The Kloser, tra rock anni ’90 ed emozioni autentiche.
- Luigia Tamburro

- 2 giorni fa
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I The Kloser sono una band rock che ha fatto della sincerità il proprio marchio di fabbrica. Nati da un’amicizia e da anni di esperienze condivise tra sala prove, concerti e studio di registrazione, il gruppo ha trovato la sua identità definitiva con l’unione di cinque musicisti accomunati dalla stessa visione artistica: trasformare emozioni, riflessioni e vissuti in canzoni dirette e senza filtri.
Il nome della band racchiude già la loro essenza: “chiudere” un cerchio, una fase, un’emozione. Un concetto che ritorna anche nella loro musica, fortemente influenzata dal rock anni ’90 ma aperta a contaminazioni alternative, senza mai lasciarsi imprigionare dalle etichette. Nei loro brani convivono energia e introspezione, con testi immediati che puntano ad arrivare dritti all’ascoltatore.
Con il nuovo singolo “Ora che non si può”, i The Kloser affrontano il tema dell’ipocrisia e di quelle prese di posizione che arrivano solo quando ormai è troppo tardi. Un pezzo intenso e riflessivo, accompagnato da un videoclip dalle atmosfere evocative e sospese, pensato per amplificare il significato del brano senza sovrastarlo.
Tra live costruiti come veri e propri viaggi emotivi e nuovi progetti già in lavorazione, la band continua il proprio percorso passo dopo passo, con l’obiettivo di portare la propria musica sempre più lontano e conquistare il pubblico con autenticità e impatto emotivo.
– Perché vi chiamate “The Kloser”?
È nato un po’ per caso ma ci è rimasto subito addosso. Ci piaceva l’idea del “chiudere”, sia emotivamente che musicalmente… chiudere un cerchio, un discorso, una fase. La K è venuta quasi istintiva, per dare qualcosa di più nostro al nome.
– Di quanti membri si compone?
La band e' formata da Cristiano Proietti(voce),Manuel Di Felice (Chitarra), Mauro Gemelli (Chitarra), Cristian Di Felice (Batteria) , Cristian Carucci (Basso) ognuno con il suo ruolo ma molto coinvolti tutti nel processo realizzativo.
– Come vi siete conosciuti? Chi eravate prima di diventare un gruppo?
Siamo una band il cui nucleo storico (Manuel DI Felice,Cristian Di Felice,Cristian Carucci) suona insieme da quando erano ragazzi e il progetto ha avuto la sua evoluzione definitiva con l'ingresso di Cristiano Proietti (Cantante) e Mauro Gemelli (Chitarrista)
– Raccontateci gli esordi artistici fino ad oggi.
Il percorso musicale e' stato molto ricco perche' abbiamo iniziato a suonare da ragazzi percui di esperienze ne abbiamo vissute molte: sala prove, live , registrazioni in studio. La parte di scrittura e' principalmente eseguita da Manuel Di Felice. E' un percorso in continua evoluzione.
– Quali esperienze vi hanno segnato di più come band?
Sicuramente i live. Quando porti i pezzi davanti alle persone capisci davvero cosa funziona e cosa arriva. Indubbiamente anche la crescita del progetto ci sta regalando grandi emozioni.
– Come organizzate un vostro live?
Cerchiamo di non fare solo una scaletta e basta. Pensiamo proprio al live come a un viaggio, un racconto con momenti più carichi e altri più intimi. Ci interessa che chi ci ascolta rimanga coinvolto fino alla fine.
– Cosa vi rende riconoscibili secondo voi?
Forse il fatto che cerchiamo di essere sempre diretti. Non ci piace girarci troppo intorno, né nei testi né nella musica. Quello che diciamo è molto diretto e naturale.
– Quali sono le vostre influenze musicali?
Ascoltiamo molto il rock in particolare quello con sonorita' anni 90 ma anche cose più alternative. Non abbiamo mai voluto rinchiuderci in un’unica cosa, e secondo noi si sente.
– Come descrivereste il vostro genere musicale?
Diremmo rock, ma senza volerlo incasellare troppo. Ci interessa più l’emozione che arriva che l’etichetta.
– “Ora che non si può” come è nata?
È nata da una sensazione , quella dell'ipocrisia delle persone che intervengono dopo... quando tutto e' comodo e non si puo' fare niente... Non è legata a un episodio preciso, ma a tante situazioni viste o vissute.
– Di cosa parla e che messaggio volete dare?
Parla di quel modo di fare per il quale si prende posizione quando ormai è tardi. Più che un messaggio, è una riflessione: chi ha interesse per una cosa la fa e non aspetta che sia troppo tardi.
– Com’è stato girato il videoclip?
Abbiamo cercato di rimanere coerenti con il mood del pezzo con immagini evocative . L’idea era accompagnare la canzone, non sovrastarla, mantenendo quella sensazione un po’ sospesa e un po' amara.
– Dove state promuovendo il brano?
Un po’ ovunque: radio, blog, social, piattaforme. Stiamo cercando di farlo girare il più possibile.
– Progetti futuri?
Stiamo già lavorando a nuovi brani e vogliamo portare il progetto live il più in giro possibile. L’idea è continuare a costruire questo percorso passo dopo passo.









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