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Un capolavoro nato dalle macerie

Aggiornamento: 25 mar 2022



Ciò che sta accadendo, nel 2022 (sigh), ci dovrebbe lasciare interdetti, ci dovrebbe ricordare che siamo, senza dubbio, la peggior specie ad abitare il pianeta... ma qui si parla di Musica e allora colgo l'occasione per farvi conoscere e, spero, apprezzare un album del 1995 di quella che in assoluto è la mia band preferita, i Savatage.

Il disco di cui parlo è "Dead Winter Dead", un concept album che narra la storia d'amore tra un serbo ed una musulmana durante la guerra in Bosnia.


I Savatage in questa release ci regalano una serie di brani che per gusto, armonia e melodie non possono che essere descritti con un solo vocabolo, meravigliosi.

Si parte con l'"Overture" e già capiamo come il percorso musicale, tra continui susseguirsi di burrasche e mari piatti, si andrà a sviluppare. Al termine di "Overture" il suono di un'esplosione introduce "Sarajevo", brano in cui il personalissimo, e splendido, timbro vocale di Zachary Stevens viene accompagnato da un pianoforte e da colpi di mortaio in sottofondo,

A questo punto parte la terza traccia, "This is the time", vero e proprio inno alla fratellanza (...This is the time, this is the place and these are the signs that we must embrace ) meraviglioso ed assolutamente devastante dal punto di vista emozionale, il vero e proprio inizio del disco.

Seguono poi "I am " e "Starlight ", brani che ci regalano l'alternarsi dietro al microfono della voce di Stevens a quella, acida e "malvagia", di Jon Oliva ( in "I am ").

Jon e Zach si passano di nuovo il testimone per le successive "It doesn't matter aniway" (Jon) e

"This isn't what we meant "(Zach) donandoci un incredibile saliscendi di emozioni che potremmo tranquillamente definire "la quiete dopo la tempesta" dove Jon è la tempesta mentre Zach, con il suo innegabile senso melodico, ci concede di riprendere fiato e, appunto, ci porta un po' di quiete.

Arriva poi "Mozart and madness", classico pezzo strumentale da Savatage, il cui scopo è farci partecipi della pazzia di un vecchio musicista che, anziché rifugiarsi, decide di suonare il suo pianoforte in piazza, sotto i bombardamenti, pelle d'oca! È il turno di "Memory", pezzo in pieno stile Savatage che introduce la title-track ed altro non è se non una rielaborazione, riuscitissima, dell'Inno alla gioia di un certo Ludwig Van Beethoven.

Il trittico di chiusura riesce ancora ad emozionare, "Dead Winter Dead" è un brano di rara bellezza, "One child" parte lenta per poi crescere e regalarci le classiche polifonie che sono un vero e proprio marchio di fabbrica del gruppo e, poi, arriva "Not what you see", brano toccante, strappacarni, che mette in luce ancora una volta l'incomprensibilita' della guerra.

Ed a questo punto anche noi, come il Gargoyle in copertina, non possiamo far altro che osservare le macerie prodotte dalla stupidità umana per poi guardare oltre e trovare qualcosa, o qualcuno, che ce le faccia dimenticare.

"...I close my eyes on this night and you're all that I see..."









1 Comment


Francesca Nesca
Francesca Nesca
Mar 24, 2022

Da brividi, impossibile non provare emozioni nel leggerlo. 🔝🔝🔝

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