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Tra luna, loto e suoni ancestrali: l’identità unica di ‘Hasunohana’. Racconta il suo progetto Gabriele Arbizzoni.






C’è un punto in cui il suono diventa ricerca interiore, e la musica smette di essere solo ascolto per trasformarsi in esperienza. È esattamente lì che si colloca questo artista: un percorso nato a Monza nei primi anni ’90, tra fermento underground, cantautorato italiano e influenze rock, ma maturato nel tempo fino a trovare una voce profondamente personale, capace di fondere mondi lontani.

Il suo progetto musicale ruota attorno a Hasunohana, “fiore di loto” in giapponese: un simbolo potente di rinascita. Non una rinascita ideale o astratta, ma concreta, emotiva e artistica. Come il loto che emerge dal fango senza sporcarsi, anche la sua musica racconta la capacità di trasformare le difficoltà in consapevolezza, fragilità in espressione.

L’immaginario che accompagna il disco è denso di significato: una figura femminile con la chitarra, quasi fosse una divinità ancestrale della musica; i fiori di loto, metafora delle persone che cercano di sbocciare nella propria autenticità; e la luna, immensa e silenziosa, a ricordarci quanto siamo piccoli di fronte alla grandezza della natura e dell’esistenza. Nulla è decorativo: ogni elemento è parte di un racconto coerente che attraversa tutto l’album.

Il filo conduttore è la consapevolezza. Ogni brano è un frammento di vita, reale o immaginato, lasciato volutamente aperto all’interpretazione di chi ascolta. Tra questi, spiccano momenti più espliciti:

  • Fiore di loto, cuore emotivo del progetto, racconto diretto della sua trasformazione;

  • Il mondo sbagliato, una denuncia intensa contro la guerra, vista attraverso gli occhi disarmati di un bambino;

  • Cose meravigliose, un brano delicato e luminoso, ispirato a una storia di viaggio e amicizia che diventa rifugio e speranza.

Dal punto di vista sonoro, il disco è un viaggio tra culture: sitar indiano, flauti giapponesi, guzheng cinese e percussioni evocative si intrecciano con chitarre rock e testi in italiano. Oriente e Occidente si incontrano senza forzature, creando un linguaggio musicale atipico, quasi meditativo, ma allo stesso tempo terreno e viscerale.

Tra tutti i brani, La condizione è forse quello che più si avvicina alla sua essenza poetica: uno sguardo lucido e sincero sull’esistenza, privo di artifici. E tutto prende vita da una “musa” non definita, che può essere una persona, un evento, un momento: qualsiasi cosa capace di accendere la scintilla creativa.

In un mondo che, secondo lui, ha perso il senso autentico della vita inseguendo modelli vuoti fatti di fama, denaro e potere, la sua musica diventa un invito a fermarsi. A guardarsi dentro. A riscoprire la bellezza nelle cose semplici, nella natura, nelle relazioni, nella consapevolezza di essere solo una piccola parte di qualcosa di immensamente più grande.

Tre parole per descrivere questo lavoro? Strano, profondo, atipico.


Ma forse ce n’è una quarta, non detta, che le racchiude tutte: necessario.




  1. di dove sei e come la tua città ti ha influenzato artisticamente?


  2. che vuol dire il termine “Hasunohana”? Che significato gli attribuisci?


  1. l’immagine di copertina dell’album è molto suggestiva. Cosa rappresentano la donna con in mano la chitarra, i fiori di loto e la luna dietro? Sono semplici immagini o simboli?


  2. come questi elementi trovano un filo conduttore nei brani dell’album?


  1. descrivici brevemente di cosa parlano i singoli brani e cosa li lega insieme.


  2. quale brano secondo te rappresenta la tua poetica?


  3. il titolo del pezzo introduttivo è: il risveglio della musa. Chi è la tua? E questo risveglio che

cosa genera?


8. ho ascoltato che in ogni singolo brano c’è uno strumento che rimanda a suoni ancestrali,

evocativi e orientali. Puoi dirci di quali strumenti ti sei servito per dare questa idea?


9. come descriveresti in tre parole il tuo album?


10. quale è stata l’ispirazione che ti ha portato a creare questo progetto?


11. secondo te che cosa c’è di sbagliato nel mondo?


12. cosa può fare l’uomo per risvegliare la sua parte spirituale, migliore?





  1. Io sono di Monza e quando iniziai a suonare io era un momento di fermento musicale

esagerato, stiamo parlando del 1992, avevo 16 anni. Sono cresciuto ascoltando mio padre

che suonava il pianoforte e in casa mia l’ impianto stereo era praticamente sempre

funzionante e riproduceva i più svariati generi musicali del momento, sia del cantautorato

Italiano che del pop-rock ‘80 ‘90. Contemporaneamente al periodo in cui iniziai uscirono

svariate band del rock underground monzese e milanese che influenzarono molto il mio

gusto musicale (ad esempio Ritmo Tribale, Bluvertigo, Afterhours e altri). Sviluppai

comunque una grande passione per alcuni cantautori come Franco Battiato e Francesco De

Gregori.


