L’artista Yari presenta il brano “Yasmine”, una storia di coraggio e resilienza al dolore.
- Luigia Tamburro

- 18 ore fa
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Yari, cantautore romano classe 2001, laureato in Ingegneria Aerospaziale con la musica nel cuore. Le sue canzoni nascono dall’esperienza, dalle emozioni e dalle sfide della vita quotidiana che parlano di inadeguatezza, giudizio o bisogno di conforto.
Il brano che vi presentiamo oggi si chiama “Yasmine’ ed è un racconto delicato e potente: un omaggio a una ragazza che, nonostante le difficoltà, non ha mai perso il sorriso, e che ci ricorda quanto sia importante fermarsi, ascoltare e apprezzare ciò che abbiamo e chi ci sta accanto.
1. Chi è YARI? Quando hai capito che la musica sarebbe stata più di una semplice passione?
Yari è un ragazzo che per tanto tempo ha messo il dovere e lo studio davanti a tutto.
Sono sempre stato immerso nella musica grazie soprattutto a mia madre e a mio zio, ma ho iniziato davvero a viverla e sperimentarla, anche attraverso la scrittura, solo circa tre anni fa, quando ho capito che esprimermi era diventata una necessità: il modo per dire ciò che a parole non riuscivo a far uscire.
Una delle prime canzoni che ho scritto, infatti, era proprio un confronto con me stesso davanti allo specchio.
2. Sei di Genzano di Roma, classe 2001, laureato in Ingegneria Aerospaziale e ora studente magistrale. Come convivono dentro di te il mondo scientifico e quello artistico? Quanto la tua città ti ha influenzato e ispirato?
Per tanto tempo non ho capito davvero come queste due parti potessero convivere dentro di me.
Oggi però sto capendo che la mia parte razionale e logica mi ha aiutato, anche inconsciamente, a riconoscere gli schemi della musica. Per quanto sia emozione, istinto e libertà espressiva, la musica segue comunque regole, equilibri e strutture armoniche precise necessarie per veicolare emozioni
Crescere a Genzano mi ha dato tanta tranquillità. Vivere immerso nella campagna mi ha spesso permesso di fermarmi, sedermi all’aria aperta e scrivere lasciandomi ispirare dalla quiete e dalla natura che mi circondano.
3. Quando ti siedi al piano o imbracci la chitarra, da dove parti per scrivere una canzone: da una frase, da un’emozione o da una melodia?
Non c’è una regola precisa con cui inizio a scrivere una canzone.
A volte basta un giro di piano o di chitarra che mi ispira particolarmente, altre volte una frase appuntata nelle note del telefono o un audio registrato al volo: quando mi viene in mente qualcosa cerco sempre di conservarlo. Poi magari, in un momento di calma, riascolto tutto e da lì può aprirsi un mondo.
Non mi siedo quasi mai al pianoforte o prendo la chitarra con l’idea di “dover” scrivere una canzone: quando succede, è perché qualcosa mi ha già acceso dentro: una frase, una melodia, un’emozione. Il brano nasce sempre da lì.
4. Nei tuoi brani ricorre spesso il tema dell’inadeguatezza e del sentirsi giudicati. È qualcosa che nasce da un vissuto personale?
Assolutamente sì. L’inadeguatezza, la paura del giudizio, il sentirsi non abbastanza sono temi che conosco bene e che credo appartengano a moltissime persone, soprattutto oggi. Portarli nella musica è il mio modo per normalizzarli e far sentire meno solo chi li vive., oltre che aiutare me stesso.
5. Scrivi per chi “si mette i tacchi per sentirsi un po’ più all’altezza” e per chi soffre di ansia e panico. Che tipo di messaggi ricevi da chi ascolta le tue canzoni?
“I Tuoi Mostri” è la canzone che più di tutte mi ha dato la certezza che la musica può davvero aiutare chi ascolta. Ho ricevuto molti messaggi da persone che, grazie a quel brano, si sono sentite capite e meno sole. Sono profondamente grato a chi trova il tempo di scrivermi anche solo poche parole; per loro può essere un gesto semplice, ma per me vale moltissimo e mi spinge a continuare su questa strada. Uno in particolare mi è rimasto impresso: una ragazza mi scrisse che quella canzone l’aveva accompagnata durante tutto il suo percorso con la psicologa, fino a volermi ringraziare prima della sua ultima seduta. In momenti come questi capisco davvero quanto la musica possa avere un impatto reale nella vita delle persone.
6. Hai dichiarato che non ti interessa avere la hit, ma portare un messaggio. Che responsabilità senti quando scrivi?
Ti dico la verità, essendo un emergente non sento davvero il peso di un’aspettativa esterna, e di conseguenza non sento responsabilità nel dover per forza lasciare un messaggio a chi ascolta. Direi più che altro che è questo il mio modo di scrivere. Anche in una canzone d’amore, spesso finisco per inserire un messaggio di fondo o un richiamo ai temi che mi stanno a cuore, anche se non sono il focus principale del brano. Ci sono poi canzoni in cui invece il messaggio è proprio il tema centrale, ed è qualcosa che voglio comunicare in modo diretto. Devo dire che quelle, alla fine, sono anche le canzoni a cui mi sento più legato.
7. Tra i tuoi brani – I tuoi Mostri, C’è di Mezzo Amare, A Parte Noi e Yasmine – qual è quello che ti rappresenta di più oggi e perché?
Mi sento particolarmente rappresentato da “I Tuoi Mostri”, perché poco tempo dopo aver scritto quella canzone ho capito che era arrivato il momento di affrontare anche i miei di mostri, e proprio in quel periodo ho iniziato il mio percorso di terapia; è stato un grande cambiamento nella mia vita e sono contento di aver fatto quel passo.
