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Sanremo 2026, tra tecnica e rivoluzione sonora: Arisa incanta, Tredici Pietro sorprende.



La prima serata di Sanremo 2026 si apre nel segno della memoria e della solennità. L’orchestra attacca le prime note di “Perché Sanremo è Sanremo”, il palco si accende gradualmente e l’omaggio a Pippo Baudo dà subito il tono emotivo alla serata. Carlo Conti conduce con mestiere e ritmo, ricordando il gigante della televisione italiana prima di dare il via a una maratona di trenta Campioni.


Accanto a lui, in veste di co-conduttrice, Laura Pausini. La sua presenza è calorosa, il sorriso costante, ma la conduzione appare spesso incerta: letture troppo aderenti al gobbo, introduzioni poco incisive, cambi d’abito che spezzano il ritmo più che arricchirlo. Nei momenti di dialogo fatica a trovare tempi televisivi naturali e una cifra personale nella presentazione degli artisti. Resta la star internazionale, ma sul piano strettamente televisivo la sua performance risulta discontinua, soprattutto nei passaggi di raccordo.



Arisa: tecnica e controllo assoluto


Tra i momenti più alti della serata spicca senza dubbio l’esibizione di Arisa con “Magica favola”. La sua prova è di livello superiore. Vocalmente impeccabile, Arisa costruisce l’interpretazione con una gestione magistrale del fiato, un vibrato controllato e dinamiche raffinatissime. I pianissimi sono sospesi e purissimi, gli acuti mai forzati, l’emissione sempre centrata.


Colpisce la maturità interpretativa: non c’è compiacimento tecnico, ma una perfetta fusione tra tecnica e intenzione emotiva. Ogni frase trova una sua curva espressiva, ogni parola è scolpita con chiarezza. È una performance che ricorda quanto la dimensione dell’orchestra dal vivo sia il suo habitat naturale. Applausi convinti, sensazione diffusa di trovarsi davanti a una delle voci più solide del Festival.



Tredici Pietro: identità sonora e contemporaneità


Altro momento distintivo arriva più tardi nella notte con Tredici Pietro e “Uomo che cade”. Qui il punto di forza non è la vocalità in senso tradizionale, ma l’originalità del sound. L’arrangiamento mescola urban, suggestioni elettroniche e una costruzione ritmica non convenzionale per il palco dell’Ariston.


La scelta timbrica è personale, il flow è controllato e credibile, e soprattutto si percepisce un’identità precisa. Non è un brano pensato per compiacere la platea tradizionale, ma per portare un linguaggio generazionale dentro la cornice istituzionale del Festival. Il risultato è uno dei momenti più moderni della serata: un suono riconoscibile, coerente, che segna una differenza netta rispetto a molte proposte più classiche.



Il resto del cast: professionalità e qualche guizzo


Nel complesso, la gara scorre con buona fluidità. Artisti come Michele Bravi e Mara Sattei offrono prove eleganti e curate, puntando sull’intensità emotiva. Dargen D’Amico  porta energia e ironia, mentre Luchè mantiene coerenza stilistica con una performance solida, anche se con qualche stonatura ed incertezza.


Elettra Lamborghini  gioca sullo spettacolo e sulla coreografia, più che sulla raffinatezza vocale. Patty Pravo conferma carisma e presenza scenica, pur con una vocalità meno smaltata rispetto al passato. Levante e Ermal Meta puntano sulla scrittura e sull’interpretazione, risultando convincenti senza picchi clamorosi.


Nel versante più popolare e radiofonico, Francesco Renga e Raf offrono performance professionali e rassicuranti. J-Ax sceglie la via dello spettacolo e dell’ironia, mentre Malike Ayane si distingue per eleganza timbrica e raffinatezza interpretativa.


Tra i momenti extragara, l’apparizione di Tiziano Ferro è intensa e nostalgica, mentre il collegamento con la nave Costa Toscana regala l’energia pop di Max Pezzali. L’omaggio ai 50 anni di Sandokan con Can Yaman  e Kabir Bedi aggiunge una dimensione celebrativa e televisivamente efficace.



Una prima serata lunga ma compatta


La serata si chiude oltre l’una e mezza, con la lettura della classifica provvisoria e il collegamento con il DopoFestival. Nel complesso, un debutto solido: conduzione esperta, ma frettolosa e distaccata di Conti, una Pausini ancora alla ricerca del giusto passo televisivo, tante performance professionali e due picchi evidenti — la maestria vocale di Arisa e l’originalità sonora di Tredici Pietro — che restano come i momenti artisticamente più significativi, a mio parere della prima notte di Sanremo 2026.

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