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Il cielo non dimentica dove è stata spenta una luce.




Non Dire Amore” non è semplicemente una canzone: è un grido, una presa di coscienza, una storia che attraversa il dolore per trasformarsi in consapevolezza. Con questo brano intenso e coraggioso, la cantautrice Amanda sceglie di raccontare una realtà che troppo spesso rimane soffocata dal silenzio: quella della violenza che si nasconde dietro la parola “amore”.


Dedicato a Desirée Mariottini, il pezzo nasce da un lungo percorso emotivo e creativo durato due anni, fatto di ascolto, ricerca e profondo rispetto per una storia che non doveva essere dimenticata. Tra sonorità che rompono gli schemi della forma pop tradizionale — fino a un sorprendente inserimento dubstep che traduce in musica l’atto di violenza — e un testo carico di immagini simboliche, “Non Dire Amore” diventa un’esperienza musicale potente e necessaria.


In questa intervista Amanda ci accompagna dentro il cuore del progetto: dal processo creativo alla scelta stilistica, dal significato delle parole fino al messaggio che desidera lasciare a chi ascolta. Perché, come racconta lei stessa, non si può chiamare amore ciò che distrugge.


Prima di leggere le sue parole, concediti un momento: ascolta “Non Dire Amore”. Potrebbe cambiarti il modo di vedere — e di chiamare — l’amore. 🎶



Intervista



1. “Non Dire Amore” è un titolo forte, quasi un avvertimento. Cosa significa per te questa frase e perché hai scelto di usarla come manifesto del brano?


L’ho scelta come manifesto per lasciare un messaggio a chi rimane.

La storia di Desy si è conclusa con il suo addio e questo triste racconto deve insegnare qualcosa a chi resta, deve far pensare a chi ama di valere talmente tanto da pretendere rispetto, di non chiamarlo “Amore” un rapporto che distrugge.

“Non Dire Amore se mi fai del male,

Non Dire Amore se togli alla mia voce la possibilità di risuonare.

Non puoi chiamarlo amore se mi uccide”.



2. Il pezzo è dedicato a Desirée Mariottini. Come hai affrontato emotivamente la scrittura di un brano che tocca un tema così delicato come il femminicidio?


Ho attraversato varie fasi per comprenderne profondamente il significato, infatti il brano si è sviluppato nell’arco di due anni senza avere fretta di nascere..

All’inizio ho pianto come una bambina nel sentire la storia di Desy raccontata da sua madre Barbara. Ho pianto con lei e anche in separata sede quando elaboravo concetti per creare il testo del brano.

Ho letto articoli su Desideré, chiesto a sua madre i gusti di sua figlia, il suo colore preferito e che tipo di musica ascoltasse per cercare di farmi influenzare in modo creativo nella composizione per la sua totalità.

Desideravo fosse un’esperienza da vivere per capire la storia di Desy e per lasciare a chi resta uno spunto di riflessione interiore, non mi è mai importato di renderlo un ascolto facile e radiofonico.

Considero questo brano un vero e proprio progetto dedicato a Desy e a tutte le anime che possono ancora decidere di non chiamarlo amore.

In un pomeriggio è jniziato tutto spontaneamente da una melodia che mi ronzava in testa


3. Nel brano rompi la struttura musicale tradizionale e inserisci sonorità dubstep: quanto è stata istintiva questa scelta e quanto invece è stata una decisione consapevole per raccontare meglio la storia?


Grazie per averlo chiesto, sono legatissima a questa scelta stilistica.

Ho immaginato ogni cosa prima di recarmi in studio dal mio produttore..sapevo esattamente come strutturare il brano e quando avere il drop di dubstep..ed è stata sia un scelta istintiva per un mio gusto musicale, che penso sarebbe stata anche condivisa da Desy, sia una decisione consapevole per raccontare meglio la storia perché ho immaginato questa particolare sonorità inserita appositamente per raccontare l’atto di violenza.


4. Nel testo il cielo diventa una “finestra emotiva”. Che ruolo hanno le immagini simboliche nella tua scrittura?


Ho immaginato di essere la voce narrante che impersonifoca Desirée.

