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"I murales sulla peau", ferite da cui entra la luce: Federico Villa, in arte Villa Psicosi.






Questa sera intervisteremo un artista particolare. Il suo nome d'arte, Villa Psicosi, già ci dà un indizio e ci infonde curiosità.


Intervista a cura di Riccardo Russo.


R.:

Iniziaci a spiegare perché hai scelto Villa Psicosi come nome d'arte...


F.:

Allora partiamo col dire che io faccio di cognome Villa, mentre Psicosi per tanti motivi. Principalmente perché la Psicosi è un po' la distorsione del pensiero; dunque esistono le allucinazioni legate a questo disturbo psichiatrico e, di conseguenza, alla visione del mondo che porto nella musica. I miei testi sono nudi, crudi, basati su esperienze della mia vita.

La scelta di Villa, oltre al fatto che è il mio cognome, l'ho associata ad un luogo mistico. Il primo volontariato che ho fatto è stato in una villa in una comunità di minori a Monza e lì ho scoperto una realtà diversa.


R.:

So che ti sta stretta la definizione di cantautore...raccontaci un po'.


F.:

Io mi definisco un Rapsodo. Faccio musica elettronica, ma parto sempre da chitarra e voce o piano e voce. Successivamente vengono arrangiate e prodotte con tutti gli altri strumenti elettronici.


R.:

Nello specifico come nasce un tuo brano?


F.:

Nei luoghi più assurdi. Dalla Metropolitana, al McDonald con gli amici.

Mi ricordo che scrissi una canzone dopo che andai al Mc e la intitolai Venere, Posacenere. Ero fuori dal Mc ed erano le due e mezza di notte e notai sopra i tavolini tutta una serie di posaceneri con le sigarette. Ai tempi ero single, disperato e dicevo: "Io sono come Venere, vedo l'amore dentro un posacenere". Sigarette spente e fumate aftersex...beh. C'è anche un velo di ironia nei miei testi.


R.:

Quanto incide il tuo lavoro nella tua attività artistica?


F.:

Tantissimo. Faccio un lavoro molto creativo, perché sono un educatore e attualmente sono un docente di sostegno in una scuola primaria. Sei a contatto con il midollo della vita ed i bambini sono una grande fonte di ispirazione, in quanto si emozionano per le piccole cose.

Io ho lavorato anche in comunità dove esisteva il disagio, ma anche momenti di stupore.


R.:

Che genere fai?


F.:

I generi sono veramente tanti, è difficile classificarmi.


R.:

Presentaci il tuo brano.


F.:

I murales sopra la Peau!



R.:

Spiegaci il titolo...


F.:

In realtà questa canzone non mi piace tanto, anzi mi fa ribrezzo...però siccome questo pezzo non lo faccio mai nei live, ho voluto portarlo su Web Radio Italiane. Nonostante questo è molto ascoltato dalle persone. Comunque Peau in francese vuol dire pelle e nel testo la disperazione lascia murales sulla pelle. E' un pezzo che ho scritto in un momento drastico della mia vita. L'ho dedicata ad un amico che non c'è più.

Ho portato questo pezzo per dare un messaggio di speranza, un inno alla vita, che nonostante le difficoltà, le sofferenze, va vissuta in profondità. La particolarità di questo pezzo è che accosta sonorità allegre con un testo triste. utilizzo molto questa forma ossimorica.

Ai concerti, infatti, le persone ballano questa canzone, paradossalmente!


R.:

Nella vita di un artista come te, che ruolo ha l'amore?


F.:

Per amore io non intendo la dimensione di coppia, anche perché, secondo me, devono passare almeno 15 anni prima che due persone imparino ad amarsi davvero. La prima forma d'amore che io ho conosciuto è quello della famiglia che mi ha sempre sostenuto in tutti i momenti.


APPROFONDIMENTI:


L.:

Facciamo un viaggio nel passato…chi è Federico Villa bambino/adolescente? Studi, educazione e hobby?


F.:

Federico Villa è sempre stato un sognatore alla ricerca del midollo della vita. La mia passione è la musica.


L.:

Quando hai capito che scrivere testi era importante per te? C’è stato un evento rivelatore?


F.:

Ho sempre scritto testi da quando andavo alle elementari. Era un modo per dare sfogo al mio mondo interiore. Ho uno stile di scrittura piuttosto ermetico.


L.:

Cosa ti ha spinto nella carriera di Educatore/ Docente?


F.:

Guarda...avrei preferito un lavoro dove non avrei dovuto fare niente...no sto scherzando! E' un lavoro difficilissimo questo. Io volevo lavorare a contatto con le persone per accogliere brandelli di vita.


L.:

Andando a scavare più in profondità…che cosa ti affascina della dimensione psicotica? Perché è per te una fiamma ispiratrice?


F.:

Della dimensione psicotica non mi affascina proprio niente in realtà, ma dal disagio nascono molte storie che mi ispirano.


L.:

perché nel titolo della canzone hai inserito il termine francese “peau”? C’è una motivazione, che scelta stilistica c’è dietro?


F.:

No, nessuna scelta stilistica. Mi piaceva come suonava la parola "peau" nel titolo rispetto al termine italiano "pelle".


L.:

c’è un brano a cui sei particolarmente affezionato e perché? ( oltre a quello che ci hai portato)


F.:

Sono affezionato a quelle che scriverò in futuro.



L.:

Quali sono i tuoi progetti? Il tuo sogno nel cassetto?


F.:

Mi piacerebbe diventare un professore di pedagogia e filosofia. Il mio sogno nel cassetto era poter essere una rockstar, ma è impossibile secondo me.






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