i giorni ascoltare una canzone verdamba.


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