8. Qual è il tuo sogno artistico più grande? Dove ti vedi in futuro?
Il mio sogno più grande è potermi guardare indietro un giorno sapendo di avercela messa tutta e di averci provato davvero, senza rimpianti.
Poi certo, come tutti sogno in grande, sarei ipocrita a dire che non mi piacerebbe Sanremo ahahahah, ma al di là dei numeri o della dimensione del successo quello che vorrei davvero è vedere che ciò che ho scritto è qualcosa che resta, qualcosa di duraturo che ha lasciato un impatto reale nelle persone.
9. “Yasmine” è un brano molto intenso e personale. Chi era lei per te?
Yasmine è stata una mia compagna di classe al liceo, anche se in realtà la conoscevo fin da bambino perché abbiamo frequentato le stesse scuole a Genzano. Non eravamo amici strettissimi né confidenti, ma condividevamo tanti piccoli momenti quotidiani: mi ricordo che quasi ogni ricreazione mi chiedeva un pezzo di merenda o si fermava a parlare con me della Roma o dei libri che leggevamo. Una volta mi chiese di raccontarle tutta la trama di una saga fantasy che avevo finito; ricordo perfettamente il suo entusiasmo nel parlare in quel momento, entusiasmo che in realtà aveva sempre, anche per le piccole cose. Una delle anime più rare che abbia mai conosciuto.
10. Nel racconto descrivi una ragazza che, nonostante il dolore, non perdeva mai il sorriso. Cosa ti ha insegnato davvero?
Mi ha insegnato che la vita è veramente un regalo gigantesco che non va dato per scontato, e che non serve sempre un motivo per essere felici. Mi ha ricordato che quello che per molti è normalità, come la famiglia e la salute, per tanti altri sono privilegi. Eppure non l’ho mai vista senza sorriso. Aveva il dono di riuscire a trasmettere positività anche quando avrebbe avuto mille ragioni per non farlo. Credo che tutti noi dovremmo imparare a essere un po’ più come Yasmine.
11. C’è una frase del brano a cui sei particolarmente legato?
“Yasmine non conta mai sugli altri
Sa che può farcela da sola
Ma anche la forza dei giganti
Non basta a sollevar la luna”
Chiedere aiuto non significa essere deboli, perché in certe situazioni semplicemente da soli non basta.
12. Scrivere “Yasmine” è stato più un atto di sfogo, di elaborazione o di responsabilità verso la sua memoria?
È stato sicuramente prima di tutto un atto di elaborazione personale, un modo per fermarmi a riflettere davvero su ciò che era successo.
Ma è stato anche un modo per dare a Yasmine la luce che meritava e fare in modo che dalla sua storia restasse qualcosa oltre al dolore, un messaggio ce potesse arrivare anche a chi non l’aveva mai conosciuta. Ho avuto anche l’opportunità di cantare questo brano nella scuola che frequentavamo insieme ed è stato uno dei momenti più emozionanti del mio percorso. Ci tenevo che le nuove generazioni potessero conoscerla e portare avanti il ricordo di ciò che ha lasciato.
13. Nel testo parli dell’importanza di ascoltare chi chiede aiuto, anche quando lo fa in silenzio. Pensi che oggi si sia perso un po’ questo ascolto?
Più che pensare che si sia perso l’ascolto, credo che come società non siamo ancora maturati fino in fondo su questo tema. Fino a non molti anni fa andare in terapia veniva spesso visto come qualcosa di cui vergognarsi, “da matti”, quando invece dovrebbe essere considerato del tutto normale. Così come ci prendiamo cura del corpo allenandolo, dovremmo sentire naturale anche il prenderci cura della nostra mente. Il messaggio che per me deve passare con “Yasmine” è anche un altro: se ci accorgiamo che qualcuno sta male non possiamo lasciar correre pensando che “andrà tutto bene”, perché la verità è che non possiamo saperlo… e la storia di Yasmine, purtroppo, questo ce lo insegna.
14. Che atmosfera hai voluto creare musicalmente per accompagnare una storia così delicata?
Ho cercato di ricreare un’atmosfera il più possibile angelica e delicata, quasi sospesa.
Ho scelto archi e timbri molto morbidi, limitando al minimo percussioni pesanti o elementi troppo invasivi, perché sentivo che la musica dovesse accompagnare la storia con rispetto, senza mai sovrastarla.
15. Yasmine potesse ascoltare oggi questa canzone, cosa vorresti che sentisse?
Yasmine vorrei che ti soffermassi sulle parole: “Perdona il mondo che non ascolta e il destino infame”
16. “Yasmine” lascia un compito a chi ascolta: fermarsi, riflettere, non passare oltre. Qual è il messaggio più urgente che vuoi arrivi al pubblico?
Apprezziamo la vita a partire dalla piccole cose, e non aspettiamo che una persona chieda aiuto esplicitamente.
17. Questo brano segna un punto di svolta nel tuo percorso artistico?
Anche questo brano ha rafforzato in me l’idea di artista che voglio essere. I messaggi che ho ricevuto per “Yasmine” mi hanno mostrato che la canzone è arrivata con tutto il suo significato, e questo era l’importante. Voglio continuare a scrivere per lasciare qualcosa, non solo per intrattenere.
18. Cosa speri accada quando qualcuno, magari in un momento difficile, ascolta “Yasmine”?
Spero che questa canzone spinga chi la ascolta a guardarsi più intorno, sia per trovare il coraggio di chiedere aiuto, sia per essere più attento agli altri e tendere la mano a chi ha bisogno.









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