La mia voce e le mie parole attraverso la sua anima per lasciare un messaggio di speranza a chi resta


5.Come è stato prodotto il videoclip del brano? E cosa vuole rappresentare?


Il videoclip è stato prodotto grazie ad una squadra meravigliosa di amici e collaboratori che mi hanno seguita nel progetto.

Marco Guadagnoli e Annamaria Protani che mi hanno accompagnata in una danza interpretata, Paolo Campobasso alle riprese e Giorgia Onifade che si è occupata dell’editing del video.

Ho scelto il Mood del Visual dove un loop di riprese si ripetono per tutta la canzone per dare un senso di continuità concettuale.

“Dopo la fine di qualcosa c’è sempre un altro inizio da conoscere e gestire”, perché sappiamo incassare..reagire e combattere ✨ il grande esempio lo vedo negli occhi di Barbara, madre di Desy, un elemento che Visual è presente di proposito.

Desideravo lasciare aperta la finestra della luce, con l’abbraccio che si vede nel video simbolo di protezione e speranza.


6. Se Desirée potesse ascoltare questo brano, cosa vorresti che sentisse?


L’Amore profondo, la protezione



🎶 Il tuo percorso artistico e musicale


7. Quando hai capito che la tua strada sarebbe stata quella di mescolare Pop, R&B, Soul, Rap e Rock?


Quando ho deciso di essere un flusso spontaneo senza programmare nulla.

Oggi vedo tanto desiderio di apparire in base a ciò che va di moda e poca voglia di ascoltarsi per essere semplicemente felici


8. Il tuo primo concept album, Amati., racconta 11 anni della tua vita. Oggi, guardando indietro, cosa senti sia cambiato nella tua scrittura e cosa diresti alla te del passato?


Sono cambiata profondamente rispetto a quel tipo di scrittura, mi guardo indietro e certe canzoni non riesco neanche ad ascoltarle..oggi le trovo acerbe e infantili e penso che un bene perché l’evoluzione avviene solo camminando e vivendo ancora.

Alla me del passato oggi dico che sono davvero felice che abbia trovato il modo più giusto per esorcizzare il dolore..aver sofferto così tanto porta ad un cambiamento profondo che parte da dentro e così si può scrivere e raccontare di verità senza essere solo un tormentone estivo che domani passa via col vento.

Le direi che sono fiera e orgogliosa e che tutta la paura adesso non esiste più, ora c’è il coraggio, la Musica e la voglia di essere migliore per lei stessa e per chi la ama davvero.


9. Hai sempre intrecciato musica e tematiche sociali: pensi che un artista oggi abbia una responsabilità civile oltre che artistica?


Sì lo penso fortemente. È un privilegio essere ascoltati da molti e chi ne ha la possibilità dovrebbe utilizzare il proprio strumento comunicativo per fare del bene, per raccontare storie e aiutare gli altri


10. Nei tuoi live alterni elettronica, strumenti dal vivo e momenti intimi piano e voce: qual è la dimensione in cui ti senti più vulnerabile e autentica?


Piano e voce, chitarra e voce..

Preferisco essere accompagnata da un musicista per riuscire a perdermi nell’emozione e nella gestualità mentre canto


11. Hai aperto il concerto di Irene Grandi e condiviso esperienze importanti con artisti affermati. Cosa ti hanno lasciato questi incontri?


Autenticità e voglia di continuare ad esplorare il mondo per cogliere da ogni esperienza nuove sfumature e imparare sempre di più


12. Sei stata al Teatro Ariston come finalista di Sanremo Rock: cosa hai provato calcando un palco così simbolico per la musica italiana?


Grande emozione ma anche una forte determinazione.

Ho sognato di arrivare su quel palco e così ho iniziato a visualizzarlo ogni giorno ✨

Ogni mattina mi svegliavo e lo immaginavo e poi tra sacrifici e determinazione è arrivato


13. Il tuo nuovo progetto discografico è ispirato alla filmografia di Quentin Tarantino: cosa ti affascina del suo modo di raccontare le storie?


La cura dei dettagli, la fotografia, le scelte stilistiche che richiamano visivamente gli anni che amo di più, con un occhio sempre attento alla cultura pop.

