Tra luna, loto e suoni ancestrali: l’identità unica di ‘Hasunohana’. Racconta il suo progetto Gabriele Arbizzoni.
- Luigia Tamburro

- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 6 min

C’è un punto in cui il suono diventa ricerca interiore, e la musica smette di essere solo ascolto per trasformarsi in esperienza. È esattamente lì che si colloca questo artista: un percorso nato a Monza nei primi anni ’90, tra fermento underground, cantautorato italiano e influenze rock, ma maturato nel tempo fino a trovare una voce profondamente personale, capace di fondere mondi lontani.
Il suo progetto musicale ruota attorno a Hasunohana, “fiore di loto” in giapponese: un simbolo potente di rinascita. Non una rinascita ideale o astratta, ma concreta, emotiva e artistica. Come il loto che emerge dal fango senza sporcarsi, anche la sua musica racconta la capacità di trasformare le difficoltà in consapevolezza, fragilità in espressione.
L’immaginario che accompagna il disco è denso di significato: una figura femminile con la chitarra, quasi fosse una divinità ancestrale della musica; i fiori di loto, metafora delle persone che cercano di sbocciare nella propria autenticità; e la luna, immensa e silenziosa, a ricordarci quanto siamo piccoli di fronte alla grandezza della natura e dell’esistenza. Nulla è decorativo: ogni elemento è parte di un racconto coerente che attraversa tutto l’album.
Il filo conduttore è la consapevolezza. Ogni brano è un frammento di vita, reale o immaginato, lasciato volutamente aperto all’interpretazione di chi ascolta. Tra questi, spiccano momenti più espliciti:
Fiore di loto, cuore emotivo del progetto, racconto diretto della sua trasformazione;
Il mondo sbagliato, una denuncia intensa contro la guerra, vista attraverso gli occhi disarmati di un bambino;
Cose meravigliose, un brano delicato e luminoso, ispirato a una storia di viaggio e amicizia che diventa rifugio e speranza.
Dal punto di vista sonoro, il disco è un viaggio tra culture: sitar indiano, flauti giapponesi, guzheng cinese e percussioni evocative si intrecciano con chitarre rock e testi in italiano. Oriente e Occidente si incontrano senza forzature, creando un linguaggio musicale atipico, quasi meditativo, ma allo stesso tempo terreno e viscerale.
Tra tutti i brani, La condizione è forse quello che più si avvicina alla sua essenza poetica: uno sguardo lucido e sincero sull’esistenza, privo di artifici. E tutto prende vita da una “musa” non definita, che può essere una persona, un evento, un momento: qualsiasi cosa capace di accendere la scintilla creativa.
In un mondo che, secondo lui, ha perso il senso autentico della vita inseguendo modelli vuoti fatti di fama, denaro e potere, la sua musica diventa un invito a fermarsi. A guardarsi dentro. A riscoprire la bellezza nelle cose semplici, nella natura, nelle relazioni, nella consapevolezza di essere solo una piccola parte di qualcosa di immensamente più grande.
Tre parole per descrivere questo lavoro? Strano, profondo, atipico.
Ma forse ce n’è una quarta, non detta, che le racchiude tutte: necessario.
di dove sei e come la tua città ti ha influenzato artisticamente?
che vuol dire il termine “Hasunohana”? Che significato gli attribuisci?
l’immagine di copertina dell’album è molto suggestiva. Cosa rappresentano la donna con in mano la chitarra, i fiori di loto e la luna dietro? Sono semplici immagini o simboli?
come questi elementi trovano un filo conduttore nei brani dell’album?
descrivici brevemente di cosa parlano i singoli brani e cosa li lega insieme.
quale brano secondo te rappresenta la tua poetica?
il titolo del pezzo introduttivo è: il risveglio della musa. Chi è la tua? E questo risveglio che
cosa genera?
8. ho ascoltato che in ogni singolo brano c’è uno strumento che rimanda a suoni ancestrali,
evocativi e orientali. Puoi dirci di quali strumenti ti sei servito per dare questa idea?
9. come descriveresti in tre parole il tuo album?
10. quale è stata l’ispirazione che ti ha portato a creare questo progetto?
11. secondo te che cosa c’è di sbagliato nel mondo?
12. cosa può fare l’uomo per risvegliare la sua parte spirituale, migliore?
Io sono di Monza e quando iniziai a suonare io era un momento di fermento musicale
esagerato, stiamo parlando del 1992, avevo 16 anni. Sono cresciuto ascoltando mio padre
che suonava il pianoforte e in casa mia l’ impianto stereo era praticamente sempre
funzionante e riproduceva i più svariati generi musicali del momento, sia del cantautorato
Italiano che del pop-rock ‘80 ‘90. Contemporaneamente al periodo in cui iniziai uscirono
svariate band del rock underground monzese e milanese che influenzarono molto il mio
gusto musicale (ad esempio Ritmo Tribale, Bluvertigo, Afterhours e altri). Sviluppai
comunque una grande passione per alcuni cantautori come Franco Battiato e Francesco De
Gregori.
Il termine “hasunohana” significa letteralmente “fiore di loto” in lingua giapponese. Il fiore
di loto rappresenta un simbolo di potente rinascita, che può essere intesa come spirituale ma
