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Un nuovo viaggio verso Marte

Viaggiare è sempre un’esperienza fantastica, si esplorano nuovi luoghi e nuove culture, diverse abitudini e affascinanti credenze popolari che animano la vita di ogni singolo giorno.


Si può viaggiare ascoltando un album? O magari anche un’unica traccia? Io credo di sì.

È quello che non vedo l’ora di fare appena uscirà il nuovo lavoro dei 30 Seconds To Mars, gruppo che seguo da sempre.

È già da qualche mese ormai che nell’aria c’è la notizia di un’imminente nuova opera dei fratelli Leto, Jared e Shannon, ma la data ufficiale dell’uscita ancora tarda ad arrivare.

Gli Echelon, il gruppo più attivo dei fan sparsi per il mondo, sono abituati alle lunghe attese tra un lavoro e l’altro. Se infatti la carriera cinematografica di Jared Leto negli ultimi anni ha seguito un ritmo frenetico, quella discografica deve rispettare i tempi artistici e tecnici per poter giungere ad un album eccellente. Cambiamenti in corso d’opera e selezione delle canzoni, soprattutto quando sono numerose, come dichiarato da Jared Leto, sono operazioni delicate e difficili.

Personalmente vorrei che un giorno potessimo ascoltare anche quelle scartate, spero solo temporaneamente.


Di viaggi con loro ne abbiamo fatti parecchi, gli album in studio sono cinque: il primo uscito nel 2002(30 Seconds to Mars) e l’ultimo nel 2018 (America). Come detto, intervallati da dei momenti di attesa, questi lavori, attraverso per esempio i singoli scelti per la promozione, si sono imposti nel mondo della musica per la loro ricercata bellezza artistica.

Non mi piacciono molto le definizioni per ciò che riguarda l’arte e la musica; dei 30 STM si è parlato tanto, cercando di incasellarli in un determinato genere. Se si ascolta però un loro album ci si rende conto che questa operazione risulta impossibile. Si può affermare però, con una certa sicurezza, che ciò che rimane sempre ben riconoscibile è la strepitosa voce di Jared Leto, unico punto in comune di tutte le canzoni.

Viaggi, scomparse, ritorni, ricerche e testi spesso enigmatici sono ciò che alimentano la nostra immaginazione ascoltandolo.


Come ha fatto David Bowie in “Life on Mars?” questa band ha scelto il pianeta Marte per il proprio nome forse per il fatto che esso è il pianeta che più assomiglia alla Terra rispetto agli altri. Ci assomiglia sì, ma è anche diverso e altro, lontano.

Jared e Shannon si sentono allora a 30 secondi da Marte quando sono nella fase creativa e non solo, così vicini da credere di vivere su un altro pianeta, fatto di illuminazioni, contraddizioni, colori, emozioni e musica. Una volta tornati sul pianeta Terra traducono le loro esperienze sensoriali in forme, suoni e parole universali.

Ci rendono partecipi dei loro studi e delle ricerche che compiono sempre con assoluta devozione e tecnica impeccabile.

Ci insegnano così che si può trarre ispirazione dalle cose che vediamo, ma anche da quello che immaginiamo che esistano, come un altro pianeta. Un mondo parallelo da continuare ad esplorare, così reale nei sogni, intangibile al nostro risveglio.


Sono allora sicura che il nuovo album sarà d’impatto uguale o addirittura superiore a quelli precedenti. Il riferimento all’universo e al senso dell’esistenza, magari con una visione apocalittica del presente e un destino da scoprire, ma che a volte sembra già scritto.

Una lotta continua contro i demoni della nostra mente cercando di salvare noi stessi dal male del mondo, dove pazzia e amore sono uniti da una bella bugia. Il fato e il destino si intrecciano, la speranza non teme le avversità e riesce a scorgere la strada da percorrere: quella della musica che ripara gli errori commessi e fa risuonare nuove strofe ed idee.


Sono questo i 30 Seconds To Mars, un mix di musica, pensiero profondo e introspettivo e riferimenti all’arte in generale.

Abituati infatti a videoclip epici, dei veri cortometraggi, speriamo che altri enfatizzeranno ancora di più la prossima opera artistica dei 30 Seconds to Mars e che riusciranno a farci volare nuovamente “Up in the air”.



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