Ha una visione del mondo che mi fa impazzire..la sua follia per me è geniale e inimitabile


14. Hai trasformato esperienze personali molto forti in musica. Quanto è terapeutico per te scrivere?


Per me la scrittura è sempre stata terapeutica.

Oggi non si direbbe ma sono stata una ragazza timida che non riusciva ad aprirsi con tutti e socializzare con facilità.

Scrivere mi aiuta ad esprimere ciò che sento e posso farlo silenziosamente anche senza dover cantare per forza. Ho bisogno di stare in silenzio in alcuni periodi..ecco che ho iniziato a scrivere anche per altri e realizzare un altro piccolo sogno che mi vede nelle vesti di autrice


15. Dopo la perdita di tua madre nel 2025, hai scritto un brano che tieni ancora nel cassetto. Quando capisci che una canzone è pronta per essere condivisa?


Quando la stesura musicale mi piace a tal punto di non cambiare più nulla, di non registrare più altri strumenti e non modificare testo e melodia vocale.

Quando smetto di sentirla solo mia e nasce dentro di me quella voglia di farla sentire anche a gli altri..distacco emotivo..che per alcuni brani non è sempre facile e immediato



16. Sei anche vocal coach e ti dedichi al canto inclusivo: quanto l’insegnamento influenza la tua arte?


L’insegnamento è un dono così grande che non pensavo neanche di intraprendere all’inizio..ma che invece influenza moltissimo la mia arte nel senso più emotivo e creativo.

Da qualche anno mi dedico al canto inclusivo seguendo ragazzi con disabilità che rendono il mio percorso meraviglioso e ricco di opportunità di crescita.

Questo processo che attraverso con loro mi insegna ogni giorno che la Musica ha un impatto terapeutico sull’anima delle persone.

Sono grata per tutto questo


17. Lavori molto con i giovani su temi come bullismo e pregiudizi: cosa impari tu dai tuoi allievi?


Imparo moltissimo.

Ho un bellissimo ricordo di un laboratorio che ho svolto in un liceo professionale con ragazzi adolescenti..

Li ho conosciuti chiusi, pieni di giudizi e sentenze ma quando hanno imparato a collaborare attraverso l’utilizzo dello strumento voce e della scrittura musicale hanno tirato fuori il loro lato migliore aiutando i compagni in difficoltà.

L’esibizione di fine corso si concluse con un girotondo improvvisato sulle note di “hit The road jack” di Ray Charles


18. In un’epoca in cui tutto è veloce e superficiale, quanto è importante educare all’ascolto profondo della musica?


Per me è fondamentale perché sono un’anima attenta ai contenuti: penso che siano influenti sul pensiero di chi ascolta la canzone in quel momento.

Immagino un ragazzo di 13 anni che ascolta un brano e sente parlare di violenza con accezione positiva, del fatto che sia giusto rubare o drogarsi per essere tra le nuvole senza responsabilità..

A 13 anni non sempre hai una tua idea ben definita..accade anche più in là, figuriamoci a 13! Perciò c’è il rischio di dare un messaggio che viene interpretato come unica soluzione di pensiero perché il ragazzo stima l’artista, perché “se lo dice lui sarà vero” ecc..

Mi piace chiamarla RESPONSABILITÀ ARTISTICA


19. Perché chi ci sta ascoltando dovrebbe correre ad ascoltare “Non Dire Amore” subito dopo questa intervista?


Per conoscermi attraverso la mia voce e i miei testi, per aiutarmi ad essere ascoltata da tantissimi e raggiungere il prossimo palco spaziale che mi aspetta.

Se un artista che non è ancora virale o famoso non viene ascoltato e conosciuto per le sue creazioni non potrà mai raggiungere obbiettivi importanti a meno che non ha conoscenze!

Io sono quella persona che ha raggiunto ogni step con tanti sacrifici, senza mai avere una corsia preferenziale quindi ho bisogno che mi ascoltiate per far sapere chi sono ✨


20. Che tipo di reazione speri di suscitare nel pubblico: commozione, rabbia, consapevolezza, azione?


Commozione, identificazione


23. Amanda tra cinque anni: più cantautrice, più performer o più attivista?


Amanda è tutto quello che hai detto 🦋

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