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‘Mi chiamerai?’: SaschaPi2007 esplora l’attesa e i legami che non si spezzano.




SaschaPi2007 è uno dei volti emergenti della scena Urban Pop italiana, un giovane cantautore e interprete romano classe 2007 che sta rapidamente ritagliandosi uno spazio unico nel panorama musicale contemporaneo. Con il suo vero nome, Alessandro Piva, Sascha unisce in modo autentico l’energia del rap melodico e le sfumature emotive del pop, creando brani che parlano direttamente alle generazioni più giovani attraverso testi sinceri e sonorità moderne. La sua musica esplora temi universali come l’amore, l’attesa e la vulnerabilità, trasformando esperienze personali in melodie che rimangono impresse fin dal primo ascolto.


Già autore di tre album e con diverse performance live alle spalle, SaschaPi2007 costruisce la sua espressione artistica su un equilibrio tra ritmo e introspezione, evitando etichette rigide e puntando invece sulla coerenza emotiva che lo contraddistingue. Il suo ultimo singolo, “Mi chiamerai”, conferma la sua capacità di raccontare emozioni profonde con un linguaggio diretto e viscerale.



Di dove sei e come la tua città ti ha influenzato artisticamente?


Sono cresciuto a Roma. È una città che ti entra dentro: è cruda ma poetica, rumorosa ma piena di storie. Roma mi ha insegnato a osservare le persone, le contraddizioni, la strada e le emozioni vere. Artisticamente mi ha dato un linguaggio diretto, senza filtri, e una forte impronta emotiva.


Parlaci della nascita del tuo nome d’arte.


Il mio nome d’arte nasce dalla traduzione russa di “Alessandro”, cioè “Sascha”, unita al mio anno di nascita, 2007. È un modo per portarmi dietro chi sono, le mie radici e il mio tempo. SaschaPi2007 rappresenta la mia identità, senza maschere.


Raccontaci il tuo percorso musicale dalle origini fino ad oggi.


Ho iniziato molto giovane, studiando musica e scrivendo i primi testi a scuola e poi con lezioni private. Successivamente ho trovato una forte ispirazione all’Accademia Nomos, vicino al mercato Talenti a Roma. Da lì ho iniziato a pubblicare musica, fino ad arrivare a tre album e a esibirmi su due palchi. Ogni passo è stato una crescita, artistica e personale.


Quando hai capito che fare l’artista era la tua strada?


L’ho capito quando ho visto che scrivere e cantare era l’unico modo che avevo per stare bene davvero. Non c’è stato un singolo evento, ma una sensazione continua: anche nei momenti difficili, la musica era l’unica cosa che non mi ha mai tradito.


Qual è il processo creativo che segui per la creazione di un brano?


Di solito parto da un’emozione o da una frase che mi resta in testa. Scrivo molto di notte, quando tutto è più silenzioso. Mi lascio ispirare da esperienze personali, relazioni, mancanze e sogni. Prima viene il testo, poi il suono prende forma intorno alle parole.


Spiegaci il significato del brano e del titolo “Mi chiamerai”.


“Mi chiamerai” parla dell’attesa, di una persona che se ne va ma che, in fondo, sai che tornerà. È il racconto di un legame incompleto, fatto di distanza, orgoglio e sentimenti non risolti. Il titolo rappresenta quella speranza silenziosa che resta anche quando tutto sembra finito.


Descrivici il significato del videoclip, come e dove l’hai girato.


Il videoclip è molto intimo e riflessivo. È stato girato in location urbane, spazi vuoti e notturni che rappresentano l’assenza e il tempo che passa. Le immagini seguono l’emozione del brano, senza forzature, lasciando spazio allo spettatore di immedesimarsi.


Che tipo di fruizione e quale messaggio vuoi far arrivare ai tuoi ascoltatori?


Vorrei che la mia musica fosse ascoltata con calma, in cuffia, magari nei momenti in cui ci si sente soli. Il messaggio è semplice: non sei l’unico a provare certe cose, e va bene sentirsi fragili.


Come si struttura una tua performance dal vivo?


Dal vivo cerco sempre il contatto emotivo con il pubblico. Alterno momenti più energici a parti più intime, parlando poco ma lasciando che siano i brani a comunicare. Voglio che chi è sotto al palco si senta parte di quello che sto raccontando.


Raccontaci una tua giornata tipo.


Scrivo, ascolto musica, lavoro sui nuovi brani e passo tempo con la mia famiglia. Cerco di restare con i piedi per terra, anche quando sogno in grande. La musica è sempre presente, anche nei momenti più semplici.


C’è qualche artista del passato da cui hai preso ispirazione?


Sicuramente cantautori che hanno messo l’emozione al centro, come Ultimo, ma anche artisti che hanno saputo raccontare la strada e la vita senza filtri. Mi ispiro più all’attitudine che allo stile.


Come curi il look artistico?


Il mio look è semplice e coerente con quello che sono. Street, pulito, mai forzato. Deve rappresentarmi sul palco e fuori, senza costruzioni artificiali.


Come vorresti che i social guidassero la tua musica?


Vorrei che i social fossero un ponte, non una maschera. Un modo per avvicinare le persone alla mia musica e alla mia storia, senza perdere autenticità.


Se potessi rinascere in quale periodo musicale sceglieresti di vivere?


Probabilmente in un periodo in cui contavano di più le parole e le emozioni, quando la musica era vissuta come necessità e non solo come prodotto.


Come gestisci l’ansia da prestazione prima di una performance?


Cerco di respirare, concentrarmi e ricordarmi perché sono lì. L’ansia c’è sempre, ma la trasformo in energia. Quando salgo sul palco, tutto il resto scompare.


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