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Nei miei brani porto l’atmosfera magica e misteriosa di Napoli: Ignazio Scassillo.


Benvenuti al nostro solito appuntamento con Strada Facendo. Oggi vi presentiamo un altro artista: Ignazio Scassillo che ci presenta il suo album Parlesia.

Anticipiamo già che il nome deriva da un linguaggio segreto ed enigmatico dei musicisti napoletani.

L'album esce ufficialmente nel maggio del 2023, dopo essere stato preannunciato da un tour tenutosi a Foggia al Miami Swing, in cui il cantautore ha presentato la sua raccolta di brani inediti con l'aggiunta di canzoni del suo precedente lavoro provìni nel cassetto.

Oltre ai suoi personali lavori, sta portando avanti un progetto molto ambizioso in cui l'obiettivo finale sarà quello di portare in concerto brani dei più famosi artisti che hanno segnato la storia del cantautorato italiano.

In questi incontri "live" con il pubblico, Scassillo non sarà solo un cantautore, un'interprete, ma anche un mediatore tra la musica del passato e quella del presente, creando connessioni, dialoghi e suggestioni al fine di far conoscere anche alle nuove generazioni la storia della musica italiana.







Intervista a cura di Riccardo Russo:


R:

Parlaci del tuo progetto.


I:

Il mio progetto è un disco, l'ultimo che ho inciso, che trascina quello precedente. Era un master vecchissimo, registrato quasi in midi file, dove ci sono dei brani in cui c'è tutta la mia passione per la musica, per i testi.

Ho avuto la fortuna di conoscere un collaboratore, nonché tecnico audio, che si chiama Carlo Gentiletti, il quale sentì questi audio e fece il miracolo.

Poi ho messo tutto il lavoro svolto e completato su spotify senza dire niente a nessuno, in sordina. Dopodiché ho prodotto questo album Parlesia, che ha la funzione di trascinare il suddetto progetto; infatti ci sono dei pezzi che si ripetono nel disco precedente. Una persona può vedere anche la differenza tra arrangiamenti nuovi e vecchi. Il primo album si chiama Provini nel cassetto.

Parlesia mi sta portando molta fortuna. Le tematiche di cui parlo sono varie, descrivo ciò che mi accade ed io vivo in una città molto particolare, Napoli; parlo dell'amore, questo mistero stupendo della vita.


R:

Parlesia è un linguaggio specifico dei napoletani, parliamone un po'.


I:

E' un linguaggio segreto che usavano e che usano ancora i napoletani.

Poi questa terminologia ho saputo che si è diffusa in tutto il mondo.


R:

Presentaci il tuo brano, Ho bisogno dei tuoi occhi.




R:

Parlaci della ragazza che canta alla fine del brano.


I: È una ragazza che io non ho conosciuto dal vivo, ma l'ho sentita solo telefonicamente ed ho ascoltato alcuni dei suoi pezzi su facebook in cui suonava la chitarra. In questi brani che suonava era accompagnata da un altro musicista, nonchè mio amico.

A quel punto, dato che io e lui stavamo collaborando insieme, gli ho chiesto il contatto di questa ragazza per fare una parte cantata e letta nel mio brano.


R:

Il videoclip del brano che abbiamo appena ascoltato è disponibile su YouTube?


I:

No, non l'hanno ancora diffuso sui social.

In questo momento sono impegnato nella scrittura di un libro che mi ha commissionato di preparare la Giunti Editore. Appena termino questo

Impegno mi occuperò di fare un'operazione di marketing anche per questo videoclip.

Questa casa editrice ha ascoltato il mio precedente album Provini nel cassetto, che descrive tematiche sociali, politiche etc...e su ogni testo stanno scrivendo cose interessanti.


R:

A livello di struttura ritmica mi hai ricordato quella di Gianni Bella, mentre come stile canoro mi hai ricordato Biagio Antonacci. Ti ci ritrovi?


I:

Armonicamente mi ritrovo di più nello stile di Pino Daniele. In Gianni Bella magari come modo di pensare.


R:

Tu ci hai portato anche un altro brano che si chiama Jolie. Di che tratta?


