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"Certi fili d'erba crescono nonostante ci siano solo pietre intorno": Paolo Fanzaga.


Esordiamo con questa bellissima frase del compositore Paolo Fanzaga che, già dalle prime parole pronunciate per webradioitaliane, si comprende quanta maturità e profondità ci sia nel suo bagaglio di esperienze di vita.

Con The Shape of love ci addentriamo in un vero e proprio mare di emozioni. In questo album il compositore dà una sua sonora interpretazione delle infinite forme dell'amore.

Si può amare un fiore, un animale a noi caro, un luogo in particolare, una o più persone nella nostra esistenza; si può essere legati anche ad un istante, ad una sensazione che inebria i nostri sensi.

Ed è proprio perché non esiste un modo giusto o programmato di amare che questi brani possono entrare nel mondo interiore di ognuno di noi e diventare improvvisamente la colonna sonora del nostro passato, presente e futuro.

Il compositore, attraverso la sua musica, infonde all'ascoltatore il coraggio di essere se stesso in tutta la sua umanità e sensibilità, aiutandoci ad eliminare o a smussare quelle paure che ci impediscono, talvolta, di esprimerci al meglio delle nostre possibilità.


Ma i raggi del sole possono entrare anche dove non c'è luce; bisogna solo lasciarsi attraversare da esse senza fare opposizione. Così è la musica di Fanzaga in The Shape of Love, una composizione che va fruita solo se percepisci l'ardore dell'esistenza e possiedi o sei arrivato a conquistare quell'audacia di ascoltare gli altri e di seguire, con attenta premura, i moti del tuo animo.







- Di dove sei e come la tua città ti ha influenzato artisticamente.


Sono cresciuto in un piccolo paese della provincia di Bergamo dove sicuramente non c'erano grandi stimoli musicali e neanche ne ho avuti in famiglia; credo quindi di avere questa passione non grazie all'ambiente ma nonostante l'ambiente. Questa secondo me è una prova ulteriore, qualora ce ne fosse bisogno, che ognuno di noi si porta esperienze e talenti da vite in precedenza vissute e quello che realmente siamo è sempre destinato a rivelarsi. Certamente serve lavoro e non bisogna adagiarsi, ma bisogna cercare ogni giorno di scoprire chi siamo.

E' bella l'immagine di certi fili d'erba che crescono nonostante intorno ci siano solo pietre.


– Osservando il tuo profilo Instagram mi incuriosisce molto la frase che hai scritto nella tua biografia. Spiegacela un po’…


Certo, per certi versi non mi considero un musicista nella normale accezione del termine. Il vero musicista secondo me, come il vero pittore o artista in generale, è colui che ha il fuoco dell'arte dentro; è la persona per cui la sua arte è la cosa più importante, ha il necessario talento ma anche sacrifica all'arte le sue energie, la sua vita. Io non ho mai avuto questo “fuoco” che per esempio ti fa stare ore al piano a studiare, forse mi sarebbe piaciuto averlo ma ognuno è come è... Per me la musica non è un fine e un mezzo per raggiungerlo, ma solo un modo di espressione che viene dal profondo e proprio per questo ha la possibilità di entrare nel profondo di chi ascolta.


– Raccontaci come hai iniziato a comporre. Da dove è nata la passione per la musica?


Comporre è stata la cosa più naturale da farsi appena ho imparato a maneggiare qualche strumento musicale. Anche se, come ho detto prima, vivevo in un piccolo centro ho avuto la possibilità di unirmi ad altri giovani coetanei e fare le prime esperienze musicali componendo i primi brani. La passione l'ho avuta sempre, da piccolo era attratto dalla musica, dalle canzoni e dagli strumenti anche se la vera “folgorazione” l'ho avuta a circa 12- 13 anni quando in tv ho visto un film dei Beatles...


– Come definiresti la tua personalità?


Un personalità dove occorre scavare un po' per trovare la parte più vera; una personalità che ad un primo impatto sembra respingere, ma appunto “sembra”...


– Quando componi da cosa ti lasci ispirare?

– Credo che il termine “ispirazione” dica tutto e niente; ognuno di noi si porta dietro un bagaglio di esperienze che abbiamo fatte nostre e, nel caso della musica, tutta quella che abbiamo ascoltato e ovviamente quella che meglio ha risuonato e risuona con il nostro essere. Per questo è importante ascoltare molto e di diversi generi. Quando compongo i miei lavori più che pensare a cosa mettere spesso penso a cosa NON mettere, la mia ricerca è quella di essere essenziale cercando di evitare i fronzoli o le “frasi fatte”. Personalmente scrivo solo se e quando posso recepire qualcosa da dire, cioè quando sono nello stato d'animo di farlo anche se questo significa a volte non scrivere niente per anni.


– Quanto le arti visive ti aiutano a cercare il linguaggio per la tua composizione?


Tutto ciò che esiste sono frequenze, i nostri sensi “umani” percepiscono cose, suoni, colori ma tutto è fatto da frequenze che possono essere o meno “coerenti” fra loro. I colori specialmente hanno la capacità di influenzarci nei vari momenti della nostra giornata anche se spesso non ce ne accorgiamo e anche la musica lo fa e qui magari è più facile recepirlo anche se purtroppo devo dire che quasi tutti al giorno d'oggi siamo distratti da molte varianti e quindi sentiamo ma non ascoltiamo, guardiamo ma non vediamo... Per farti capire l'importanza che hanno per me le arti visive ti dico solo che uno degli ultimo concerti che feci accompagnato da un arpa si chiamava “Il suono delle immagini”.


