Il progetto “4” dell’artista PIN7O: un viaggio sonoro, un messaggio nel vuoto cosmico in cui la Luna diventa il simbolo di uno spazio emotivo intimo e personale, distante dal caos del mondo.
- Luigia Tamburro

- 7 ore fa
- Tempo di lettura: 6 min

C’è una linea sottile, quasi invisibile, che separa il suono dalla visione, la tecnologia dall’anima, il futuro dalla memoria. L’artista che si cela dietro il progetto “4” abita esattamente lì: in quello spazio sospeso dove la musica non è solo ascolto, ma esperienza, attraversamento, viaggio interiore.
Si definisce un “architetto sonoro”, e non è una scelta casuale. La sua musica è costruzione e ricerca, equilibrio tra opposti: da un lato il calore imperfetto degli strumenti organici, dall’altro la precisione chirurgica dell’elettronica. Ne nasce un linguaggio ibrido, cinematico, capace di trasformare ogni traccia in un paesaggio da esplorare più che in una semplice composizione da consumare.
Il progetto “4” è già, di per sé, una dichiarazione artistica. Un concept potente e visionario: un messaggio in bottiglia lanciato non nel mare, ma nel vuoto cosmico, diretto verso gli aridi mari della Luna. È un SOS silenzioso, un grido contemporaneo che racconta una civiltà in corsa, sempre più veloce, ma sempre più distante dalla bellezza e dal tempo necessario per comprenderla. Le quattro coordinate di questo viaggio — Luna, Mare, Bottiglia e Messaggio — diventano simboli universali, punti cardinali di una narrazione sonora profonda e stratificata.
Il primo capitolo di questo percorso è “Luna”, un brano che si sottrae deliberatamente alle strutture tradizionali per diventare pura immersione. Non c’è strofa, non c’è ritornello: c’è spazio. Spazio sonoro, emotivo, mentale. È musica che si ascolta al buio, in cuffia, lasciandosi attraversare. Una composizione che evoca la vastità del cosmo e il silenzio sospeso di un satellite che osserva, distante, un pianeta ormai troppo rumoroso.
“Luna” è cinematica, immersiva, notturna. Ma soprattutto è un invito: rallentare, disconnettersi, ritrovare un centro. Non intrattiene, ma accoglie. Non riempie, ma svuota per fare spazio.
Le radici dell’artista affondano nel Cilento, terra antica e autentica che diventa paradossalmente il motore della sua visione futuristica. È proprio questo legame profondo con la natura, con il silenzio e con la “vita lenta” a dare equilibrio alla sua ricerca elettronica. Senza quella dimensione organica, la sua musica perderebbe l’anima e diventerebbe solo macchina. Invece, ogni suono respira, vibra, vive.
Le influenze spaziano dalla complessità del progressive rock alla potenza evocativa della musica da film, ma ciò che rende unico il suo approccio è l’integrazione con discipline come la mindfulness e la ricerca sulle frequenze. Nulla è lasciato al caso: ogni texture, ogni suono, ogni vibrazione è pensata per generare un impatto emotivo e fisico preciso.
In un’epoca dominata dalla velocità e dal consumo rapido, questo progetto si pone come un atto controcorrente. Un invito a riappropriarsi del tempo, dell’ascolto profondo, della meraviglia.
Perché, come suggerisce lo stesso artista, la tecnologia può essere la bottiglia. Ma il messaggio — quello autentico, umano, necessario — siamo ancora noi.
– Se dovessi definire chi sei e cosa ti rappresenta, come ti descriveresti?
«Mi descriverei come un "architetto sonoro" che vive nello spazio tra i generi. Sono un compositore, un producer e un polistrumentista, ma prima di tutto sono un ricercatore di frequenze. Mi rappresenta il contrasto: cerco costantemente di unire il calore e l'anima antica degli strumenti organici con la precisione cybernetica e fredda dell'elettronica moderna. La mia musica è il ponte tra questi due mondi.»
– Hai detto che il tuo progetto si chiama “4”: perché hai scelto questo nome? Che significato porta con sé?
«Il "4" rappresenta le quattro coordinate di una ricerca disperata. Il concept dell'EP narra di un messaggio in una bottiglia lanciato non nell'oceano, ma nel vuoto cosmico, con destinazione i mari aridi della Luna. È l'SOS di una civiltà, la nostra, che per colpa di un progresso cieco e velocissimo sta perdendo la risorsa più preziosa: il tempo per la bellezza e per l'arte. Il numero 4 rappresenta i protagonisti di questo viaggio: la Luna (la destinazione), il Mare (il labirinto in cui ci si perde), la Bottiglia (il guscio tecnologico) e il Messaggio (l'essenza umana che chiede di essere ritrovata).»
– Di dove sei e in che modo la tua città ha influenzato la tua visione artistica?
«Sono cilentano, e credo che questo sia il vero nucleo pulsante di tutta la mia esplorazione spaziale. Può sembrare un paradosso fare musica elettronica e cybernetica venendo da una terra così antica, ma non lo è. Il Cilento mi ha insegnato il legame viscerale con la natura e il valore della "vita lenta". Vivere qui ti dà lo spazio mentale per decidere senza le pressioni asfissianti della metropoli. È un posto sicuro, dove un bambino può ancora crescere a contatto con uno spazio esterno vivo e incontaminato. Questo radicamento profondo nella terra è ciò che mi permette, quando entro in studio, di far volare la mente così lontano, fino alla Luna. Se non avessi questo contatto con l'organico, la mia elettronica sarebbe solo fredda macchina.»
