I brani “Surf Rider” e “5 mins of Acid” ne “La grazia” di Sorrentino: il cuore che batte fuori campo.
- Luigia Tamburro

- 31 minuti fa
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Come in ogni regia di Sorrentino, anche ne “La Grazia” l’atmosfera in cui si narrano le vicende del protagonista, nonché Presidente della Repubblica agli sgoccioli del suo mandato, Mariano De Santis, è sospesa. Il film è denso di silenzi e proiezioni mentali che descrivono le emozioni e lo stato di immobilità che l’uomo sta attraversando.
Il film racconta infatti i dilemmi e le preoccupazioni di un Presidente appesantito e angosciato dalle responsabilità e dalle decisioni che gli spettano, ma che vorrebbe delegare.
Ed è così che ogni ricordo o accadimento della sua vita diventa un pretesto per procrastinare.
Il tema su cui Sorrentino fa ruotare riflessioni esistenziali e filosofiche è L’EUTANASIA.
Al Presidente viene richiesto di prendere una decisione sull’approvazione o meno di questa legge. Ogni episodio, da lì in avanti, diventa sia un momento di riflessione per decidere di firmare, sia un’occasione per non farlo.
Il film ci mostra, oltre alla figura ufficiale del Presidente, anche la fragilità di un uomo che scopre, dopo quarant’anni, il tradimento della moglie defunta. Così, alla figura idealizzata e all’amore verso la moglie Aurora, emerge anche l’odio per lei, per ciò che ha subito.
Mariano, in maniera ossessiva, vorrebbe scoprire chi è l’altro; pertanto è proprio la musica a mettere in evidenza il dissidio interiore tra il desiderio di conoscere la verità e quello di lasciar andare. In entrambi i casi, il film ci fa comprendere che, qualunque sia la scelta, le conseguenze non avrebbero risparmiato ferite e rinunce.
In questo senso, il protagonista richiama fortemente Zeno Cosini: come ne La coscienza di Zeno, l’indecisione non è una fase transitoria, ma una struttura profonda dell’essere. Ogni scelta viene analizzata, scomposta, rimandata, fino a perdere la sua urgenza vitale.
I brani “Surfer Rider” e “5 Min of Acid”, accompagnano questi moti interiori con un andamento ipnotico e circolare così da diventare la traduzione sonora dell’indecisione: un’onda che torna sempre su se stessa, senza mai trovare una riva definitiva. È il tempo della coscienza, non quello dell’azione.
Le immagini visionarie di cui parlavamo inizialmente richiamano apertamente l’immaginario di René Magritte. Figure isolate in una scenografia estesa ed enigmatica, dove i personaggi quasi non si riconoscono o si perdono; presenze assenti, come statue immobili. Come nei quadri del pittore belga, ciò che non si vede ha lo stesso peso di ciò che è mostrato.
Il tradimento, la scelta, la morte restano sempre sfocati o quasi fuori campo.
Al tema dell’EUTANASIA non può che legarsi anche quello della GRAZIA. Qui il film raggiunge il suo nucleo etico più profondo. La questione non viene mai affrontata come un dibattito ideologico, ma come un interrogativo intimo e lacerante: di chi sono i nostri giorni? Chi può decidere chi deve vivere o morire? Il protagonista si confronta con il limite estremo della responsabilità, dove la compassione rischia di confondersi con la volontà di controllo e la libertà. La grazia, in questo contesto, non è la risposta, ma la capacità di restare nella domanda e accettare l’incertezza, quella cosciente che non imprigiona, ma ci fa prendere il volo.
Virtus in periculis firmior: è proprio nel pericolo morale, nella scelta che non offre appigli sicuri, che la virtù si rafforza.
Piccola considerazione sugli ultimi minuti del film: la figlia di Mariano De Santis, in videochiamata insieme al fratello Riccardo, fanno ascoltare al padre la creazione musicale di quest’ultimo, un mix di classicità e contemporaneità elettronica. Un brano in cui all’interno si può ascoltare un suono che somiglia ( guarda caso) ad un battito cardiaco. Questo brano viene fatto ascoltare proprio nel momento in cui il Presidente sceglie, dopo svariate tribolazioni, di firmare la legge sull’eutanasia.
Che cosa vuol dire questo? Che Sorrentino sceglie di con il linguaggio cinematografico e la musica di unire due paradossi: il battito (ricreato elettronicamente) che è vita nel momento in cui il Presidente ha firmato per autorizzare la morte.
Un’immagine ed un suono che ci dicono: una legge può essere firmata, ma il problema della vita come suono, ritmo e relazione rimane sempre aperto dentro di noi.
E voi che ne pensate?









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