  1. Il termine “hasunohana” significa letteralmente “fiore di loto” in lingua giapponese. Il fiore

di loto rappresenta un simbolo di potente rinascita, che può essere intesa come spirituale ma

soprattutto, per come la intendo io, una rinascita emotiva e artistica nonostante “il fango”

che cerca di ostacolarla. Il fiore di loto è noto per la sua capacità di emergere incontaminato

dal fango ed è una metafora della resilienza, ovvero la capacità di non lasciarsi condizionare

dalle avversità.


  1. La donna con in mano la chitarra è una rappresentazione della musica come fosse una sorta

di essere ancestrale. I fiori di loto rappresentano le persone che si sforzano di sbocciare nelle

loro virtù, che non necessariamente devono essere la musica, possono essere altri talenti o

personalità che li contraddistinguono per ciò che loro amano essere. Questo album è stato

per me una rinascita personale e musicale, per questo la donna esce dal fiore di loto in primo

piano che rappresenta un po’ me, quello che provo ad essere, nel mio piccolo. Infatti, la luna

dietro, così immensa e imponente serve a ricordarci che nonostante ognuno di noi può

sviluppare delle stupende virtù, siamo comunque un “nulla” rispetto a ciò che ci ha dato la

vita e a ciò che ci permette di viverla, la luna rappresenta l’immensità che ci circonda in

tutta la sua bellezza, rappresenta la bellezza e l’immensità della natura, senza la quale non

potremmo esistere.


  1. In realtà il filo conduttore è la consapevolezza. La comprensione della vita che ci siamo

creati, della vita che vorremmo e della vita com’è realmente. Il tutto condito con situazioni

reali e immaginarie di cui parlo nelle canzoni.


  1. Alcuni brani sono nati per essere vissuti e interpretati da chi li ascolta, quindi se io dicessi di

cosa parlano per me limiterei la loro efficacia verso l’ascoltatore, mi piace che le mie

canzoni diventino di chi le ascolta, però potrei dirti che “fiore di loto” è il brano che più

rappresenta quello che mi è successo a livello emotivo ed artistico. Poi c’é “il mondosbagliato” che precedette l’album come singolo. Questa canzone è una chiara protesta contro

le guerre in corso, la voce di un bambino che racconta come non riesce a capire quello che

gli succede intorno e allo stesso tempo sa che altri vivono in un mondo completamente

diverso dal suo, che invece è un incubo, e per questo arriva a dire “ormai non ho più

reazioni perché forse sarà che sono nato nel mondo sbagliato”, una canzone che forse

sembra fuori contesto in questo disco ma in realtà non lo è proprio perché parla di

consapevolezza e di desiderio di cambiamento. Un altra eccezione invece la farò per il brano

“cose meravigliose” che è un omaggio e una lode ad un libro consigliato da un amica e che

ho letto finendo anche per commuovermi. Questo libro è stato scritto dallo scrittore

Gianluca Gotto ed è intitolato “Succede sempre qualcosa di meraviglioso”. Oltre ad essermi

piaciuta la storia l’ ho trovato anche di aiuto per il momento che stavo vivendo. Il brano

parla di un viaggio e di una stupenda amicizia nata casualmente. La voce femminile che si

sente nel brano è di questa mia amica che tra l’altro è la stessa voce dei cori di “fiore di

loto”.


6. Non credo di avere una spiccata poetica sinceramente però credo che mi ci sia avvicinato

con il brano “la condizione”


7. Io non ho una musa in particolare, ritengo “musa” ogni persona o evento che mi stimola a

livello creativo e musicale.


8. In questo album mi sono sbizzarrito ad evocare suoni che hanno a che fare con la

meditazione, le filosofie e le religioni orientali. E’ molto presente il sitar indiano, i flauti

tipici del Giappone, il guzheng cinese e strumenti percussivi che vanno dal gong tibetano

alle percussioni generiche latinoamericane, il tutto accompagnato da chitarre generalmente

rock. Tenevo molto all’idea di fondere occidente e oriente in un solo genere musicale

completandolo poi con il cantato in lingua italiana.


9. Strano, profondo, atipico (ahahahah)


10. Le letture inerenti alla filosofia giapponese sicuramente hanno influito tanto, la vita ha fatto

il resto.


11. È una domanda impegnativa… per come la vedo io non abbiamo più il vero senso della vita,

dirottiamo tutte le nostre energie verso un tipo di vita non naturale e stereotipata. È come se

seguissimo un programma, uno squallido programma dettato da una società umana che nella

scala di valori mette la vita stessa in secondo piano. Fama, denaro e potere sono al primo

posto e il resto ce l’hai solo se raggiungi questi tre squallidi traguardi. La realtà dovrebbe

essere opposta, ovvero, che questi tre dovrebbero essere solo un valore aggiunto alle nostre

vite già felici, non dovrebbero determinarne la felicità. Passiamo tutta la vita a lavorare per

altri e non più per noi stessi. Inoltre stiamo scarseggiando di altruismo e umiltà, il che porta

solo a discordia e guerre inutili.


12. Fermarsi, riflettere e pensare a cosa significa davvero la vita. Amare quello che ci circonda,

la natura, l’amore, la bellezza in tutte le sue forme, in modo da comprendere che noi siamo

come polvere nel vento, non siamo nulla al cospetto del nostro pianeta e della vita stessa.



 
 
 

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