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Lo sbaglio e la paura di sbagliare

La paura e la sicurezza di sbagliare qualsiasi cosa facciamo sono la dimostrazione che errare è umano. Quali sono gli errori che si possono commettere e quelli che invece sono irreparabili?


Io ovviamente non lo so e nessuno lo sa finché non sbaglia. Questi ultimi sono quelli che ci definiscono e disegnano il nostro comportamento. I primi creano esperienza costruttiva e ci fanno imparare sempre nuove cose. Ci sono poi quelle situazioni dove sbagliamo volontariamente, non sono propriamente errori, piuttosto sono piccole trasgressioni che, se non fosse per le conseguenze, faremmo all’infinito. Ciò però che accomuna gli errori alle trasgressioni è il fatto di non seguire determinate regole che siano scritte o meno. Si può sbagliare strada e perdersi, scegliere una strada diversa per poi trovarsi al punto di partenza oppure fermarsi in mezzo a un labirinto e sperare che qualcuno ci venga a tirare fuori, dando per scontato ovviamente che sappia dove siamo in quel momento.


A questo punto la metafora dello sport è molto utile. Che ci si trovi davanti una gara ad ostacoli, di velocità, di resistenza, a una competizione di nuoto sincronizzato o ad una partita di basket poco cambia, perché la paura di fallire è sempre dietro l’angolo. La paura di sbagliare e lo sbaglio ci mettono continuamente di fronte ai nostri limiti, anche quando ci confrontiamo solo con noi stessi, quando non ci troviamo in una vera competizione. C’è chi quando incontra un ostacolo si ferma per un po’, altri invece si intestardiscono e finché non riescono a raggiungere la meta continuano a provarci. Quello che mi interessa in realtà non è tanto se alla fine si riesce in una impresa ma al sentimento che anima noi stessi l’istante prima del risultato. È uno stato di paura che causa mille interrogativi e aspettative, solo provandoci sapremo cosa ci aspetta dopo.


“Tutti i miei sbagli” dei Subsonica spiega come spesso cerchiamo di capire i nostri sbagli attraverso il tipo di relazioni che instauriamo e come è facile credere che l’origine dei propri errori sia causata da una persona. “Tu sai difendermi e farmi male, ammazzarmi e ricominciare, a prendermi vivo, sei tutti i mie sbagli”, dedicando i propri errori e fallimenti ad una persona diversa da noi ci liberiamo. Ma lo sbaglio fa parte del gioco e a volte la reiterazione di esso ci fa comunque sentire vivi. È questo lo stato d’animo che è presente quando sbagliamo: ci sentiamo vivi perché proviamo un’emozione, bella o brutta, ma pur sempre un’emozione.




Ascoltando Lily Allen in “The Fear” in un primo momento si è rapiti dalla sua voce chiara e dolce ma ascoltando bene il testo e non solo la musica si intende come il suo messaggio si trovi tra la catastrofe e la rinascita. I desideri di una ragazza sono inseriti in una realtà contraddittoria e la paura dà il titolo alla canzone. Può dare l’impressione di fregarsene dei problemi, dato il fatto che la sua vita è fantastica, poi però ritorna sempre il ritornello, dove la paura è la protagonista e dove non si sa come ci si debba sentire. È difficile decifrare il significato profondo di questa canzone, può essere un messaggio positivo ma sempre con un sentimento di precarietà che fa parte dell’esistenza.




La paura di commettere errori e, soprattutto, di rifare gli stessi, ci fa stare in bilico tra realtà, desideri e passato. Spesso infatti sbagliando non si impara fino in fondo e solo cadendo più volte impareremo bene la lezione. Anche quando le cose vanno bene la paura che tutto cambi o che si verifichi uno stravolgimento mi fa stare in allerta e così riesco a capire che la paura a volte può esserci d’aiuto. È un sentimento che ci fa stare con i piedi per terra che abbandoniamo solo quando finalmente dormiamo. Un sonno profondo e prolungato che vivremo dove la continua tensione della vita reale si annulla e che solo con il nostro risveglio si riattiverà.

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