soprattutto, per come la intendo io, una rinascita emotiva e artistica nonostante “il fango”
che cerca di ostacolarla. Il fiore di loto è noto per la sua capacità di emergere incontaminato
dal fango ed è una metafora della resilienza, ovvero la capacità di non lasciarsi condizionare
dalle avversità.
La donna con in mano la chitarra è una rappresentazione della musica come fosse una sorta
di essere ancestrale. I fiori di loto rappresentano le persone che si sforzano di sbocciare nelle
loro virtù, che non necessariamente devono essere la musica, possono essere altri talenti o
personalità che li contraddistinguono per ciò che loro amano essere. Questo album è stato
per me una rinascita personale e musicale, per questo la donna esce dal fiore di loto in primo
piano che rappresenta un po’ me, quello che provo ad essere, nel mio piccolo. Infatti, la luna
dietro, così immensa e imponente serve a ricordarci che nonostante ognuno di noi può
sviluppare delle stupende virtù, siamo comunque un “nulla” rispetto a ciò che ci ha dato la
vita e a ciò che ci permette di viverla, la luna rappresenta l’immensità che ci circonda in
tutta la sua bellezza, rappresenta la bellezza e l’immensità della natura, senza la quale non
potremmo esistere.
In realtà il filo conduttore è la consapevolezza. La comprensione della vita che ci siamo
creati, della vita che vorremmo e della vita com’è realmente. Il tutto condito con situazioni
reali e immaginarie di cui parlo nelle canzoni.
Alcuni brani sono nati per essere vissuti e interpretati da chi li ascolta, quindi se io dicessi di
cosa parlano per me limiterei la loro efficacia verso l’ascoltatore, mi piace che le mie
canzoni diventino di chi le ascolta, però potrei dirti che “fiore di loto” è il brano che più
rappresenta quello che mi è successo a livello emotivo ed artistico. Poi c’é “il mondosbagliato” che precedette l’album come singolo. Questa canzone è una chiara protesta contro
le guerre in corso, la voce di un bambino che racconta come non riesce a capire quello che
gli succede intorno e allo stesso tempo sa che altri vivono in un mondo completamente
diverso dal suo, che invece è un incubo, e per questo arriva a dire “ormai non ho più
reazioni perché forse sarà che sono nato nel mondo sbagliato”, una canzone che forse
sembra fuori contesto in questo disco ma in realtà non lo è proprio perché parla di
consapevolezza e di desiderio di cambiamento. Un altra eccezione invece la farò per il brano
“cose meravigliose” che è un omaggio e una lode ad un libro consigliato da un amica e che
ho letto finendo anche per commuovermi. Questo libro è stato scritto dallo scrittore
Gianluca Gotto ed è intitolato “Succede sempre qualcosa di meraviglioso”. Oltre ad essermi
piaciuta la storia l’ ho trovato anche di aiuto per il momento che stavo vivendo. Il brano
parla di un viaggio e di una stupenda amicizia nata casualmente. La voce femminile che si
sente nel brano è di questa mia amica che tra l’altro è la stessa voce dei cori di “fiore di
loto”.
6. Non credo di avere una spiccata poetica sinceramente però credo che mi ci sia avvicinato
con il brano “la condizione”
7. Io non ho una musa in particolare, ritengo “musa” ogni persona o evento che mi stimola a
livello creativo e musicale.
8. In questo album mi sono sbizzarrito ad evocare suoni che hanno a che fare con la
meditazione, le filosofie e le religioni orientali. E’ molto presente il sitar indiano, i flauti
tipici del Giappone, il guzheng cinese e strumenti percussivi che vanno dal gong tibetano
alle percussioni generiche latinoamericane, il tutto accompagnato da chitarre generalmente
rock. Tenevo molto all’idea di fondere occidente e oriente in un solo genere musicale
completandolo poi con il cantato in lingua italiana.
9. Strano, profondo, atipico (ahahahah)
10. Le letture inerenti alla filosofia giapponese sicuramente hanno influito tanto, la vita ha fatto
il resto.
11. È una domanda impegnativa… per come la vedo io non abbiamo più il vero senso della vita,
dirottiamo tutte le nostre energie verso un tipo di vita non naturale e stereotipata. È come se
seguissimo un programma, uno squallido programma dettato da una società umana che nella
scala di valori mette la vita stessa in secondo piano. Fama, denaro e potere sono al primo
posto e il resto ce l’hai solo se raggiungi questi tre squallidi traguardi. La realtà dovrebbe
essere opposta, ovvero, che questi tre dovrebbero essere solo un valore aggiunto alle nostre
vite già felici, non dovrebbero determinarne la felicità. Passiamo tutta la vita a lavorare per
altri e non più per noi stessi. Inoltre stiamo scarseggiando di altruismo e umiltà, il che porta
solo a discordia e guerre inutili.
12. Fermarsi, riflettere e pensare a cosa significa davvero la vita. Amare quello che ci circonda,
la natura, l’amore, la bellezza in tutte le sue forme, in modo da comprendere che noi siamo
come polvere nel vento, non siamo nulla al cospetto del nostro pianeta e della vita stessa.









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