
E se Hawkins fosse solo un’altra Matrix?
- Luigia Tamburro

- 6 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
E se Hawkins fosse solo un’altra Matrix?
A prima vista, Matrix e Stranger Things sembrano parlare a pubblici e immaginari lontanissimi.
Il primo è un film-manifesto della fine degli anni ’90, intriso di cyberpunk, filosofia e paranoia tecnologica. La seconda è una serie che rielabora l’estetica anni ’80 tra biciclette, lucine di Natale e mostri usciti da un incubo adolescenziale.
Eppure, sotto la superficie, raccontano la stessa inquietudine fondamentale: la paura che la realtà che abitiamo non sia quella vera — e che qualcuno tragga vantaggio dal fatto che noi non ce ne accorgiamo.
La normalità come dispositivo di controllo
Neo vive una vita ordinaria, ripetitiva, anestetizzata. Hawkins è l’archetipo della cittadina americana tranquilla, dove tutto sembra al proprio posto.
In entrambi i casi, la normalità non è neutra: è una costruzione, una zona di comfort progettata per non essere messa in discussione.
Matrix lo dichiara apertamente: il mondo è una simulazione.
Stranger Things lo suggerisce in modo più subdolo: sotto Hawkins esiste il Sottosopra, un doppio oscuro che riflette il nostro mondo e ne rivela le crepe.
Jean Baudrillard, riferimento centrale di Matrix, scrive in Simulacres et Simulation:
«Il reale non è più ciò che può essere riprodotto, ma ciò che è sempre già riprodotto.»
In Stranger Things, questa riproduzione non è tecnologica, ma psichica: il reale viene duplicato e corrotto dall’interno, insinuandosi nella percezione dei personaggi — e dello spettatore.
La verità non libera: ferisce
La verità, in queste storie, non arriva mai come un’illuminazione serena.
Per Neo è la pillola rossa: un atto irreversibile che distrugge ogni certezza.
Per i ragazzi di Hawkins è la scomparsa di Will, e più avanti l’emergere di Vecna: la prova che il male non è altrove, ma intrecciato alla loro quotidianità.
Scoprire la verità significa perdere qualcosa. Innocenza, sicurezza, appartenenza.
In questo senso, Matrix e Stranger Things raccontano lo stesso passaggio traumatico: quello dall’ignoranza protettiva alla consapevolezza dolorosa.
Vecna: il potere che divora dall’interno
Vecna rappresenta il punto più oscuro e maturo di Stranger Things.
Non è solo un mostro: è una figura di potere che si nutre delle anime, dei traumi e delle fragilità dei bambini. Non li attacca frontalmente, li seduce. Entra nelle loro menti, sfrutta sensi di colpa e paure, li svuota dall’interno.
Qui il parallelismo con Matrix diventa evidente:
le macchine usano gli esseri umani come batterie; Vecna usa i bambini come risorse psichiche.
Michel Foucault, in Sorvegliare e punire, descrive il potere moderno come qualcosa che non si limita a reprimere, ma che produce soggettività:
«Il potere produce realtà; produce domini di oggetti e rituali di verità.»
Vecna incarna perfettamente questa idea: non distrugge solo i corpi, ma ricostruisce le identità, trasformando le vittime in estensioni della propria volontà.
Il trauma come porta d’accesso
Vecna colpisce sempre dove l’individuo è più fragile.
Dal punto di vista psicologico, questo richiama il concetto junghiano di ombra: l’insieme degli aspetti rimossi, delle ferite non elaborate. Vecna si insinua lì, dove la coscienza vacilla.
In Matrix il trauma è cognitivo: scoprire che il mondo è una menzogna.
In Stranger Things è emotivo: scoprire che il male può usare il tuo dolore contro di te.
Due forme diverse di violenza simbolica, ma la stessa conseguenza: la perdita dell’innocenza.
Perché i bambini?
Il fatto che Vecna si nutra soprattutto delle anime dei bambini non è casuale.
I bambini rappresentano soggetti ancora in formazione, più permeabili, più vulnerabili. Come osserva Zygmunt Bauman parlando di modernità e potere, il controllo è sempre più efficace quando agisce su individui che non hanno ancora sviluppato strumenti critici solidi.
Le macchine di Matrix lo sanno.
Vecna lo sa.
Entrambi prosperano su chi non ha ancora imparato a distinguere tra ciò che è reale e ciò che viene imposto come tale.
Il vero mostro è il sistema
Agenti, Demogorgoni, Mind Flayer: sono figure spettacolari, ma non sono il vero nemico.
Il vero antagonista è sempre il sistema invisibile che decide chi può sapere, chi deve obbedire e chi può essere sacrificato.
Neo ed Eleven sono pericolosi perché sono anomalie.
Perché dimostrano che le regole possono essere infrante.
E ogni sistema totalizzante teme chi mostra che l’ordine non è naturale, ma costruito.
Pillola rossa o Sottosopra
Alla fine, Matrix e Stranger Things pongono la stessa domanda, con linguaggi diversi:
quanto siamo disposti a vedere davvero?
Perché la verità non è mai neutra.
Libera, sì. Ma destabilizza.
E una volta guardato nel Sottosopra — o scelto la pillola rossa — non si torna mai davvero indietro.








Commenti