Tony Pitony ed il coraggio dell’imperfezione.
- Luigia Tamburro

- 1 giorno fa
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Sarò sincera: forse ero una delle poche a non essere a conoscenza del grande artista Tony Pitony; eppure ora mi trovo qui a scrivere un articolo su di lui, perché merita un’attenzione particolare.
Come sono venuta a conoscenza di questo cantautore – se così possiamo riassumerlo, anche se per me ricopre ruoli non ancora del tutto definibili nell’ambito televisivo e musicale?
Stavo guardando Sanremo con la mia migliore amica e, quasi contemporaneamente, esclamiamo: ma quanto è scarso qualitativamente quest’anno! E che noia soprattutto!
A quel punto la mia migliore amica afferma:
“Molto meglio Tony Pitony!”
Io la guardo sbalordita e le chiedo:
“E chi sarebbe?”
Lei si avvicina con il telefono e mi fa ascoltare uno dei suoi brani più famosi: “Donne ricche”.
Già dopo il primo ascolto me ne innamoro: rimango estasiata sia dalla sua voce sia dal contenuto del brano. Quello che più ho apprezzato del testo è stata la sincerità e l’onestà con cui racconta un sistema musicale, sociale e di valori contemporanei. In quelle parole riconoscevo chiaramente l’ironia utilizzata per smascherare il politically correct di cui siamo circondati.
Ed in effetti, dopo aver sentito il suo brano, Sanremo mi sembrava quasi un quadro patinato e di maniera, qualcosa che non trasmetteva nulla se non l’idea di uno spettacolo organizzato e ordinato, senza la minima imperfezione o sbavatura.
Ed è proprio in questo panorama di controllo assiduo verso l’errore che Tony sovrasta molti degli artisti di oggi.
Questo perché Tony non ha paura di sbagliare. Nelle sue canzoni prende l’errore e lo amplifica: non cerca in tutti i modi di eliminare l’imperfezione tecnica, ma al contrario combatte quel tecnicismo che ha reso molti cantanti di oggi più robotici perfino dell’intelligenza artificiale.
Se le nuove tecnologie vanno verso la perfezione tecnica, l’essere umano è chiamato a non perdere la propria autenticità cercando di gareggiare con le macchine. Sì al loro utilizzo, ma non fino al punto di perdere la propria traccia identitaria.
Tony Pitony, nel panorama musicale, si distingue per l’uso costante dell’ironia con cui dissacra i finti perbenismi e l’ipocrisia delle persone che ha incontrato nelle sue esperienze di vita: a scuola, nell’Accademia che ha frequentato a Londra e, crescendo come artista, anche dietro i meccanismi dei sistemi musicali.
Uno di questi è il programma televisivo X Factor, dove viene iscritto da un suo compagno di classe e dove, per la prima volta, nasce la maschera di Elvis di Tony Pitony.
In una delle tante audizioni, l’artista comprende che in un talent show – o in programmi simili – è spesso più importante avere il physique du rôle che essere realmente bravi.
Tony infatti ha dichiarato che, se avesse superato l’audizione di X Factor, avrebbe comunque rifiutato, fingendo addirittura di svenire per poi andare via. Un episodio che fa capire molto bene come il cantautore non avesse alcuna intenzione di sottostare a determinate regole o ambienti più abituati a standardizzare le persone piuttosto che riconoscerle e valorizzarne il potenziale creativo.
Dal punto di vista stilistico Tony Pitony crea arrangiamenti che si rifanno alla musica pop e R&B, ma, come abbiamo visto nell’esibizione a Sanremo durante la serata dei duetti e delle cover, dimostra di possedere ottime capacità anche nel jazz.
Questo dimostra una versatilità vocale che lo porta a sapersi orientare tra generi diversi, aggiungendo ad ogni performance il suo tocco unico e personale.
E la maschera è uno di quei lampi di genio che suscitano nel pubblico ancora maggiore curiosità.
Come dichiara lo stesso artista, la maschera è un mezzo che gli permette di mantenere un certo distacco dal suo personaggio. Lui è l’artista, ma è anche l’uomo che va a fare la spesa al supermercato; e il fatto che le persone non lo riconoscano per strada per lui è rassicurante, non certo un disconoscimento artistico.
Insomma Tony Pitony rappresenta una voce fuori dal coro: imperfetta, ironica, libera.
In un panorama musicale sempre più levigato, la sua autenticità diventa quasi un atto di ribellione.
E voi che cosa ne pensate di questo artista?









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