- Soffermiamoci sull’album “The shape of love”. Perché questo Titolo? Quali sono le vicissitudini che ti hanno portato a costruire questa raccolta di brani?

Tutta la nostra vita, quando alla fine ne traiamo le conclusioni si riduce a quanto amore siamo riusciti a lasciare dietro di noi, l'amore che appunto si manifesta in molti modi, possiede molte “forme”. Perchè questi brani? Sono quelli che ritenevo più adatti ad essere suonati con un violoncello, tra l'altro voglio citare Elisa Ladonna che ha suonato splendidamente il violoncello ma ha anche contribuito a ”creare” le parti per il suo strumento. Tranne 2, sono tutti brani che avevo già pubblicato in album precedenti solo con il pianoforte.


Una foto in cui viene ritratta la violoncellista Elisa Ladonna.


– “ Waiting to live” è il brano che possiede anche un videoclip molto performativo. Chi sono le ragazze che danzano e dove è stato realizzato il video? Quale messaggio volevi rappresentare?


Il video è stato pensato e realizzato dalla mia etichetta discografica, la Blue Spiral Records; mi è piaciuto molto per la bellezza dei movimenti che ben si accordano con i suoni e la natura circostante; potrei definirlo olografico perchè in ogni singola immagine e frase musicale sembra essere contenuto l'intero brano; l'interpretazione delle giovani danzatrici è molto intensa. Sinceramente non le conosco.


– “Lullaby for a cat” è un titolo molto singolare e curioso. Siamo interessati a sapere perché la scelta di un gatto come protagonista di questo brano.


Amo i gatti e gli animali in generale, vivo con tre di loro e il brano per me riflette le loro movenze il modo che hanno di concepire la vita.


– “The Lamp of invisible light” mi sembra un accostamento ossimorico molto suggestivo. Che cosa simboleggia per te questo Legame di parole?


Il titolo del brano, che è anche il titolo di un precedente disco è un omaggio al famoso esoterista e Mago Aleister Crowley che fondò agli inizi del secolo scorso una confraternita così chiamata. Anche a me è sembrato un titolo molto suggestivo e che lascia molto spazio all'immaginazione.


– Quali emozioni volevi trasmettere con questo album. A me vengono in mente queste: amore, nostalgia e malinconica tristezza. Sarà che mi sono lasciata influenzare anche dalla copertina dell’album completamente piena di sfumature blu e con delle strisce rigate come da danneggiamento. Cosa volevi comunicarci?


Se devo essere sincero non so quali emozioni ho voluto trasmettere e neppure me lo sono chiesto; credo che le emozioni siano un bagaglio individuale che riguarda il nostro vissuto. Io cerco solo di trascrivere nel modo più chiaro possibile ciò che mi arriva e che non è certamente un merito ma semmai un onere da compiersi nel modo più onesto possibile. Quando due persone guardano un panorama o un quadro è probabile che provino sensazioni diverse e così è anche per l'ascolto di un brano. Si, la copertina, anch'essa prodotto della sezione artistica della BSR, contiene molte sfumature che lasciano aperte molte soluzioni, niente comincia e niente finisce.


– l’album è autobiografico o frutto di un' invenzione immaginaria?


Sono sicuro che una cosa non esclude l'altra; ogni nuova produzione passa attraverso di noi, di come siamo in quel momento e l'immaginazione è il darsi la possibilità di ricevere e modellare quello che sembra un'invenzione ma che esisteva già in qualche forma e in qualche luogo..


– Hai mai partecipato ad un contest musicale?


Non credo che questo genere di manifestazioni possa avere un qualche interesse per la mia musica.


Qual è l’evento che ti è rimasto particolarmente nel cuore?


Dal punto di vista musicale è stata una breve collaborazione negli anni '80 con Franco Battiato, musicista che mi ha lasciato un segno anche per la sua profondità e umanità.


– Quanti strumenti suoni?


Lo strumento che mi permette di esternare la mia musica è il pianoforte, strumento che amo e vorrei poter suonare meglio; in passato ho studiato l'organo, il violoncello e il clarinetto, suono un po' la chitarra e il basso, ma il mio primo strumento è stato l'armonica...


– Come avviene il processo creativo di una tua composizione? Sei autodidatta o ti fai aiutare da un producer?


Il processo di composizione è molto personale, almeno per quanto riguarda le musiche solo strumentali che produco in questi anni. Nel caso si tratti invece di canzoni non nego che la collaborazione possa essere proficua (gli esempi nella storia non mancano..). Ovviamente la registrazione invece non può prescindere da un bravo ingegnere del suono.

– Come si struttura una tua performance live?


Anche se, a parte l'ultimo lavoro, tutti gli album sono stati registrati solo con il pianoforte, ho sempre preferito condividere il palco con altri strumentisti. Ora sto preparando i prossimi concerti che saranno ovviamente con il violoncello di Elisa.


– Indicaci i tuoi profili social.


– Il mio canale Youtube: https://www.youtube.com/@paolofanzaga – pagina Facebook: https://www.facebook.com/profile.php?id=100064113666303 – canale istagram: https://www.instagram.com/fanzaga.paolo/ E' possibile ascoltare i miei brani su tutte le piattaforme digitali

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