Web Radio: cosa devi sapere per essere in regola



Che web radio vuoi essere?

Le web radio amatoriali (o personali) sono quelle distribuite attraverso siti di persone fisiche, non di aziende o di titolari di Partite Iva, che effettuano trasmissioni musicali sul web senza introiti pubblicitari diretti o indiretti, con nessuna finalità commerciale. Ciò significa, per essere chiari, che nel blog in cui si ospita la propria radio non ci devono essere contenuti pubblicitari gestiti, per esempio, attraverso la piattaforma AdSense di Google o link che indirizzano a pagine commerciali.

La seconda categoria è quella delle web radio istituzionali (o comunitarie). Si tratta delle radio di istituzioni pubbliche, enti locali, associazioni riconosciute o non riconosciute, fondazioni e Onlus per attività caratterizzate dall’assenza dello scopo di lucro e dall’essere espressione di particolari istanze culturali, etniche, politiche e religiose. Anche in questo caso, né sul sito che ospita la radio né tantomeno durante la trasmissione è ammessa una qualsiasi forma pubblicitaria.

La terza e ultima categoria è quella delle web radio commerciali. In questo caso, evidentemente, è ammesso l’utilizzo commerciale del sito e della radio. È questo il caso in cui la radio diventa parte di un vero e proprio strumento di marketing finalizzato alla promozione commerciale di un’azienda.

Web radio: uno strumento per comunicare i valori del brand

La radio offerta sul sito istituzionale di un’azienda, o sulle pagine di un e-commerce, è un elemento portante della strategia di comunicazione sonora orientata alla vendita in-store, questa volta online, con cui veicolare brani, jingle e messaggi sonori che rispecchino il Dna aziendale.

È da specificare chiaramente che una web radio non può essere diffusa all’interno di un luogo pubblico o di un esercizio commerciale. In questo caso, infatti, l’esercente deve stipulare un contratto specifico per la radio in-store e distribuire la propria comunicazione sonora attraverso altri servizi.

Web radio: non si scappa, in ogni caso si paga la Siae e la Scf

In tutti i casi, o si è proprietari dei diritti di diffusione della musica, o si può distribuirla perché sono già stati pagati i diritti.

Nel caso in cui si abbia scelto un servizio per la creazione della radio, il responsabile del pagamento dei diritti è il fornitore del servizio. A patto che si utilizzino solo le fonti sonore fornite dalla piattaforma e che lo si possa dimostrare nel caso di una richiesta della Guardia di Finanza.

Se, invece, si sceglie di creare un palinsesto con brani musicali caricati dal proprio Pc e di cui si ha i diritti per il solo uso personale, è necessario pagare alla Siae e alla Scf (Società Consortile Fonografici) i compensi specifici per il tipo di radio secondo un algoritmo abbastanza complesso riportato sul sito della Siae e basato su diversi parametri.

Web radio: minimo un migliaio di euro per essere in regola

Una web radio amatoriale, il caso più semplice, pagherà un po’ meno di mille euro all’anno senza limite di utilizzo dei brani. Una web radio istituzionalepagherà un costo trimestrale basato sull’incidenza della musica rispetto alla programmazione e sul traffico mensile del sito (pagine viste al mese). Per quella commerciale, oltre a fornire i parametri previsti per quelle istituzionali, è necessario indicare anche il valore degli introiti pubblicitari annui.

La definizione delle tariffe e il relativo incasso dei compensi per le licenze di distribuzione è demandato unicamente alla Siae e alla Scf. Il controllo su eventuali irregolarità, invece, spetta alla Guardia di Finanza. Si tenga conto, inoltre, che la normativa a cui si fa riferimento è ancora il Decreto Legislativo n. 177 del 31 luglio 2005, il Testo Unico dei Media Audivisivi emanato dal Governo Berlusconi II. La norma, però, nonostante recepisca molti concetti espressi nelle diverse direttive europee, ha dimostrato molte volte la propria inadeguatezza proprio in materia di web radio.

Web radio: se la fai, falla bene

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