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Noi siamo nessuno perché anestetizzati, vittime e carnefici del bullismo.


L'artista che intervisteremo oggi presenta un brano che descrive una tematica molto delicata e complessa: il bullismo in tutte le sue forme e manifestazioni nella vita quotidiana.

Il brano mette in evidenza la fragilità dell'essere umano e fa riflettere sulle dinamiche che si scatenano sia nell'essere una vittima del bullismo, sia nell'essere carnefice. Il bullo, infatti, prende di mira la persona che considera debole, che ha magari delle mancanze, dimostrando in questo modo di essere un debole a sua volta.

Quella della vittima e del carnefice sono due destini labili che si incrociano e mettono a confronto; due paure che si manifestano in atteggiamenti che, seppur opposti, si eguagliano nella loro discesa verso il baratro del nulla.

Il carnefice, per colmare la sua vacuità cerca il conflitto con l'altro; pertanto l'aggressività che dimostra diventa un canale, un tentativo per comunicare agli altri che lui esiste ed ha un'identità.

La vittima, al contrario, viene convinta, a causa dei continui abusi, di non averne, di essere quindi "nessuno".

Il brano di Itaca Reveski offre un ottimo spunto di riflessione su un fenomeno sociale da non sottovalutare e che con l'avvento dei social ha preso una clinatura sempre più pericolosa.

Come difendersi allora da tutto questo?

Famiglia, amici, istituzioni, psicologi etc...hanno un ruolo centrale nel supporto e sostegno di queste realtà.

Ma ora diamo la parola all'artista...


- di dove sei e come la tua città ti ha aperto le porte verso le tue esperienze musicali?


Ciao e grazie per l’intervista. Sono di Nettuno, una cittadina del litorale romano. Le mie prime esperienze musicali tra maestri di chitarra, sale prove e primi live le ho fatte tutte in zona qui tra Anzio e Nettuno e nel bene e nel male posso dire che ogni esperienza che ho fatto “in patria” è stata formativa. Ho trovato il mio primo lavoro da insegnante di chitarra grazie alla stima che il mio primo maestro di chitarra elettrica nutriva nei miei confronti ed è una cosa per cui sarò sempre grato. Poi diciamo che l’ambiente “periferico”, rispetto a dove si muove la musica "che conta”, ti fa sentire un po’ in gabbia e si sente il bisogno di fare nuove esperienze in nuovi locali e nuove città.


- che importanza dai al tema del viaggio?


Il viaggio è la mia ragione di vita. Prima di qualsiasi discorso artistico o musicale vivo di una grande spinta interiore alla scoperta e all’esplorazione intesa sia metaforicamente, “viaggiando” all’interno della mia mente alla scoperta di nuove consapevolezze, che fisicamente (ogni volta che posso) alla scoperta anche delle più piccole differenze che ci sono tra un paese e l’altro e come queste differenze influenzano le relazioni, la comunicazione ecc. Diciamo che “sto in fissa” per la scoperta di piccole (grandi) cose che possono farci vedere il mondo come un posto diverso dall’attimo prima.

 

- raccontaci una giornata tipo nel mondo di Itaca Reveski.


Sono un tipo abitudinario normalmente, con a tratti momenti che vivo sull’onda dell’ispirazione del momento. Le mie giornate sono abbastanza programmate, ma c’è sempre uno spazio per l’imprevisto. Non bevo caffeina perché poi non dormo, quindi faccio colazione a volte con un tè poco intenso, a volte con una bella tazza di cicoria tostata, che a dispetto di ciò che potrebbe sembrare è proprio buona! Dopodiché il resto della giornata lavoro, produzioni per altri artisti, lavori su commissione per musica di sottofondo, porto avanti la collaborazione con Impronte Records e per il resto appena ho un attimo mi dedico alle mie canzoni e quindi ad Itaca Reveski. Per il resto ho una ragazza con cui convivo, un orto da interni e un gatto e a fine giornata per rilassarsi una bella partita alla PS5 è d’obbligo!

 

- spiegaci come e dove hai realizzato il videoclip.


