Stefano Bettini: “Mi batte il cuore, quindi muoio”
- Lucia Zoldan

- 5 giorni fa
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L’ipocondriaco vive ogni giorno come fosse l’ultimo: cerca di preservare la vita in ogni modo. Al più piccolo sintomo corre ai ripari lasciandosi guidare da ansia e paura. L’ansia si traveste da sintomo e viene data troppo retta alla mente che, molto spesso, inganna.
“Mi batte il cuore, quindi muoio – Manuale ironico per ipocondriaci con stile”, scritto da Stefano Bettini, fa dell’ipocondria il soggetto analizzato scherzosamente con ironia e comicità per ridere su questioni non sempre divertenti.
L’autore ha tratto ispirazione da eventi realmente accaduti e, come si può leggere, lui stesso si definisce ipocondriaco.
Attraverso questo breve scritto ha voluto sdrammatizzare la vita complicata di chi, come lui, ha un’agenda della paura perfettamente aggiornata. La continua ricerca di sintomi e malattie associate sperando in una cura efficace segue un preciso rituale: da Google, alla farmacia, dalla lettura attenta dei bugiardini, alle visite dal medico.
Le frasi del libro ci fanno ridere, sorridere e capire l’unica cosa che conta tra l’incomprensione generale: saper ascoltare e stare vicino alle persone ipocondriache senza giudicare e ispirati dall’empatia e dal vero amore. Saper calibrare la giusta reazione cercando di assecondare i pensieri altrui senza minimizzare troppo un malessere che, se non gestito con dedizione, può sfociare in vere patologie.
“Mi batte il cuore, quindi muoio” vuole essere un commento ironico alla vita degli ipocondriaci che spesso non sanno gestire gli alti e i bassi della vita. La loro percezione dell’esistenza, essendo molto sensibili, è amplificata a mille, così Stefano Bettini ha deciso di ridere delle paure e sentirsi più leggero. Le paure non spariscono ma una sana risata non guasta.
Spegni il telefono, accendi la vita è il mantra che tutti dovremmo ripeterci, chi più chi meno siamo tutti un po’ ipocondriaci e la paura della sofferenza ci destabilizza. L’unica risposta per chi non sa gestire il mal di vivere è riderci su. Così l’ironia, l’autoironia e la comicità di Stefano Bettini ,oltre a strapparci ad ogni pagina una risata, sono le nostre alleate per vivere davvero.
L’abitudine del malato immaginario, ovvero rovinarsi le ore di vita vera, con questo libro può lasciare spazio alla commedia e alla comicità, così da rendere la condizione dell’ipocondriaco meno pesante.
È un invito a godersi la vita, a respirare senza preoccuparsi dei battiti del cuore se ci innamoriamo e addormentarci senza la costante paura di non risvegliarci più.
Non è possibile non ridere leggendo “Mi batte il cuore, quindi muoio” e non è possibile neanche non riconoscercisi, almeno per un attimo, nelle parole di Stefano Bettini.
È un libro senza dubbio molto particolare, segue una struttura chiara e le situazioni raccontate sono descritte con uno stile diretto e una sintesi curata attraverso i quali il risultato è garantito: ridere.
Lo stupore nel vedersi ancora vivo accompagna quotidianamente queste persone che si fanno travolgere mente e corpo ogni qualvolta la loro comfort zone subisce cambiamenti non del tutto trascurabili.
Ridere solo per il gusto di ridere e, magari, ridere anche solo per un attimo, pensando che la risata può essere la migliore terapia che ci accompagna in questa esperienza magnifica chiamata vita.









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