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Suono, ascoltando le onde della mia terra: lui è il compositore Giovanni Parrocchia.

Aggiornamento: 8 gen 2023

Stasera conosceremo un compositore veramente emozionante, lui è Giovanni Parrocchia e si collega per noi di Webradioitaliane dal suo studio musicale super personalizzato; infatti possiamo notare che vi sono strumenti musicali e sullo sfondo, attaccate alla parete, copertine di dischi, come quella dei Deep Purple o di Lucio Battisti.





Intervista a cura di Riccardo Russo:


R:

Tu ti occupi di composizione, ma fai anche il producer; quindi studi arrangiamenti ed elaborazioni musicali...


G:

Sì, il lavoro nello studio di registrazione prevede sia la registrazione e basta, oppure nella maggior parte dei casi lavoro di produzione musicale; quindi arriva un cliente con un arrangiamento o magari per archi. Quando ci si occupa di musica scritta mi rendo conto che serve una figura che scrive gli arrangiamenti. Il lavoro nello studio possiamo dire che è variopinto.


R:

Ma Giovanni da piccolo voleva fare questo di mestiere?


G:

No, non ci avevo mai pensato, anche perché non sono figlio d'arte. Mi sono semplicemente appassionato alla chitarra all'età di 13 anni. Ho iniziato ad approcciarmi alla musica in maniera giocosa. Io penso sempre che bisogna prenderla così, divertendosi con lo strumento. Poi dopo si può decidere se approfondire alcune tematiche sullo strumento e avvicinarsi alla teoria.


R:

E poi come hai continuato?


G:

Mi sono approcciato a due mondi diversi nel mondo della musica. Il primo è stato la musica moderna, la musica jazz e dopo la musica classica.


R:

Come arrivi alla composizione?


G:

Ero stanco della musica jazz e dell'approccio con cui mi rapportavo ad essa. Sentivo che non eravamo tanto in sintonia. Sono sempre stato incuriosito dal mondo dei compositori, li ascoltavo e già utilizzavo alcune delle loro sonorità. Ciò che mi interessava era la complessità che c'era dietro ogni creazione. Non c'era niente di approssimativo.


R:

Presentaci il brano che ci hai portato.


G:

Riflessi è il primo brano dell'album Blue. E' un brano secondo me molto dolce e nostalgico. Ci sono poche note, qualcuna di più verso la fine. La definirei una composizione melodica ambientale, da colonna sonora. E' un brano delicato con archi in pianissimo, mentre verso la fine le note hanno maggiore forza.


R:

Ascoltiamolo insieme...




R:

Hai detto che l'album si chiama Blu ed il brano Riflessi. Stavo pensando che io ho sempre associato la nostalgia al Blu.


G:

Il titolo nasce da un omaggio alla mia terra. Salerno è una città vicino alla costiera amalfitana, circondata dal mare e sembra un blu perenne. Ho sempre vissuto contornato da queste tonalità vivacissime. C'è anche un omaggio ad Amedeo Minghi in cui ho ripreso il titolo di una sua canzone, Nei nostri giorni di primavera, che ascoltavo sempre da piccolo; tuttavia anche la malinconia rientra come tema ricorrente.


R:

Quando componi rispetti le regole della musica classica in maniera rigida?


G:

No, non penso alle regole, perché superata la fase di apprendimento delle note, si va a ispirazione e mi lascio andare alla melodia.


R:

Parlaci dei tuoi canali social.


G:

Basta cercare il mio nome su spotify e youtube, che sono i canali che uso di più.





APPROFONDIMENTI:


L:

Che cosa ti ha fatto appassionare alla chitarra all'età di 13 anni? C'è stato un evento scatenante?


G:

Ho iniziato a suonare la chitarra in circostanze del tutto casuali. Andavo spesso a suonare a casa di un mio zio, con una di quelle chitarre da arredamento appese al muro. Ovviamente tutto proseguiva con scarsi risultati, perché non avevo la più pallida idea di come si suonasse, però mi incuriosiva. Da lì chiesi a mia madre di regalarmi uno strumento.


L:

Quali sono stati i tuoi studi? In quale scuola e dove?


G:

Io sono laureato in chitarra jazz e chitarra classica presso il Conservatorio Martucci di Salerno. Sono due percorsi abbastanza distanti.


L:

Spiegaci come nasce il titolo dell'album Blu. Come nasce e perché?


G:

Il titolo è un omaggio alla mia città che è Salerno e anche alla Costiera amalfitana. Due luoghi che sono circondati da questo blu vivido. Abbiamo sempre questa vista sul mare che dà verso l'orizzonte che è qualcosa di molto forte.


L:

Di cosa parla Riflessi? Che paesaggi sonori volevi rappresentare?


G:

Con riflessi volevo rappresentare il riflesso di qualsiasi cosa...delle onde , del mare, il riflesso di una persona. E' qualcosa di abbastanza sbiadito, ma che comunque c'è.


L:

Quali influenze artistiche ti hanno ispirato nel tuo percorso musicale?


G:

E' difficile scindere tutte le influenze. E' un insieme di elementi. DI sicuro musicalmente mi sento abbastanza vicino a quella dal 900' in poi.


L:

Per quali commissioni hai lavorato/prodotto?


G:

Fino ad adesso ho fatto un po' di tutto; ho lavorato con jazzisti, musicisti rock, produttori di colonne sonore, ho lavorato con DJ! Quello che ho notato di diverso è la comunicazione tra le diverse commissioni.


L:

La composizione che ancora non hai scritto, ma che vorresti suonare? Di cosa parlerebbe?


G:

In futuro mi piacerebbe scrivere per orchestra; adesso sono più focalizzato sui piccoli ensemble, anche perché logisticamente sono più facili da organizzare al momento. Parlerebbero di amori mancati, non ricevuti, ma sempre con un pizzico di speranza.


L:

La colonna sonora di un film di cui ti piace la melodia e perché?


G:

Il nome del film non te lo saprei dire, ma sicuramente sceglierei un film che abbia tempi musicali, ovvero un tempo le scene dei film venivano costruite sulla musica; quindi immagini con suoni che dilatavano i tempi del film e lasciavano spazio allo sviluppo musicale e narrativo di conseguenza.


L:

Per quale film avresti voluto scrivere la colonna sonora?


G:

Come genere sceglierei quello drammatico o commedie che fanno riflettere.



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