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Io, come attraversare l'arcobaleno: Perla Catucci.

Questa sera vi presentiamo un'ospite molto particolare: Lei è Perla Catucci.






Intervista a cura di Riccardo Russo.


R. Russo:

Dovete sapere che Perla è una cantautrice, suona il basso e la chitarra. A guardarti così sembri proprio una cantautrice in stile Carmen Consoli, mi ricordi vagamente lei...


P. Catucci:

Suono un po' di tutto, principalmente sono una cantante pop, adesso mi sono avvicinata al mondo jazz proprio per le esperienze che ho fatto quest'estate.


R. Russo:

Come nascono i tuoi brani?


P. Catucci:

Io ho sempre scritto poesie e da queste poi ne ho estratto vari brani. La canzone che ho portato oggi ha preso forma tramite la scrittura di una lettera in cui ho trascritto tutte le mie paure. Da queste paure nasce il mio primo inedito.


R. Russo:

Il testo come nasce?


P. Catucci:

Tutto è partito dalle parole.


R. Russo:

Quali sono gli argomenti dei tuoi brani?


P. Catucci:

Nei miei brani ho sempre parlato di me.


R. Russo:

Chi è Perla?


P. Catucci:

Io sono un arcobaleno, un quadro pieno di colori. E' come quando un pittura butta un colore e poi un altro e alla fine esce il risultato di qualcosa. Sono mille sfaccettature in un'unica persona. Quando canto esce tutto quello che ho dentro.


R. Russo:

Come avviene il processo di produzione del brano?


P. Catucci: Questa è una cosa che sto vivendo tuttora, perchè sono in fase di produzione del mio primo disco. L'ho vissuta in maniera complessa. Nella produzione comprendi l'importanza di certe sfumature musicali.


R. Russo:

La fase produttiva dove avviene? In studio o a casa?


P. Catucci:

La faccio direttamente in studio con il mio produttore che mi segue. Facciamo un lavoro in simbiosi tra me e le parole ed il mio produttore che cura la musica.


R. Russo:

Presentaci il tuo brano.


P. Catucci:

Il brano si chiama Paura.


R. Russo:

Una canzone piena di speranza...


P. Catucci:

Sì, parla di una paura che accomuna tutti, ma che è anche una forza. La paura ci dà di conseguenza coraggio.


R. Russo:

Tu ci hai parlato di una lettera...


P. Catucci:

E' una lettera destinata ad una persona in cui ho elencato tutte le mie paure. L'ho scritta perchè avevo bisogno di questa persona affianco a me.


R. Russo:

Ci vuoi parlare del tuo prossimo progetto?


P. Catucci:

Il prossimo brano non è scritto da me, ma è stato scritto per Fiorella Mannoia. Il mio produttore ha detto: <Vorresti cantarla tu?>. Io all'inizio non lo sentivo mio, non ero convinta. Poi ho preso le cuffie ed ho cominciato ad ascoltarlo attentamente in ogni minimo particolare. Il pezzo si chiama ritrovarsi e parla di una storia d'amore complicata. Non vi anticipo nient'altro.


R. Russo:

Cosa consigli a chi vuole diventare cantautore?


P. Catucci:

Bisogna portare avanti il proprio pensiero fino alla fine, anche se il percorso è difficile.


APPROFONDIMENTI:


L. Tamburro:

Cosa ti ha spinto a suonare la Chitarra? C’è qualcosa che ti ha ispirato?


P. Catucci:

Ho iniziato a suonare la Chitarra e poi in seguito in Basso, strumento che suono tutt’oggi, perché la musica ha fatto sempre parte della mia vita sin da piccola. Il mio maestro delle scuole medie è un ottimo professionista ad oggi e la sua voglia di suonare e di esprimere se stesso, strimpellando le corde della chitarra, mi ha ispirato a crederci e a voler imparare uno strumento.


L. Tamburro:

Hai iniziato a scrivere sotto forma di poesia...c’è un poeta e una poetessa a cui ti ispiri, soprattutto nello stile?


