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La caduta degli Dei



Tra le quotidiane uscite discografiche, quest'anno, si attendeva con trepidazione e cieca fiducia il nuovo album degli SCORPIONS, era da molto tempo infatti che gli scaffali dei negozi di dischi, quei pochi rimasti ahinoi, non potevano mettere in bella mostra un lavoro dei tedeschi.

Il momento è finalmente arrivato ma, purtroppo, almeno per quel che mi riguarda, il risultato non è per nulla soddisfacente.

L'ascolto dei primi singoli estratti mi aveva realmente deluso ma, poi, la lettura di recensioni entusiastiche su diverse testate, cartacee ed online, italiane ed estere, mi ha portato a dare una seconda possibilità al disco e, purtroppo, la mia prima impressione è rimasta tale, un disco deludente.


Parliamoci chiaro, l'album suona bene, è ottimamente prodotto ( e ci mancherebbe! Sono gli SCORPIONS, mica quattro "scappati da casa" che suonano in garage in attesa del debutto alla festa del liceo), tecnicamente ineccepibile, la voce di Klaus Meine è ancora bellissima, calda ed avvolgente nonostante le, quasi, settantaquattro primavere e tutto fila liscio.

E allora dov'è il problema? Direte voi...

Ecco, è presto detto, il problema è che quest'album farebbe gridare al miracolo se fosse il debutto di una sconosciuta Hard Rock band... ma è un album degli SCORPIONS e, a loro, non posso perdonare dei testi così scialbi e poco ispirati o, peggio, ispirati solo dal pensiero del dover pubblicare qualcosa perché " tanto siamo gli SCORPIONS, alla gente piacerà".


Il songwriting è davvero insufficiente, soprattutto dopo anni di silenzio gli ultimi due dei quali passanti dentro ad una pandemia... tempo per scrivere ce n'è stato e, credetemi, sentire la voce di Klaus Meine ripetere ad oltranza "... peacemaker, peacemaker bury the undertaker..." non è per nulla gratificante.

Su questo disco, a mio parere, non c'è un solo brano che verrà ricordato negli anni a venire, è tutto "piatto" ed inconsistente, tutto ripetitivo e troppo ridondante, perfino la ballad, da sempre punto forte della band, questa volta cade nel dimenticatoio e vince il Grammy per la banalità, è vero che non sempre si possono scrivere "Still Loving you" o "Winds of change", giusto per citare le due più conosciute ma, questa "When you know( where you come from)" è davvero di una pochezza terrificante.


In conclusione mi sento di dire che "ROCK BELIEVER", questo il titolo dell'album, è una release che nulla aggiunge, e nulla toglie sia chiaro, alla straordinaria carriera degli SCORPIONS ma che, a meno che non sia la vostra band di riferimento, potete tranquillamente fare a meno di

aggiungere alla vostra collezione musicale.









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