I:

Jolie propone un argomento molto importante, che è quello dei transgender; purtroppo in Italia c'è questo problema per cui non si riesce a trovare una collocazione definita a queste persone. E allora arriva questa Jolie che se ne frega di quello che accade intorno a lei e di quello che gli altri dicono di lei.





R:

Molto bella anche questa canzone, ricca di citazioni musicali. Qui ci ritrovo Mogol o le sonorità di Lady Marmalade.

Ma andiamo avanti,

Quali sono i tuoi progetti futuri?


I:

Vorrei portare un progetto cantautorale italiano, facendo riferimento a Paolo Conte, Enzo Iannacci, Vinicio Capossela, Giorgio Gaber, Lucio Dalla...

In realtà un po' già lo sto facendo, perché nei miei concerti porto alcuni dei loro brani; tuttavia vorrei anche parlare di cantautorato, mettendo in evidenza le differenze tra un brano, ad esempio, di Lucio Dalla ed il rap contemporaneo.


R:

Vuoi vincere facile (ridendo)...


I:

Io penso che la musica e l'ascolto della musica debba essere inserita tra le materie scolastiche. È necessaria un'educazione alla musica. Già dalle scuole elementari.


R:

Ma non è che indirizzando i ragazzi, fin dalla tenera età, alla musica che noi definiamo "vera", richiamo di influenzare il loro estro creativo e, quindi, a far sì che la musica possa evolvere? Poi che sia in meglio in peggio non siamo qui a giudicarlo.


I:

Guarda...sarò "cattivo", ma per me la musica italiana sta affrontando un periodo di decadimento molto forte e, quindi, è difficile che la situazione cada ancora più in basso di così.

A mio avviso, solo i professionisti del mestiere devono insegnare canto e musica: uno al pari di Ennio Morricone o Adriano Celentano per citare due colossi.




APPROFONDIMENTI:



  • Nell'intervista hai detto che sei di Napoli. Come questa città ha influenzato la tua sensibilità artistica?


Napoli è la mia musa e probabilmente anche la fonte inesauribile della mia creatività.

Le sue strade, la sua gente, le sue storie sono il cuore delle mia quotidianità. Ogni angolo di questa terra mi ispira nel bene e nel male.

Credo sia questa l’influenza che ha caratterizzato questa città sotto l’aspetto culturale e artistico. Da Scarlatti, che non era proprio napoletano di nascita, a Eduardo De Filippo, Roberto De Simone, Pino Daniele, Peppe Barra e tantissimi altri. Napoli è una città ricca di cultura e passione. Questo ha avuto un impatto enorme sulla mia sensibilità artistica.


  • Per te cosa vuol dire essere un cantautore?

Essere un cantautore per me significa essere un narratore delle emozioni umane attraverso le parole e la musica. È una forma d'arte che mi permette di esprimere le mie esperienze,

i miei pensieri in modo autentico. L’autenticità è qualcosa che aiuta ad essere se stessi.

Fare il cantautore a Napoli, come in molte altre città, può essere una sfida, ma allo stesso tempo può offrire opportunità uniche. Il mio percorso musicale è stato un viaggio di scoperta e crescita. Ho iniziato a suonare non proprio giovanissimo, scrivendo canzoni e suonando in giro facendo tanti matrimoni. Una palestra importantissima per capire dei meccanismi che nessuno ti insegna. Ho affrontato come tutti delle sfide e ho superato le difficolta iniziali, economiche ma, alla fine ho vinto. Questo mi ha permesso di iniziare a comporre le mie canzoni e ho lavorato duramente per far conoscere la mia musica in giro. Ora, continuo a crescere e a esplorare nuovi orizzonti musicali. E’ il lavoro che mi piace, seguo la mia passione ogni attimo ed è fantastico. Fare il cantautore per me è come un viaggio verso nuovi orizzonti musicali.


  • Quali sono i tuoi modelli artistici?