– Come è nato il brano “Luna”? Da cosa hai preso ispirazione?
«È nato di notte. Mi sono lasciato ispirare dal concetto di vuoto e dalla vastità dell'universo. Non volevo scrivere una canzone con la struttura classica strofa-ritornello, volevo creare una colonna sonora per un film sci-fi che non esiste ancora. Volevo tradurre in suono quell'immagine della Luna che ci osserva dall'alto: fredda, distante, un archivio silenzioso di fronte a un pianeta Terra diventato troppo rumoroso.»
– Se dovessi descrivere “Luna” in tre parole, quali sarebbero?
«Cinematica. Immersiva. Notturna.»
– Che tipo di esperienza vuoi far vivere a chi ascolta questo brano?
«Voglio che sia un momento di profonda disconnessione dal caos e di riconnessione con se stessi. Vorrei che chi ascolta si sentisse avvolto dalle frequenze, trasportato in uno stato di mindfulness. L'obiettivo non è intrattenere, ma creare uno spazio mentale dove l'ascoltatore possa viaggiare, rallentare e guardarsi dentro.»
– In quale momento o stato d’animo consigli di ascoltarlo?
«Al buio, rigorosamente in cuffia o con un ottimo impianto, o durante un viaggio notturno in auto. È una musica che richiede concentrazione e uno stato d'animo introspettivo. È il brano perfetto per quel momento della giornata in cui il mondo finalmente tace.»
– In che modo la musica e il cinema dialogano nella tua mente quando componi?
«Sono inseparabili. Io non sento solo suoni, vedo scene. Ogni traccia che compongo è pensata per muovere un'azione o descrivere un paesaggio visivo. L'elettronica mi fornisce la scenografia, i pad infiniti sono l'illuminazione della scena, mentre lo strumento solista (che sia una chitarra o un synth) è l'attore principale che porta l'emozione.»
– In che modo compositori come Hans Zimmer ed Ennio Morricone hanno influenzato il tuo approccio musicale?
«Zimmer mi ha insegnato l'imponenza e la potenza del sound design: la sua capacità di fondere un'orchestra immensa con l'elettronica più spinta è un faro per me. Morricone, d'altro canto, è il maestro assoluto dell'anima: mi ha insegnato che non serve riempire ogni spazio, a volte basta una singola melodia, uno strumento etnico o una nota tenuta per spezzarti il cuore e raccontare un mondo intero.»
– Oltre a “Luna”, puoi anticiparci qualcosa sugli altri brani del progetto?
«Gli altri brani seguiranno cronologicamente il viaggio di quella bottiglia perduta. Esploreranno territori più oscuri e granulari, per rappresentare lo smarrimento nei mari lunari, ma avranno anche momenti di grandissima apertura melodica, per simboleggiare la natura umana del "Messaggio". Sarà un viaggio emotivamente molto dinamico.»
– Raccontaci la tua formazione artistica e professionale: come si intreccia con la tua musica oggi?
«La mia formazione parte dalla complessità tecnica del progressive rock, ascoltando gruppi come Pink Floyd e Dream Theater. A questo ho unito lo studio della polistrumentazione e della produzione elettronica. Ma l'anello di congiunzione è la mia specializzazione in frequenza-terapia e mindfulness. Anche se "Luna" non è un brano "medico", quelle competenze lavorano in background: mi hanno insegnato come specifiche frequenze e texture sonore risuonino nel sistema nervoso umano. Quando compongo, so esattamente quale impatto fisico ed emotivo avrà un determinato suono.»
– Hai scritto: “la mia anima vibra in risonanza con la bella arte”. Che significato ha per te questa frase?
«È la mia bussola. In fisica, la risonanza avviene quando due frequenze si incontrano e si amplificano a vicenda. Per me, l'arte sincera e la ricerca della bellezza sono frequenze pure. Quando mi trovo di fronte alla "bella arte", che sia visiva, musicale o naturale, la mia anima entra in vibrazione con essa. È un richiamo a non accontentarsi della mediocrità o del "consumo veloce", ma a cercare sempre qualcosa che ci faccia vibrare nel profondo.»
– Come curi ogni giorno la tua sensibilità artistica?
«Rallentando. Vivendo nel Cilento ho il privilegio di poter camminare nella natura, ascoltare il rumore del vento vero prima di campionare quello digitale. Mi ritaglio dei momenti di silenzio assoluto. Se non svuoti la mente dal rumore di fondo, non c'è spazio per accogliere nuove intuizioni.»
– Che consiglio daresti ai giovani per convivere con la velocità della tecnologia senza perdere profondità?
«Direi loro di usare la tecnologia, ma di non farsi usare. La tecnologia è la "bottiglia", ma non è il "messaggio". Il messaggio siete voi. Prendetevi del "tempo inutile": tempo per ascoltare un disco per intero, tempo per annoiarvi, tempo per guardare un paesaggio senza doverlo fotografare. È in quegli spazi vuoti che nasce la creatività.»
– Secondo te, cosa non dovrebbe mai perdere l’essere umano?
«La capacità di meravigliarsi e il tempo per contemplare. Se perdiamo queste due cose, diventiamo solo macchine iper-efficienti in un universo di cui abbiamo dimenticato la bellezza.»









Commenti