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RADIORANI: una radio contro il silenzio, per un’inclusione vera. Quando la disabilità diventa voce, denuncia e comunità.




1. Chi è Ranieri, prima ancora di essere il fondatore di RADIORANI?



Raccontaci qualcosa di te e del tuo percorso personale.


Ranieri, prima di essere il fondatore di RadioRani, è un semplice ragazzo nato con il glaucoma congenito. Questo glaucoma mi ha portato, da ipovedente, a diventare negli anni non vedente.

Sono sempre stato una persona autonoma, sveglia ed espansiva. Nel 1997 sono stato assunto in Poste Italiane come centralinista e proprio lì è iniziato il mio calvario: lotte continue per farmi valere con i dirigenti e per ottenere i miei diritti, non solo come dipendente ma soprattutto come persona.

Ho dovuto lottare giorno per giorno, arrivando anche a fare causa per mobbing.





2. Da dove nasce il sogno di diventare speaker radiofonico?



È un sogno che avevi fin da giovane?


Sì, è sempre stato un sogno. Fin da quando ero giovane ho sempre adorato la musica e la radio.





3. Quanto ha inciso la tua disabilità nel percorso per entrare nel mondo della radio tradizionale?



Che tipo di risposte ricevevi quando chiedevi un’opportunità nelle radio locali?


La mia disabilità ha inciso molto. Quando chiedevo di poter fare lo speaker nelle radio locali, le risposte erano sempre le stesse:

“Non sei in grado” oppure “Non abbiamo apparecchiature adatte per farti fare radio”.





4. RADIORANI



A un certo punto hai deciso di creare la tua radio. Perché proprio una webradio?


Ho deciso di aprire una webradio perché i costi per una radio FM erano troppo elevati. Inoltre, nonostante la disabilità, non esistono agevolazioni né per le webradio né per quelle FM.

L’ho chiamata RadioRani, che sono le prime quattro lettere del mio nome.





5. RADIORANI è una radio completamente libera e indipendente



Perché hai scelto di non appoggiarti a nessuna associazione?


Ho deciso di non appoggiarmi a nessuna associazione perché, sia per esperienza personale sia per testimonianze ricevute, nel momento del bisogno non sono mai stato aiutato.

Le storie che mi venivano raccontate erano tutte simili alla mia: nessun aiuto concreto.

Per questo la mia radio deve essere libera, uno spazio dove ognuno può esprimersi come vuole, denunciare ingiustizie e far conoscere gli ostacoli che la vita pone alle persone con disabilità.





6. Nel tuo racconto emerge una forte delusione verso alcune associazioni di supporto



Cosa ti ha portato a perdere fiducia in queste realtà?


Ho già risposto in parte alla domanda precedente: nel momento del bisogno le associazioni non mi hanno aiutato.





7. Come si può ascoltare oggi RADIORANI e quali strumenti hai voluto rendere accessibili fin dall’inizio?



RadioRani si può ascoltare tramite il sito www.radiorani.it oppure tramite Amazon Alexa.

Fin dall’inizio ho voluto rendere il sito accessibile al 100%.





8. L’accessibilità è uno dei pilastri della tua radio



In che modo il sito e i contenuti sono pensati per essere davvero inclusivi?


Prima di creare il sito, insieme al programmatore e tecnico informatico che mi ha aiutato, abbiamo fatto diverse prove con gli screen reader per verificare che tutto venisse letto correttamente.

A breve creeremo anche un canale YouTube: le puntate speciali in cui parlano gli speaker saranno sottotitolate, per i non udenti o per chi ha difficoltà uditive.





10. Una parte molto importante della radio sono le puntate speciali con i radioascoltatori protagonisti



Perché per te è fondamentale dare voce alle storie delle persone?


Le puntate speciali sono importanti perché ritengo giusto che le persone si raccontino: le difficoltà e le lotte quotidiane che chi ha una disabilità deve affrontare.

Per me i radioascoltatori sono fondamentali: è vero che io sono lo speaker, ma visto che molte altre radio non danno spazio a tutto questo, spero che un giorno il mio modo di fare radio contribuisca a eliminare le differenze tra disabili e non disabili.





