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Amy Winehouse

Il 14 settembre 2023 Amy Winehouse avrebbe compiuto quarant’anni. Per tale motivo voglio dedicarle alcune parole.


Una ragazza nata col dono del canto nella sua breve vita ha estasiato persone di tutto il modo con la sua voce squisitamente jazz.

Per cercare di entrare nel mondo di Amy Winehouse ho guardato il film “AMY – The girl behind the name” del regista Asif Kapadia. Due ore di tensione e curiosità mi hanno fatto intravedere quello che c’è stato dietro una persona di successo fragile e perennemente sotto i riflettori.

Mi sarei potuta “limitare” ai suoi album ma qualcosa mi ha suggerito di andare oltre.


Nel film viene ripercorsa la tragica vita di Amy Winehouse, dal suo esordio come cantautricei fino ai suoi ultimi giorni. I suoi due album “Frank” e “Back to Black” ci fanno apprezzare ciò che Amy Winehouse rimarrà per sempre: una vera artista.

La profondità e l’estensione del suono sono inconfondibili e descrivere la sua voce risulta impossibile, l’unico modo è ascoltarla.





Non esistono aggettivi abbastanza aderenti alla realtà da poter usare per Amy Winehouse: è una stella che brillerà sempre nel cielo. Dico nel cielo perché sulla Terra Amy non ha avuto vita facile. Un’esistenza che non le ha permesso di diventare una donna forte, la realtà dei fatti era troppo dura e l’epilogo lo conosciamo.

Fin da giovanissima ha fatto uso di antidepressivi e nell’età della giovinezza ha abusato di alcool e droga. Una vita travagliata da questioni sentimentali e familiari l’ha messa alla prova costantemente e la musica, purtroppo, non è stata in grado di fungere da ancora di salvezza.


Arrivato il successo, vincitrice di sei Grammy Award, la situazione si è per lei rivelata insostenibile: contratti discografici, case di produzione, manager e promoter, di fatto, non sono riusciti a fornire in tempo l’estremo aiuto del quale Amy Winehouse necessitava. Spremuta come un limone non ha saputo e voluto sostenere i ritmi di un mondo che non aveva mai desiderato. Uno stile di vita sempre al limite ribadisce il fatto che i soldi e la fama non assicurano la salute psicofisica degli artisti. Amy soffriva inoltre di bulimia.


Quello che voleva fare Amy Winehouse era cantare, solo cantare, scrivere poesie e testi. Probabilmente quando cantava, in un momento giusto della giornata bè, allora, e solo in quell’istante, era felice. Il suo volto spesso ripreso da telecamere aveva a volte un sorriso ma lo sguardo, a parer mio, perennemente triste e indifeso, quasi impaurito. Il ritratto di una antidiva.

Nessuno probabilmente sarebbe stato in grado di salvarla, l’unica che poteva farlo era lei stessa. Le delusioni personali, la solitudine e il fisico in una situazione compromessa sono stati i fattori principali che hanno posto fine ai suoi giorni. Una ragazza sincera, vera, schietta. Forse troppo per la nostra società.


Non mi resta che terminare con questo video “ Tears Dry On Their Own”, uno dei miei preferiti.



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