Recensione del secondo album Do It Yourself di Alessandro Pagani – progetto PUAH
- Lucia Zoldan

- 3 ore fa
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Al giorno d’oggi difficilmente un album mi sa portare indietro nel tempo senza farmi perdere curiosità nell’ascoltarlo. Trovando suoni che mi ricordano qualcosa di lontano e fanno scaturire in me nostalgia per la musica elettrica, non del tutto dimenticata, mi lascio cadere in uno stato di semi veglia, quando tutto è possibile e la speranza di un ritorno alla vera musica non sembra più un sogno.
Con “Sabato, Domenica e una studentessa”, il nuovo progetto di PUAH, Alessandro Pagani ha sicuramente fatto centro anche nel mio personalissimo gusto artistico: è riuscito a farmi rivivere esattamente le stesse emozioni e contraddizioni di un periodo della mia vita ormai lontano. La musica ha questo potere: è senza tempo e quando ci sembra di fare un tuffo nel passato non ci accorgiamo che, in realtà, siamo già nel futuro.
Il pop elettrico in “Sabato, Domenica e una studentessa” è una scelta stilistica e strumentale essenziale per accompagnare il finesettimana di una ragazza che tra noia, qualche ora di svago e tempo dedicato ai suoi più limpidi pensieri, cerca di dare un senso alle sue giornate.
La società nella quale vive non la rispecchia, potrebbe tranquillamente adeguarsi ma non lo fa. Potrebbe assuefarsi con programmi tv e app ma preferisce osservare e, in cuor suo, cercare di immaginare il suo futuro pieno di potenziale e stracolmo di possibilità.
È una studentessa impegnata a decifrare i codici di comportamento di una realtà che ancora non le appartiene. È ancora troppo giovane e intelligente per non rendersi conto dell’inganno mediatico e politico dell’era contemporanea. Può ancora salvarsi e sperare in un futuro dove le alternative sono delle scelte libere. È una giovane donna che sa riempire il vuoto conducendo una vita lontana dalla mondanità ma è comunque considerata accettabile e normale dagli altri.
Alle parole preferisce i fatti, alle chiacchiere la musica che ascolta fino ad addormentarsi. Balla da sola senza vergognarsi, non teme più di tanto il giudizio e sa che un giorno sarà una donna ancora più forte. Ha le sue idee e, se non trova un motivo valido per cambiarle, se le tiene ben salde nella testa.
Alessandro Pagani per il suo secondo album Do It Yourself del progetto PUAH ha scelto suoni minimal e ben strutturati. Il ritmo di ogni traccia è un mondo a sé e, quasi per magia, è riuscito a ricreare l’atmosfera che rispecchia perfettamente il titolo di ogni pezzo. La ricerca di una musica che non necessita di parole inserite a caso fa di “Sabato, Domenica e una studentessa” una piacevole colonna sonora dei momenti di una ragazza che si confronta ogni giorno con le sue incertezze e le sue aspettative.
Accompagna il fine settimana scandito da un’esistenza piena nonostante il mondo che la circonda. La sua è una ribellione data dalla sua innata intelligenza. Si distingue dalla massa senza far rumore e tra un tuffo in piscina, un po’ di sano shopping e una cena a base di sushi continua a vivere la sua vita mantenendo un atteggiamento critico.
Lei sa che per ribellarsi a un mondo tetro e grigio bisogna prima conoscerne le regole per poi abbracciare il cielo intravedendo uno spiraglio di sole pallido che potrà regalarle una nuova aurora.
L’oscurità non è più in grado di far tacere la speranza di una studentessa con tutta la vita davanti che ogni giorno scopre qualcosa di nuovo sebbene la sua disillusione le ricordi esattamente come vanno le cose.
Alessandro Pagani per “Sabato, Domenica e una studentessa” si è dedicato a chitarre, tastiere, programmazione e cori collaborando con:
Martina Ciasullo (voce in “Sabato, Domenica e una studentessa”),
Valentina Gerace e MDGA, (voci in “Sogno”),
Sergio Toma (chitarra in “Aurora”),
Oreste Polizzi (organo in “Pool Over”),
Emma F. (clavinet in “Nel Club”),
Ricardo “el bate” Caschera (percussioni in “Cinepanema”),
Amanda Pellé (flauto in “Imperial Sushi”).
Foto di copertina: Gabriela Cheloni.
Per chi volesse avere informazioni dettagliate su “Sabato, Domenica e una studentessa” consiglio di leggere l’intervista a cura di Luigia Tamburro:










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