I miei modelli artistici sono numerosi. Adoro il cantautorato italiano, quello di Gaber, Iannacci, Dalla ma con gioia ed affetto mi fa piacere anche quando accostano la mia musica a modelli artistici come quello di Pino Daniele. La sua musica è un ponte che collega il passato e il presente di Napoli, portando il calore e la vitalità della nostra città a tutto il mondo. E’ probabile che nel DNA dei musicisti napoletani ci sia qualcosa che accumuna le sue opere con il nostro pensiero, la nostra anima. Un altro modello artistico è il JAZZ che ascolto quasi sempre.

Spesso, in questo periodo ho fatto dei concerti anche “SOLO PIANO” e quindi capita anche di ispirarmi nelle mie composizioni ad artisti jazz che portano profondità e improvvisazione alla musica…



  • Come e perché ti sei avvicinato al mondo del jazz?


Mi sono avvicinato dall’inizio al mondo del jazz, studiando e comprendendo questo genere in modo approfondito. Ascoltavo registrazioni classiche di artisti jazz, mentre studiavo la teoria musicale jazz e adoravo capire la tecnica di improvvisazione. Ho suonato con gruppi e musicisti molto più bravi di me: ricordo che ero sempre il più piccolo. Da loro ho imparato tanto. Poi ci sono state delle collaborazioni che hanno portato nuove influenze nella mia musica e mi hanno dato l'opportunità di comprendere, perché non si finisce mai di imparare, tante altre nozioni. Tutto questo senza mai abbandonare la mia passione per il cantautorato. Ho sempre cercato un equilibrio tra i due generi e cerco adesso, di trovare un modo per unirli nella mia musica. Questo potrebbe richiedere tempo, ma può essere molto gratificante.


  • Come nasce “Ho bisogno dei tuoi occhi”?


“Ho bisogno dei tuoi occhi”, scaturisce dalle

profondità del mio cuore, un'ode al potere dell'amore e della connessione fra persone che si cercano. Un inno alla bellezza e all'importanza di guardare dentro gli occhi chi amiamo, cerchiamo. Questa è una canzone dove traduco la mia sincerità in melodia. "Ho bisogno dei tuoi occhi" è una canzone che parla di amore, di quel sentimento unico che ci fa sentire vivi. È un canto all'intensità di quegli sguardi che comunicano tutto senza parole.


  • Come si struttura una tua performance live?


Di solito inizio con una canzone che cattura

l'attenzione del pubblico e crea l'atmosfera giusta per il concerto: è il momento perfetto per aprire un dialogo. Propongo le canzoni del mio repertorio, con alcune sorprese e interpretazioni speciali che sono legate al cantautorato italiano. Curo molto gli arrangiamenti, ci tengo alla pulizia dei suoni. Non mi piace strafare e cerco il minimo ma fatto in modo estremamente immenso. Aperture e intro particolari. Preferisco suonare il pianoforte ma anche, con molta gioia la chitarra. Ci sono sempre dei momenti intimi. Dedico spesso spazi alla musica acustica e adoro parlare delle storie che esistono dietro le canzoni. Un momento di condividere emozioni.


  • I tuoi saluti…


"Vorrei approfittare di questa opportunità per rivolgere un caloroso saluto a tutti i miei meravigliosi amici che mi seguono. Siete il cuore e l'anima della mia musica, e vi sono grato per tutto il vostro amore e il vostro sostegno. Voglio condividere con voi una notizia emozionante: presto sarà disponibile il mio nuovo libro, un'opera che condivide molte delle storie e delle emozioni che ho espresso attraverso le mie canzoni nel corso degli anni. Non vedo l'ora di condividerlo con voi, e spero che lo amerete tanto quanto ho amato scriverlo. Vi invito anche a seguirmi sui social media, soprattutto su Facebook, dove potrete rimanere aggiornati sulle ultime novità, le esibizioni dal vivo e molto altro. La vostra presenza online significa molto per me, e non vedo l'ora di continuare a condividere la mia musica e la mia passione con voi. Un grande ringraziamento va a Webradioitaliane per questa intervista straordinaria. Un abbraccio a Max Fuoky, Riccardo Russo, e un grazie a te Luigia. Grazie di cuore per avermi dato l'opportunità di condividere la mia musica e la mia storia con il mondo. Continuate a e a sostenere la musica italiana.









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