P. Catucci:

In realtà non c’è un poeta in particolare, nel panorama della letteratura i miei preferiti sono sempre stati Montale, Leopardi ecc. I poeti in ambito musicale sono i cantautori, De André è stato uno dei primi che ho ascoltato e con il quale con attenzione raccolgo nelle sue canzoni la particolarità delle sue parole e il suo modo di catturare la realtà che ci circonda. Dalla poesia è sempre più facile estrarre canzoni, perché le rime, il conteggio delle frasi sono tecniche che fanno parte del panorama poetico, e questo mi è sempre riuscito con molta facilità.


L. Tamburro:

Quali sono le tue paure più grandi?


P. Catucci:

Le mie paure più grandi sono infinite, e ogni giorno ne nasce una nuova. L’essere umano ogni giorno è sotto posto a varie sfide che gli pone la vita, e ogni sfida provoca la paura di non riuscire, di non raggiungere l’obiettivo, la paura di poter sbagliare, la paura di rimanere sempre al punto di partenza, ma ognuna di queste paure porta l’uomo a continuare a crederci e a lottare perché bisogna crederci, SEMPRE!


L. Tamburro:

Secondo te quali sono i particolari che rendono unici una canzone? Quali sono le tue particolarità?


P. Catucci:

Sicuramente raccontare qualcosa di noi stessi, ma che è comune a tutti. Nella mia canzone, PAURA, ho raccontato qualcosa che tutti noi abbiamo in comune in maniera diversa.


L. Tamburro:

Che cosa rende, secondo te, interessante un artista?


P. Catucci:

Esprimere la propria identità nella maniera più naturale possibile. Essere sempre se stessi, con il proprio stile, sia a livello vocale ma anche estetico. Il primo impatto con il pubblico, con la gente che ci ascolta è visivo, ed è fondamentale far arrivare quello che davvero siamo.


L. Tamburro:

Quali sono le caratteristiche che attirano la tua attenzione in un artista?


P. Catucci:

Principalmente la vocalità. Sono molto attenta ad ascoltare miei coetanei che intraprendono la strada della musica, soprattutto nel canto, e catturo sfumature particolari nella voce che mi possono interessare oppure no, trovando anche dei difetti, ma che noi tutti abbiamo.


L. Tamburro:

Nella tua carriera musicale, qual è l’episodio più significativo che ricordi?


P. Catucci:

Ho affrontato tante esperienze in questi anni, che mi hanno segnato particolarmente.

Da partecipare al “Music Camp CET” di Mogol in Umbria, ad “Area Sanremo” lo scorso

anno per le selezioni di “Sanremo Giovani”.

Quest’anno in particolare il “Locomotive Jazz Festival” è stata una delle esperienze che mi

ha fatta crescere e mi ha segnato di più. Un festival che mi ha visto partecipe per tutto

l’anno con incontri con professionisti del panorama Jazz, come Mirko Signorile e il direttore artistico del Festival Raffaele Casarano, ed infine salire sul palco dove siamo stati noi protagonisti per due sere consecutive. Sono stati dei giorni di vera musica, dove ognuno dei partecipanti è riuscito ad esprimere a suo modo la propria identità con la musica. Infatti a fine festival, non mi aspettavo assolutamente che fossi io una delle vincitrici della borsa di studio alla “TALLER DE MÚSICS” a Barcellona. Il clima che si respirava era davvero famigliare, ho conosciuto persone fantastiche con cui ho stretto tanto e condiviso davvero dei giorni indimenticabili, e non vedo l’ora di ripeterlo!


L. Tamburro:

Quali sono le sfide e le paure che, secondo te, devi ancora affrontare?


P. Catucci:

Il numero preciso non so definirlo, ma credo che la scalata della montagna sarà ancora ripida. Sono alle prese con un disco che a breve finirà e ancora altre mille esperienze che mi vedranno protagonista. Le sfide continueranno ne sono certa, e la paura di non dover più cavalcare l’onda che mi spaventa ma che mi spinge con forza a determinazione a continuare a cantare e a crederci giorno dopo giorno in tutto questo che finalmente è diventato il mio sogno più grande e lo sarà sempre. Mai smettere di lottare per i propri sogni e crederci sempre!



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