11. Ci fai un esempio di una testimonianza che ti ha particolarmente colpito?



Sono molto colpito dalle persone che si mettono in gioco e affrontano la vita con il sorriso, come Sabina.

Oppure da chi diventa disabile dopo la nascita e riesce comunque ad affrontare la vita con serenità.





12. RADIORANI è una radio inclusiva, dove disabili e non disabili condividono lo stesso spazio



Che messaggio vuoi trasmettere con questa scelta?


Il messaggio è semplice: il disabile è diverso, ma è importante esattamente quanto chi non lo è.





13. Avete anche creato un gruppo WhatsApp della radio



Che ruolo ha questa comunità nel progetto?


Il gruppo WhatsApp della radio serve non solo per saluti e dediche, ma soprattutto per includere tutte le persone, creare nuove amicizie e favorire il dialogo tra disabili e non disabili.





14. Nel tuo racconto parli spesso di ingiustizie, soprattutto nel mondo del lavoro



Cosa significa per te essere trattato come un “numero” o come un disabile di “serie B”?


Qui ci sarebbe da scrivere un poema. In poche parole, la mia azienda non mi fa lavorare perché sono disabile.

In passato ho subito mobbing. Un mio collega con la stessa disabilità, solo perché lavora a Roma e non ha dichiarato la disabilità, ha potuto fare carriera.

Io invece, avendola dichiarata, non ho le stesse possibilità. Tutti i disabili dichiarati in azienda si trovano più o meno nella mia situazione.

La cosa vergognosa è che questo collega utilizza la mia stessa strumentazione di lavoro.

Sono stato assunto solo perché la legge obbliga le aziende ad assumere persone con disabilità.





15. Secondo te, cosa manca oggi alle aziende per essere davvero inclusive?



Alle aziende mancano formazione per i dirigenti, empatia e una visione che non sia basata solo sul fatturato.

Il disabile può essere una risorsa positiva e dovrebbe avere le stesse possibilità di chi non ha una disabilità.





16. Paradossalmente, nella radio riesci a fare lo speaker grazie a software accessibili, mentre nel lavoro no



Che riflessione ti porta questa contraddizione?


Sì, riesco a fare lo speaker grazie a software accessibili, ma anche sul lavoro gli applicativi e il computer sono accessibili.

La differenza è che io sono una persona che vuole imparare sempre cose nuove e trovare stimoli che mi diano soddisfazione.

In azienda, invece, nonostante abbia segnalato tutto quello che potrei fare, mi è sempre stato messo il bastone tra le ruote. Il fatto che io possa lavorare con software accessibili, all’azienda non interessa.





17. RADIORANI è anche uno spazio di denuncia, oltre che di condivisione



Quanto è importante parlare apertamente delle difficoltà quotidiane legate alla disabilità?


Per me è fondamentale denunciare e non avere mai paura di farlo.

Più radio e più televisioni dovrebbero parlare di queste realtà. Bisogna aprire gli occhi a chi pensa che i disabili siano di troppo o incapaci.





18. Nei prossimi giorni partirà una nuova rubrica chiamata “2 vite parallele”



Di cosa si tratta e come funzionerà?


“2 vite parallele” è un canale, come RadioRani, dove le persone potranno raccontare tramite mail o messaggi le difficoltà quotidiane.

Con il loro consenso, potranno anche raccontarsi direttamente in radio.

È un modo in più per socializzare e far capire quante difficoltà esistono e quanta lotta ci sia dietro ogni storia.





19. Che tipo di futuro immagini per RADIORANI?



Dove vorresti arrivare, anche solo “nel vostro piccolo”?


Immagino un futuro positivo: tante persone che ci ascoltano, sempre più storie condivise, maggiore inclusione e anche nuove amicizie che nascono grazie alla radio.



20. Se dovessi lanciare un messaggio a chi vive una disabilità e si sente escluso o parcheggiato, cosa diresti?



In due parole: lottate, lottate e fatevi valere.

Se vi sentite esclusi, ascoltate RadioRani: vi sentirete più solari e più inclusi nella vita quotidiana.

Non fatevi mai sottomettere.

 
 
 

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