Il videoclip l’ho realizzato in collaborazione con i ragazzi di Ronphi Media e si svolge tra il parco del Tuscolo e altre due location private che rappresentano una cantina o covo segreto e una cameretta/studio. Il concept è stato scelto per rappresentare quanto può essere invalidante, nella vita di tutti i giorni, ricevere l’odio di qualcuno nella tranquillità e serenità dei propri spazi. Una sensazione che ti fa sentire non al sicuro anche se sei a casa con la porta chiusa a doppia mandata. Con i ragazzi abbiamo deciso di trattare il tema del Cyberbullismo configurando uno schema di un leader che odia profondamente il mio stile di vita e due "scagnozzi” che non sanno neanche loro perché, ma si divertono a vedermi bullizzato. Non a caso loro hanno la maschera. Si sono annullati nascondendosi dietro una tastiera e vomitando i loro disagi addosso a sconosciuti. L’unico di loro che si fa vedere è il “capo”, che sarebbe una sorta di Polifemo moderno che vuole solo mangiare un Ulisse moderno, da cui proviene l’ispirazione per il titolo della canzone. Poi con i suoi mezzi e la sua furbizia “Nessuno” sconfigge il ciclope e nel mio caso brucia le maschere simbolo di questo odio. Il fatto che alla fine del video i due scagnozzi si rendano conto di cosa stessero facendo, è collegato alla sconfitta del capo che improvvisamente non ha più “potere” su di loro e neanche su di me.


- il personaggio incappucciato con la X sulla maschera che indossa che significato ha per te?


Il personaggio con la maschera ad “X” ha un significato particolare per me. Ho sempre percepito il bullismo come un fenomeno molto complesso e lungi da me ridurlo ad uno schema. La mia esperienza mi ha sempre portato a riconoscere due tipi di ferite emotive provenienti da atti di bullismo: la prima ferita viene proprio dall’odio puro, senti che c’è qualcuno che ti odia senza capire il perché, ti fa sentire costantemente insignificante e si prende gioco di te di fronte a tutti facendoti sentire inadeguato, sbagliato, sfigato, diverso ecc. La seconda ferita è di tipo diverso e viene inferta da quelle persone da cui non ti aspetteresti un “tradimento”, sono quelle persone che per debolezza o per convenienza si uniscono al bullo stesso nel deriderti. I due “scagnozzi” con le maschere rappresentano quel tipo di persona, una persona che non farebbe normalmente qualcosa del genere, ma che in quella condizione di pressione sociale si perde e si nasconde dalla parte dei bulli.


- la scelta del titolo “nessuno” è per caso una citazione della battuta che fa Ulisse al Ciclope? E perché tale decisione?


Grazie per averlo notato! Assolutamente si!

“Nessuno mi sta uccidendo”. Chiamando i propri compagni per farsi aiutare, Polifemo pronuncia questa frase, ma chiaramente i compagni non accorrono poiché si ritrovano confusi dall’affermazione del ciclope. La furbizia di Ulisse è ciò che l’ha salvato dalla morte ed è un valore che sento super affine a me. Poi il mio animale preferito è la volpe, quindi storicamente l’astuzia è sempre stata una cosa che ho sentito mia e che ho percepito come mezzo di salvezza per sgattaiolare via dai pericoli, anche se non sempre ci sono riuscito. Per le volte che non ci sono riuscito, c’è stata la musica.


- sei mai stato vittima di bullismo?


Si, sia a scuola che quando giocavo a calcio. Di quest’ultima ho i ricordi peggiori.


- hai mai eseguito una performance live? Se si raccontaci come si struttura una tua esibizione.


Assolutamente si, è dal 2006 che mi esibisco live! Ho iniziato con una cover band degli Iron Maiden a 14 anni e tra le tante cose sono arrivato a suonare al concertone del primo maggio di Roma nel 2018. Un live di Itaca Reveski per ora non si struttura sempre nello stesso modo. A seconda di dove suono, posso optare per un set chitarra acustica e voce o per un set con computer e varie chitarre. Atmosfera densa di significati e luci soffuse. Non è un concerto punk o una discoteca. La cosa che più vorrei fare è suonare in band, ma al momento purtroppo è un investimento di energie, soldi e tempo che non vale la candela.


- riportaci una tua esperienza personale/artistica che ti ha permesso di formarti e di evolverti come persona e artista.


Decisamente il tour che ho fatto in Italia e in Europa con Wrongonyou nel 2018 mi ha fatto capire tante cose, forse è stata l’esperienza più completa che ho avuto per certi versi, perché tra tutte le difficoltà che ti si parano davanti, mi ha fatto capire quanto fossi sicuro di voler fare questo mestiere. Rinnovo i ringraziamenti a Web Radio Italiane per l’intervista e un saluto a tutti i lettori!



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